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FLOP

Red Bull

Una gran bella batosta a pochi chilometri dalla sede del team, zero punti ed una scelta discutibile in chiave Costruttori. La Red Bull a Silverstone ha cominciato a perdere pezzi nella Qualifica Sprint, quando con un errore in uscita dalla Chapel Perez si è messo fuori dai giochi da solo. Dopo il botto di Max al primo giro della domenica, il team di Milton Keynes si è trovato ad affrontare la corsa con una sola macchina che ripartiva dalla 19° posizione, e poco o niente ha funzionato. Pur con un assetto riadattato tra sabato e domenica (ritiro al sabato e partenza dalla pit-lane nel GP) il messicano ha fatto fatica a risalire, lamentando difficoltà nei sorpassi (si è spesso trovato dietro a trenini di auto a Drs aperto, una condizione complicatissima per passare) e non riuscendo ad esprimere tutto il potenziale della RB16B. Alla fine la squadra ha dimostrato di essere Verstappen-centrica chiamando ai box Checo per portare a casa il giro veloce: pur di togliere il punto aggiuntivo ad Hamilton, Horner e compagnia hanno preferito sacrificare i due punti del 9° posto, che sarebbero potuti essere di più, perché Sergio negli ultimi passaggi avrebbe potuto guadagnare ancora una o due posizioni. Scelte di una squadra che reputa molto più importante il titolo Piloti rispetto a quello Costruttori (e non essendo una casa automobilistica come Mercedes o Ferrari, il tutto ha una sua logica), e che si è schierata con decisione attorno al suo pilota di punta, non solo nelle dichiarazioni ma per il modo in cui non hanno esitato a sacrificare l'altra macchina pur di togliere un punto al rivale del caposquadra. Sergio così ha fatto suo, portando a casa un giro veloce che però, essendo finito fuori dalla top 10, non gli garantisce alcun punto aggiuntivo.

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Kimi Raikkonen

Con la Sprint Qualifying si era garantito la miglior casella di partenza da inizio stagione, con la piazzola numero 13 in griglia. Ma è cambiato poco per la sua domenica, perché alla fine la saccoccia è rimasta vuota e di punti non ne sono arrivati, lasciandolo a quota 1 in classifica. E dire che la corsa non si era nemmeno messa male, con una bella partenza, da 13° a 9° al momento della bandiera rossa. Poi un dritto in curva 1 nelle prime fasi e soprattutto un testacoda nella parte finale di gara nel confronto con Perez, quando si trovava 11° ed aveva ancora qualche speranza di concludere nei punti. Purtroppo è andata male.

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Sebastian Vettel

L'immagine migliore della sua domenica è quella che lo ritrae senza casco, in borghese, con mascherina e guanti di lattice neri mentre si aggira tra gli spalti ormai vuoti di Silverstone, impegnato a ripulire le tribune dall'immondizia con in mano i sacchetti della spazzatura. Ci fosse una classifica di umanità, Sebastian Vettel sarebbe probabilmente campione del mondo, per la serietà che mette nelle cause che sente sue. Dispiace solo che poche ore prima fosse andata male, anzi malissimo: in un weekend che si stava mettendo piuttosto bene (Q3 in qualifica, ottavo alla fine della Qualifica Sprint), era riuscito a risalire al 6° posto nei primi metri di gara prima di girarsi da solo in uscita dalla Luffield mentre era affiancato a Fernando Alonso. Un errore da principiante, un altro black-out di un pilota che ogni tanto commette svarioni irrispettosi del suo palmares, uno strafalcione inspiegabile per uno che fin lì era stato perfetto nel suo fine settimana. Così è finita con un ritiro a 10 giri dalla conclusione, dopo aver speso una gara nelle retrovie senza avere la capacità di sorpassare Latifi prima del richiamo ai box per il ritiro definitivo. 

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