Ciao, Kimi Raikkonen, smetti ma non di piacerci

Ciao, Kimi Raikkonen, smetti ma non di piacerci© Getty Images

Il campione finlandese dice basta alla F1 e lascia un vuoto difficilmente colmabile. Il Circus perde non solo un grande pilota, ma soprattutto un simbolo di libertà

1 settembre

Kimi Raikkonen molla a fine stagione. La lascia lì. A quarantadue anni, alla Valentino Rossi, anche se nel suo caso va più piano il mezzo di lui e non è poco. Basta F.1.

Magari prima di dire addio per sempre al Circus, toccherà 350 gare iridate, che resta pur sempre un primato oltre le frontiere del probabile e giosamente dentro quelle del possibile. A chiudere una carriera stupenda, particolare, obliqua. Fatta d’un mondiale vinto, correva il 2007, il primo e unico per lui e a oggi l’ultimo per la Ferrari.

Cosa ha rappresentato Kimi Raikkonen

Ma non è di questo che è il caso parlare, ma dell’uomo. Del personaggio. Anzi, di ciò che rappresenta Kimi Raikkonen. Perché Iceman è forse il primo pilota nella storia della F.1 moderna al quale tutti vogliono fottutamente bene, con affetto, partecipazione e voglia di abbracciarlo, di ridere e sorridere con lui e per lui esattamente da venti anni a questa parte, dal giorno del suo debutto in F.1 con la Sauber.

Venti anni sono passati, sì, e lui è sempre lì. Arrivò alla F.1 dopo sole ventitré gare in monoposto e gli dettero la Superlicenza condizionata e rivedibile, perché non erano sicuri che fosse degno. Se ne va ora, ché la situazione è esattamente opposta. Non si sa se questa F.1 sia più degna di lui, ecco. Kimi Raikkonen smette semplicemente perché prima o poi avrebbe dovuto farlo e questo fine stagione sembra essere una buona idea.

In fondo è uno dei pochi, se non il solo dell’era moderna, che ha sempre detto fatto e pensato tutto quello che cavolo gli è parso e passato per la testa di dire, fare, baciare, lettere e testamento.

L'ultimo simbolo della F1

Questo non è solo un pilota, attenzione, no, è il simbolo dell’ultimo grido di libertà, il latrato anarchico del talento che ancora sopravvive nello sport evitando d’essere irreggimentato dal sistema. La chiave della preziosità infinita di Kini Raikkonen è tutta qui, non nel mondiale vinto o nei 21 Gp portati a casa.

Le battute laconiche, l’insofferenza per le domande stupide e i giornalisti coglioni, il meraviglioso talento a tenerla corta su qualsiasi argomento, il senso della frase a effetto, il modo asciutto e icastico se non sarcastico, la voglia di non fingere mai niente, l’odiare il paraculismo, il buonismo, l’untuoso benessere che adesso trasuda dai campionissimi d’oggi e perfino la capacità di abbandonare la Formula 1 per andare a fare i rally salvo tornare quando nessuno se l’aspettava, rimettendosi a vincere e diventando il più bravo pilota di tutti nel rispetto e nella gestione delle gomme ad alto degrado. Ecco, questo è Kimi Raikkonen.

Lui, che non è mai stato un campione nella gestione del degrado del fegato per assunzione di liquidi. Perché non c’è Iceman senza vodka, neh. Dai, Kimi, abbiamo qualche mesetto per abituarci a fare a meno di te, in pista e al paddock, a uscire dall’assuefazione potente dei tuoi Bwoahhh coi quali iniziavi ogni risposta per dire poco più di niente ma tanto.

E adesso, qui, ho solo qualche riga per ricordarti, esaltarti e amarti ricorrendo a un solo episodio capace di contenere tutto, per cominciare a rimpiangerti e a commuovermi da subito.

Un campione vero

Canada 2008, gara piena, pit-lane. Hamilton fa strike e colpisce Raikkonen in fila al semaforo della corsia, lo tampona alla carlona subito dopo la ripartenza dei box. Botto sciapo e clamoroso, detriti, casino e piloti fuori gara. Kimi scende a movimenti lenti, quasi ieratico, tranquillissimo. Si accosta a Hamilton, uno dei più clamorosi paraculi del Pianeta Terra, lo guarda sereno poi gli indica il semaforo, facendogli fare una delle più universali figure da coglione che un supercampione abbia mai fatto.

E attenzione, perché Lewis è tutt’altro che uno così, solo che, ecco, appunto, l’attimo del coglione capita a tutti, prima o poi, perfino a lui. Ma nelle teatralità, nella presenza scenica, nell’asciuttezza recitativa e nei tempi comici da consumato attor grande, Kimi Raikkonen si rivela per sempre, a Montreal 2008, come uno strano, diverso, tosto, unico, inimitabile, esilarante e irresistibile, proprio perché non ha nessuna voglia di far ridere ma ci riesce alla stragrande, perché lui è così, punto. Da settant’anni ci si scanna in pista per stabilire chi sia il vero campione e lui, semplicemente, ci ha fatto perdutamente innamorare, tutti, perché ha dimostrato ogni giorno di ogni weekend di Gp d’essere un CAMPIONE VERO.

La passerella d'addio

Non assoggettabile, non mutuabile, mai zittibile benché pocoparlante. E adesso ogni Gran Premio si trasformerà in una passerella d’addio, da qui a fine stagione e ne vedremo delle belle, perché salutarti in tanti e salutarti bene diventerà la cosa più malinconica ma anche più dolce di questa era, perché con te se ne va la parte migliore di questa F.1 e anche il gusto bambino di tutti noi di leggere in te uno col quale ci sarebbe piaciuto andare a cena e bere mezzo bicchiere di più, per ridere insieme, sbracati, confusi e felici. Leave me alone, dunque. Ti lasceremo solo, certo. Perché quando corri, sorpassi, parli o campi, sei uno che sa quello che fa. Divertiti senza la F.1, Kimi.

Noi a divertirci con la F.1 senza di te ci proveremo, ma sarà dura.

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