Non so cosa ne pensate voi, ma a me solo l’idea che Vettel e Alonso rischiano di non vincere mai più un Gp in vita loro, mentre se fossero al volante di una Mercedes sarebbero capacissimi di giocarsela con Hamilton e Rosberg, fa male al cuore.

Non era mai successo nella storia della F.1 di vedere contemporaneamente due pluriridati in altrettanti top team così tagliati fuori dalla lotta per la vittoria, con fine pena mai. 

Certo, questo non vuol dire che i due campionissimi (e le loro rispettive squadre) siano esenti da responsabilità o sbavature. Più di una volta entrambi hanno mostrato di soffrire fors’anche più del dovuto questa frustrante situazione d’inferiorità tecnica (e anche oltre), subendo le prestazioni dei venerandi compagni Raikkonen e Button. Il dato di fatto resta bello chiaro e va ben oltre i casi di Seb e Nando: data una precisa formula dal 2014 a oggi, ossia la F.1 turbohybrid, se non hai una Mercedes sotto il sedere, più segnatamente power unit Mercedes dietro la schiena, in questo Circus puoi solo recitare, a turno, solo il ruolo della tortora dell’inserviente, del nano o del pagliaccio, perché i leoni pigliatutto si muovono solo a bordo d’una Freccia d’Argento. 

Tre anni di corse turbohybrid, 49 vittorie Mercedes, 5 Red Bull e 3 Ferrari, punto. 

Se hai più di venticinque anni e non guidi una grigio-argentata, visto che questa formula tecnica dura e durerà assai e con la coppia dei piloti Mercedes blindata sino a fine 2018, la tua carriera è finita, punto.

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Ovvio, parlare in favore di Alonso e Vettel è un puro paradosso dialettico. Una forma di denuncia per dire che la F.1 è entrata in un imbuto e ha bisogno di sbloccarsi, ridando possibilità reali di dignitosa rimonta a tutti i rivali della Mercedes, mica solo a Seb e Nando, eh.

Perché, piaccia o non piaccia, il vantaggio tecnologico che ha la Mercedes sugli avversari è tale da non lasciare scampo e, anche se nel 2017 le monoposto cambieranno tanto, non dimentichiamo che questa è soprattutto una formula di motore, più che di strutture, gusci, dimensioni di bargeboard e gomme, pertanto il rischio è quello di mutare tanta roba ma di fatto non vedere poi così tante novità sul versante della scala di prestazioni e gerarchie tra squadre. Perché la power unit Mercedes ufficiale ne ha di più, ancora tanto, immensamente di più delle altre. 

Quindi, in questo che è storicamente e geneticamente nato come un campionato Piloti, il rischio concreto è quello di cristallizzare un dominio addirittura ancor più semi-interminabile e annichilente delle ere Schumi-Ferrari o Vettel-Red Bull.

Che fare?

Mutare formula tecnica sarebbe ingiusto (verso la Mercedes, che tutt’oggi ha il merito indiscusso d’essere stata e d’essere tuttora nettamente la più brava) e anacronistico - chi va contro l’ibrido, si schiera contro il futuro, fino a prova contraria -, ma qualche correttivo d’emergenza e radicale è pur sempre possibile oltre che auspicabile.

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Perché a Ferrari, Renault e Honda vanno date concrete possibilità di sperimentare e rimontare, altrimenti si andrà avanti così fino al 2100 dopo Cristo.

Sì, è stato giustissimo decidere di abolire per il 2017 il sistema dei token, ossia dei gettoni, e di ridare (una pur sempre molto relativa) libertà di evoluzione e crescita ai propulsori: tuttavia lo strumento fittizio della convergenza di prestazioni non è né bello né giusto e sa solo di wrestling. Il cammino di rimescolamento delle carte deve andare ben oltre, abbattendo coraggiosamente, per il bene della F.1, un paio di dannosissimi tabù. 

Cioè agendo contemporaneamente su due versanti: rendendo molto più libero il chilometraggio consentito dei test - collettivi e privati - e, infine, alleggerendo la pressione della regola dei penalty su motori e componentistiche.

Tutto questo per restaurare la VERA LIBERA CONCORRENZA in F.1 recidendo lacci e lacciuoli e permettendo a Ferrari, Renault e Honda di fare ciò che sanno fare da sempre: dei motori e delle auto da corsa in grado di vincere. 

Magari anche con a bordo Vettel e Alonso o chi per loro, ancora decisamente troppo giovani per andare in pensione per colpa o per merito della Mercedes.