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Lewis Hamilton

Uno come lui che il venerdì mattina chiede di salire sul simulatore, vuol dire che si è reso conto di doverci mettere tanto del suo. Ed in un modo o nell'altro lo ha fatto, probabilmente dando il via ad un confronto che regalerà soddisfazioni, sia a tifosi di parte che neutrali. Gli è pure andata bene, va detto: un incidente del genere è sempre una lotteria, stavolta a te, domani a me. Ecco perché forse Lewis, al di là delle dichiarazioni, potrebbe anche pensarci due volte alla prossima occasione. Ma superato l'incidente, aveva una grandissima opportunità di dare un grande scossone al mondiale, recuperando quasi tutto il distacco in classifica. Lo ha fatto, vincendo in maniera strepitosa e riprovandoci nello stesso modo contro Leclerc, segno che mentalmente non aveva minimamente accusato lo scontro del primo giro. Ora resta da chiedersi quali saranno gli sviluppi dell'episodio di ieri: Lewis ha risvegliato il mostro che dorme, oppure è riuscito in qualche modo a lanciare un sassolino nella testa di Verstappen? Forse più la prima, a leggere la reazione via social di Max, seguita a poca distanza dalla risposta di Lewis. Il quale ai microfoni ci ha tenuto a dire di essere diverso dagli altri, di non essere uno che molla. La F1 si arricchisce di un altro duello finito a ruotate, con Hammer che l'ha fatta da padrone. Una Silverstone che non dimenticherà per l'altalena di emozioni vissute, per la rincorsa lunga 50 giri ai danni di Leclerc, per una vittoria artigliata nel finale e che significa moltissimo in chiave iridata.

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Charles Leclerc

Giurano di averlo visto con gli occhi lucidi nei primi istanti dopo aver tolto il casco, e la gestualità nei primi metri dopo la bandiera a scacchi ha tradito una delusione cocente e naturale per come si erano messe le cose. Contro il destino e contro le attese, Charles Leclerc è andato ad un passo dal miracolo, portando una SF21 a sfiorare un successo che avrebbe avuto del clamoroso. Ma clamorosamente bella resta la sua corsa, fatta di talento e preoccupazioni, come quelle che lo hanno spaventato nel corso della prima parte di gara. Andare al limite ma al tempo stesso dover smanettare per rimediare a problemi di motore, guidato dal team tra reset vari nel tentativo di tenere in vita la macchina. Lui e la squadra hanno lavorato in simbiosi per risolvere il problema e non mollare, rendendo la vita ben più difficile a Lewis Hamilton. Senza Max in pista e ad esclusione di Lewis, nessuno è stato in grado di tenere il ritmo della Ferrari numero 16 nelle curve di Silverstone. Peccato solo che il corpo a corpo sia durato lo spazio di un lampo: Charles ha ammesso di aver voluto evitare un remake del primo giro, ma forse era convinto di uscire comunque forte dalla curva se non fosse stato per quella scodata sul rialzo del cordolo che gli ha fatto perdere velocità e posizione. Era impensabile restituire il sorpasso nell'allungo verso la Stowe, perché tra Maggots e Becketts Lewis era già riuscito a guadagnare qualche metro di troppo di vantaggio. Peccato, ma chapeau, Charles.

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Fernando Alonso

Chiamatelo pure l' “Alonso furioso”, o il “Nando furioso” se preferite. Tra meno di due settimane saranno 40 ma lui è come se non lo sapesse, o non volesse ricordare. Ha portato a casa i 6 punti del 7° posto, ma più del piazzamento ha fatto scattare l'applauso un sabato da leone, dove gomme e talento gli hanno permesso di regalare un po' di show ad una mini-gara che altrimenti, eccezion fatto per l'escursione di Perez, sarebbe stata piuttosto soporifera. L'ha ravvivata un po' lui nei primi giri, passando da 11° a 5° nello spazio di poche curve. Poi 7° è partito e 7° è arrivato in gara, con molte meno possibilità di illuminare gli spettatori. Ma è stato concreto, e dopo qualche corsa di adattamento è tornato ad essere uno dei più consistenti sul passo gara, sua dote principale, con la tempra dei giorni migliori. Ocon? Nuovamente dietro: in qualifica, nella Qualifica Sprint, in gara ed in classifica. E tanto basta.

GP Gran Bretagna: la gara in 5 punti

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