Da qui in poi il WEC si gioca la reputazione

Da qui in poi il WEC si gioca la reputazione

La luna di miele è finita: ora basta fare cavolate col BoP...

7 novembre

Il mondiale Endurance è finito come è finito, con la Ferrari che si tiene stretto il trofeo del centenario vinto alla 24 Ore di Le Mans grazie a un’impresa leggendaria e indimenticabile. E la Toyota che porta a casa il Mondiale Costruttori e quello Piloti, con un mezzo muso lungo e la consapevolezza che entrambi gli allori conservano mera valenza risarcitoria rispetto alla pura gloria di cui si sono coperti Coletta & boyz alla Sarthe, a fine primavera.

Perché alla voce gare di durata vale più un trionfo a Le Mans che un fiammente servizio da sei Titoli iridati, più in offerta lo spruzzino e lo straccetto per spolverarli.

Le cose più giuste le ha dette e le ha scritte Alessandro Pier Guidi: "Si è appena chiusa una stagione per la quale, se solo in anticipo potevamo scegliere risultati del genere, ci avremmo subito messo la firma. Quindi avanti pure, con tanto impegno verso le future sfide".

WEC, le grandi sfide del futuro

Ecco, a proposito di future sfide e scenari interessanti, è già il caso di parlare di WEC 2024, che, come noto, vedrà due vetture a testa per Toyota, Ferrari, Peugeot, Porsche ufficiali del Team Penske, più altre due di Jota, quindi Proton Competition, mentre la Cadillac per motivi di budget proseguirà con una sola V-Series.R.

Sapere se Vanwall Racing ByKolles e Glickenhaus ci saranno ancora sposta e non sposta, perché la ciccia sta altrove. Lamborghini debutterà nella serie con una SC63 LMDh, mentre BMW, già attiva in Imsa dalla Daytona 24 di inizio anno, farà correre due nuove M Hybrid V8 con il Team WRT, mentre Alpine scenderà in pista con due A424 LMDh. La stessa Isotta Fraschini vorrebbe far correre due Tipo 6 LMH-C, poi se gliene accetteranno una sola, amen, anche se ha mezzi, potenziale e anche diritto per puntare e sperare sulla doppia chance. Staremo a vedere.

Non finisce qui, perché sul tappeto c’è pure Pescarolo Sport a voler fare da cliente Peugeot per una privatissima 9X8 LMH. Morale della favola, siamo già a un minimo allungabile di 22 vetture della classe Hypercar, con uno schieramento che fa invidia alle annate più affollate del Gruppo C. Con la differenza decisiva che in quei tempi poche erano le Case e troppi i privati, mentre ora la situazione appare virtuosamente opposta. Vado oltre. A solleticare immaginazione e voglia di mito, v’è anche l’Aston Martin in arrivo nel 2025 con la Valkyrie e, perché no, la Honda con un’ipotizzabile ARX-06 LMDh.

Endurance in crescita, mentre la F1 e il WRC...

Bene, finiamola con l’elenco del telefono e andiamo alle conclusioni. Nel prossimo biennio, in altre parole, il Mondiale Endurance finirà per diventare il nuovo baricentro strutturale dell’automobilisno da corsa, con una potenza di fuoco di circa 25-28 prototipi realizzati da Costruttori più competitivi, prestigiosi e sognati, mentre vige ancora il principio della porta aperta e del calendario in espansione, che comunque tiene aperto il posto a tutti i circuiti storici e alle grandi classiche.

Tutto questo mentre la Formula Uno rischia la marginalizzazione dorata al rango di Grande Loggia a frequentazione esclusiva, con pochi Costruttori, il principio della porta chiusa e la sola Audi quale nuovo vero fiore all’occhiello, sempre che non si stufi prima dell’anno del fatidico ingresso, ossia il 2026. Poi c’è Andretti, trattato come peggio non si potrebbe.

Di lato, con le pezze al sedere sta il Mondiale Rally, che a livello di Case partecipanti non era mai finito in basso come oggi. E, tra percorsi a margherita, pochi iscritti e sfida al ribasso, sembra ormai una gimkana di paese rispetto agli anni ruggenti della specialità.

Poche storie, in questo momento il boccino e le briscole stanno in mano al WEC. Ossia alla FIA, più ovviamente all’ACO che si tiene ben stretta la sua creatura prodigio, ovvero la 24 Ore di Le Mans, la quale sta alle maratone come il palo del tendone sta al circo.

