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Il duello

E adesso mettiamoci comodi, perché c'è un'alta possibilità di divertirci. Max Verstappen e Lewis Hamilton entrano in quell'elenco di rivali che, oltre ad aver condiviso una lotta mondiale, hanno avuto modo di scambiarsi una bella ruotata. Succede, quando lotti così al limite. E succede ancora di più quando nessuno dei due vuole alzare il piede. “Max deve capire che io non sono come gli altri, io non mollo mai”, ci ha tenuto a precisare un Lewis Hamilton che in un giorno da leone deve comunque ringraziare la dea bendata per esserne uscito con la macchina (quasi) tutta intera. O almeno così sembrava, prima che Andrew Shovlin, responsabile degli ingegneri Mercedes, svelasse che “senza la bandiera rossa, Lewis si sarebbe ritirato, aveva il cerchione rovinato dopo il contatto. All'anteriore invece stava solo oscillando un sensore che rileva la temperatura del pneumatico, che è la parte meno importante di tutta l'ala”. Un grande spavento ed una grande occasione, nonostante la penalità. Occasione che l'inglese ha sfruttato alla grande, con una rimonta da libri di epica. Mentre lui esultava, Max Verstappen era a fare controlli in ospedali e l'olandese non l'ha presa bene, tuonando sui social. La scia di polemiche ha trovato terra fertile anche tra i vertici delle squadre, con quelli Red Bull ovviamente ben più arrabbiati rispetto a quelli della Mercedes.

I 10” di penalità sono stati giusti? Troppi? Troppo pochi? Diciamo che se lo scontro fosse stato fatto passare per incidente di gara, non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo. Ma con il metro di giudizio adottato nelle ultime gare, e soprattutto con Russell il giorno prima nei confronti di Sainz, infliggere una punizione a Lewis era scontato. Situazione diversa rispetto alla Williams, ma concetto base inalterato: il pilota all'interno, che è dietro, arriva al contatto con la macchina che si trova al suo esterno, la tocca e la manda fuori. Che uno attaccasse e l'altro difendesse, cambia poco. E soprattutto, entrambi hanno recato un danno all'avversario. Perché è questa la cosa importante, è questa la deriva odierna: sembra si penalizzi a volte non tanto la manovre in sé, quanto piuttosto in base al danno inflitto al concorrente. Esempio: e se si fosse girato Lewis? C'è da scommettere che avrebbero penalizzato Verstappen. Perché in effetti la colpa non è totalmente assegnabile, magari non è 50%-50%, ma anche Max ha scelto il modo più rischioso di difendersi. E qui parte un discorso articolato e filosoficamente importante: perché Verstappen ha voluto chiudere a tutti i costi? Aveva tanti motivi per farlo, del resto eravamo ad una gara di F1. Ma ne aveva altrettanti per non farlo: essendo il leader del mondiale, con 33 punti di vantaggio, era lui che aveva tutto da perdere, ed infatti è andata così.

Piaccia o non piaccia, in questa F1 bisogna essere innanzitutto dei calcolatori. Si dirà che così si uccide lo sport, che così si tarpano le ali ai piloti, ma è la realtà dei fatti. Se Max avesse lasciato sfilare Lewis, oggi starebbe fisicamente meglio e sorriderebbe molto di più a leggere la classifica. Ammesso e non concesso la possibilità di riprendersi pure la posizione nel corso della gara. Forse la corsa di Max non si decideva in un giro”, ha sottolineato un Mattia Binotto super partes. Certo, facile parlare il giorno dopo da una poltrona, ed infatti questa non è certo un'accusa all'aggressività di Max. Ma anche se non piaceranno, certi discorsi, se vuoi vincere un mondiale, ogni tanto devi pur farli.

La classifica Piloti

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