Cosworth, la F1 inespressa

Cosworth, la F1 inespressa

Strana spigolosa e del tutto originale nelle intuizioni, Robin Herd punta in alto con questa quattro ruote motrici che promette di essere la grande rivelazione della stagione 1969 ma poi, improvvisamente sparisce per sempre. Ecco il perché...

2 dicembre

Enzo Ferrari li chiamava con ironica distanza “garagisti”. E così dicendo intendeva la civiltà dei Costruttori britannici che ricorrevano a componenti fondamentali prefabbricate e precotte, per dar vita a monoposto montate come kit car. Un po’ scatola di meccano, creature metà sognate, disegnate e disognate e metà già bell’e fatte, nelle componenti più spinose e decisive, ossia motore e cambio. In particolare, Cosworth Dfv e Hewland. In pratica, reperibili al supermercato, da inizio Anni ’70, fino alla prima metà degli Anni ’80. Gli anni del primo boom della F.1. Narrativo, tecnologico e mediatico.

Ebbene, nella civiltà dei cosiddetti assemblatori, la Cosworth è centro di gravità permanente, astro splendente e vivificante, oltre che motore tutt’altro che immobile. Il debutto vincente del propulsore Dfv - nato da un investimento Ford e dapprima dato in esclusiva alla partner iniziale ed esclusiva Lotus, nel 1967, presto seguita dalla McLaren -, in pochi mesi lo rende oggetto di culto e desiderio. Tanto che, quando nel 1969 la Cosworth stessa prende la decisione di realizzare una propria monoposto completa per i Gran Premi di F.1, il Circus intero è scosso da un brivido e anche Enzo Ferrari un pochino ci pensa su.

Se questi sanno fare telai come motori - e col vantaggio delle quattro ruote motrici ormai di moda nei Gp di fine Anni ’60 -, stai a vedere che la Cosworth- Cosworth può diventare una vera e propria castigamatti. E, soprattutto, una vettura completa, coraggiosa e innovativa. Altro che garagisti, insomma.


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