Sfida finale Hamilton-Verstappen Come sarebbe andata in Indy o NASCAR?

Sfida finale Hamilton-Verstappen Come sarebbe andata in Indy o NASCAR?

Il finale di Abu Dhabi ha fatto discutere per la gestione delle bandiere gialle. Cosa sarebbe successo se l'epilogo si sarebbe verificato nelle maggiori serie americane?

Marco Cortesi

14 dicembre

Cosa sarebbe successo se fossimo stati in Nascar o IndyCar? Spesso, quando in Formula 1 ci sono discussioni su eventi di gara controversi, vengono fatti paragoni con gli Stati Uniti, indicati come la terra in cui questo tipo di situazioni è gestito al meglio. Ma spesso se ne parla senza troppa competenza sulle regole e su come vengono applicate. Quindi cosa sarebbe accaduto in America in un finale concitato come quello tra Max Verstappen e Lewis Hamilton a Yas Marina?

Partiamo dall'assunto che negli USA lo spettacolo viene prima di (quasi) tutto. Concludere una gara sotto safety-car è visto come una sconfitta dello sport, e si sono create una serie di regole o consuetudini per evitarlo a tutti i costi.

In IndyCar, bandiera rossa "tattica" e re-start

In IndyCar, con ogni probabilità, dopo l'uscita di Nicholas Latifi sarebbe stata data a discrezione del direttore gara una bandiera rossa, anche se non strettamente indispensabile. Questo avrebbe permesso di fare un primo raggruppamento dei piloti e di ripulire la scena dell'incidente. Poi sarebbe stato dato il "wave-by" ai doppiati, e si sarebbe ridato il via alla gara, con almeno uno o due giri in bandiera verde. Ovviamente, in accordo con le esigenze televisive e per ottimizzare gli spazi pubblicitari, dato che lo “sportivo” ha tra i suoi obiettivi anche assecondare la TV. Questo è successo ad esempio alla Indy 500 del 2014 o anche lo scorso anno al GP di Detroit, quando si diede bandiera rossa per un incidente “normale” di Romain Grosjean. E alla ripresa delle ostilità, la vettura di Will Power, che si trovava in testa, si rifiutò di partire. L’australiano, comprensibilmente, non ne fu felice, ma in altri casi in cui la rossa non c'è stata, le polemiche si sono rivelate molto maggiori, come ad esempio alla Indy 500 di due anni fa. Secondo il direttore gara, c'era troppo poco tempo, e il gruppo è stato fatto arrivare fino alla fine in situazione di neutralizzazione. Apriti cielo. Dai tifosi agli addetti ai lavori, moltissimi hanno biasimato la mancata chance data a Scott Dixon di attaccare Takuma Sato. Da vedere se, magari con un americano davanti, ci sarebbe stata altrettanta indignazione, ma tant'è.

In IndyCar, Verstappen avrebbe potuto attaccare Hamilton. Unica differenza, che non avrebbe potuto montare gomme morbide nuove per via della chiusura della pit-lane. Nel 2014, molti in IndyCar portarono ad esempio il modello Nascar come opzione migliore.

In Nascar si procede a oltranza

Cosa sarebbe successo in Nascar? Semplicemente, la gara sarebbe proseguita a oltranza in safety-car fino all'avvenuto ripristino della pista e al raggruppamento delle vetture. Poi si sarebbe data la ripartenza, e due giri di corsa libera. Se nel primo di questi due giri si fosse verificato un altro incidente? Vedi sopra, prosecuzione a oltranza. Solo se l'incidente avviene nell'ultimo giro (e quindi è poco influente per chi l’ha già superato) la bandiera a scacchi è data sotto safety-car. Il record fu a Talladega 2020, con una gara durata 12 giri e quasi 20 chilometri in più del dovuto: a giocarsela fu un gruppone scatenato, e lo spettacolo fu memorabile. Anche in questo caso, Verstappen si sarebbe ritrovato attaccato al paraurti di Hamilton, anzi, al suo fianco. Forse però si sarebbero dovuti entrambi fermare per rabboccare il carburante: sei piloti restano senza benzina all'overtime, sono... affari loro.

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