Ora bisogna ripensare il BoP

Bene, proprio una situazione inattesa e sorprendente come questa deve fare meditare le autorità del WEC, perché, visto come si stanno mettendo le cose, non è più possibile una gestione del BoP politicheggiante e redistributiva, come quella messa in atto quest’anno.

Il nuovo mondiale Hypercar non può più essere gestito quasi fosse una specie di Le Mans d’antan strapaesana cresciuta e moltiplicatasi, quindi con criteri d’opportunità, politici, furbi e furbetti ancor più che equi e redistribuenti.

Il parco partenti del WEC è cresciuto, la disciplina endurance sta fiorendo con magnificenza, adesso è tempo che anche i vertici gestionali si adeguino e la smettano di utilizzare il BoP, il famigerato Balance of Performance, come strumentino per non far stufare nessuno e vincere un po’ ciascuno, perché questo, con la situazione che si prospetta alle porte, non sarà più fisicamente, strutturalmente e logicamente possibile. Con circa venticinque macchine al via di cui venti potenzialmente vincenti, alla fine pochissimi trionferanno davvero e tutti gli altri prenderano paga. È la dura legge dello sport. E a nulla varrà cercare di drogare le prestazioni degli scontenti per dargli il contentino, perché non vi saranno tempo e modo per accontentare neanche un terzo del parco dei partenti.

Bisognerà cominciare a sproteggere la Toyota, anche se tanto ha fatto per le Mans e per il mondiale negli anni precedenti e bui, perché le guarentigie prima o poi terminano. Bisognerà anche smetterla di guardare sempre con un occhio di riguardo la Porsche - e qui il discorso vale per la Fia ma anche di più per l’Aco -, da sempre lo sponsor privilegiato e portabandiera della 24 Ore della Sarthe. Bisognerà farsela finita di concedere opportunità stellari alla LMDH, che spendono meno e rischiano la metà dei Costruttori LMH, i quali si fanno proprio tutto in casa.

Visto che con la scusa di dare opportunità agli americani di riavvicinarsi all’Europa, si finisce in realtà per dare una scorciatoia comoda a Case europee, arivedi la Porsche, le quali sfruttano la chance normative di categoria per puntare a stare in cima con due colpi di pedale belli comodi, mentre gli altri rischiano la milza nelle maglie dell’esigente e ultraonoreoso regolamento LMH. Bisognerà mettersi il cuore in pace una volta per tutte, perché se una Casa sbaglia la vettura non ha senso tenerla in vita col BoP usato come terapia intensiva. E se qualcuno pensa che stia parlando della Peugeot, sappia che ci ha preso.

Endurance, ora si deve aprire un nuovo capitolo

Bisognerà, insomma, abbandonare questa modalità di gestione provinciale e tartufesca, volta magari a ogni trimestre ad accontentare questo o quello, perché stare simpatici a tutti non è possibile senza scontentare nessuno. E bisognerà capire che il BoP poteva e potrebbe avere anche un suo senso perverso e un’utilità malata in tempi di pochi partecipanti, ma non ha né avrà alcuna logica nell’era dell’esplosione delle iscrizioni. Visto che tutti sanno benissimo che a vincere sarà solanto uno a livello di iride e che l’era del “tranquilli, ce n’è per tutti” non potrà più continuare. Il mondiale Endurance, dal prossimo anno in poi, ha la più grande possibilità che ha mai posseduto dal 1953 a oggi, stagione del primo titolo iridato assegnato. Stavolta è al centro del ring, è più simpatico, interessante e arrapante della F.1, figuriamoci del Mondiale Rally o dei dimenticati raid. E deve continuare ad essere intelligente, ma smettendosela di fare il furbo.

Basta giochini, basta correttivi, basta compiti in classe passati nei panini. Il vanto per tutte le Case partecipanti non dovrà essere quello di vincere perché si è andati a piangere da chi comanda. L’orgoglio, semmai, sarà o dovrebbe essere anche quello di perdere in una categoria che premia solo ed esclusivamente i veri meritevoli. Facendo comunque sognare a livello di audience mondiale chi, nessuno escluso, partecipando accetta la sfida estrema.

Solo così il WEC coglierà bene la più grande opportunità della sua esistenza. Solo così il WEC eviterà, nel momento di sua maggior fortuna, di piombare nella sua peggiore e deprecabile disgrazia.

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