«Grazie ragazzi è stato il massimo». Appena passata la bandiera a scacchi e riportato la Ferrari sul podio Sebastian Vettel via radio ha ringraziato la squadra col suo italiano che migliora giorno dopo giorno. Anche un terzo posto può far ritrovare il sorriso se lì davanti ci sono due Mercedes che appartengono a un’altra galassia. È un mega-spot per la Formula Uno la folla di Monza, dà la carica, anche dal gradino più basso è bello partecipare. 

Oltre una stretta di mano e una firma per il futuro solo rimandata c’è un Gp d’Italia che riempie tribune e cuore. È un vero e proprio spettacolo che se ne frega dei cavilli burocratici e dipinge di rosso il tempio della velocità. L’immagine della folla che invade la pista e incendia la festa sul podio è un classico che chiude il week end lungo in Brianza. E ogni volta fornisce spunti di riflessione e argomenti sui quali discutere. Un eccezionale abbraccio al quale è difficile resistere che va oltre ogni bandiera ma che rende orgogliosi noi italiani appassionati di corse. 

Già, l’orgoglio tricolore. Ce n’è stato in abbondanza anche per Antonio Giovinazzi che anche a Monza ha fatto spellare le mani dagli applausi. Dopo un primo interesse di Marko, ora è la Ferrari a offrirgli una sessione sul simulatore. Se la prova avrà un esito positivo, il pugliese entrerà a fare parte del programma FDA e già entro la fine dell’anno potrebbe debuttare nel venerdì di un Gp - Austin o Messico - al volante di una Sauber. Poi la Ferrari dovrà scegliere se portare avanti la carriera di Giovinazzi oppure quella di Leclerc, attualmente pilota di riserva della Haas. A Monza Leclerc ha mostrato segni di nervosismo, provocando una collisione con il compagno di squadra Fukuzumi in Gp3. Ma ora le possibilità di vedere Giovinazzi in F.1 dal 2017 sono sensibilmente aumentate. Sempre a Monza gli italiani hanno recitato un ruolo da protagonisti nella Porsche Supercup: Cairoli ha vinto, Drudi (terzo) ha convinto. Il finale della loro gara è stato davvero palpitante. Bravi entrambi a mantenere nervi saldi. 

Ma c’è dell’altro. Vincendo sulle rampe della Ilirska Bistrica, in Slovenia, Simone Faggioli si è laureato per la nona volta in carriera campione europeo delle salite. Nove volte come il mito Mauro Nesti che adesso il pilota fiorentino ha raggiunto a livello di titoli conquistati sulle montagne del vecchio Continente. «L’ho detto tante volte anche a Simone: un talento come lui in queste corse è sprecato. È forte e non avrà problemi a conquistare valanghe di titoli», raccontò un giorno il pilota di Bardalone scomparso nel novembre del 2013. «Solo a pensare di venire avvicinato a Mauro mi fa venire i brividi, per me Nesti è sempre stato un idolo», ha ripetuto più volte Faggioli. Ora il suo nome compare nell’albo d’oro dell’Europeo della Montagna tante volte quanto quelle di Super-Mauro, l’orgoglio perenne di una specialità nella quale Simone ha ancora tanta voglia di imitarlo.