Mentre sul Mondiale di F.1 calano le ultime ombre della sera al culmine di un Gp di Abu Dhabi da sbadigli dove l’unico a divertirsi per davvero è Max Verstappen, sullo sfondo di un Circus che spegne le sue insegne tra gli applausi per aver creduto, costruito e portato a termine una stagione maledetta, c’è il profilo di un Cavallino che chiude un’annata orribile al sesto posto nella classifica dei Costruttori.

Ferrari, terremoto e ricostruzione

E con tanti temi a incendiare un inverno completamente votato alla ricostruzione. Anche l’ultima stazione di posta della Via Crucis 2020 è stata attraversata con dolore, fuori dalla zona punti, mentre a Maranello si stanno vivendo ore decisive e improcrastinabili.

L’uscita di scena dell’amministratore delegato Louis Carey Camilleri, per motivi personali, apre nuovi orizzonti e diversi scenari che coinvolgono più questioni attinenti al futuro della Ferrari. Per il momento, a interim, il presidente John Elkann avoca a sé anche il ruolo di Ceo, mentre si moltiplicano le voci sul successore del 65enne manager maltese. Da quanto emerge dagli analisti finanziari, il suo addio, seppur improvviso, era in un certo senso atteso, con il mercato azionario che ha percepito fin dal principio la sua figura come una parentesi di passaggio. "Sergio Marchionne voleva togliere il sorriso dalla faccia dei tedeschi, io voglio ridarlo ai nostri tifosi". Fin dalla sua prima uscita pubblica da amministratore delegato della Ferrari (si era al Gp d’Italia del 2018), Camilleri ha inquadrato le cose da un’angolazione diversa rispetto a quella del suo precedessore che s’agitava e agitava i suoi uomini. "La Ferrari è una grande squadra, è un team coeso e concentrato. Ho rispetto per il loro lavoro e il mio augurio è uno soltanto: quello di continuare a vincere".

Davanti a microfoni e taccuini, un po’ frastornato da tutto quel trambusto, il nuovo Ceo del Cavallino parlava così della sua nuova avventura alla vigilia di una corsa dove erano in molti a pensare che quelli della Mercedes non avrebbero riso per davvero.

Giorni agitati, bruciati da adrenalina e passione perché, all’epoca, c’era un Cavallino ancora bello baldanzoso e arrembante, soprattutto in lizza per il titolo iridato ma che di lì a poco si infilerà in un autunno infernale prima di un inverno rivoluzionario. Dentro a quella vigilia da esaltazione Rossa, Louis Carey Camilleri visse un weekend pazzesco.

La sua prima uscita nel box al sabato non avrebbe potuto essere migliore visto che le due Rosse si arrampicarono sulla prima fila e già la torcida ferrarista sognava a occhi aperti.

Dentro giornate di tante parole con l’indiscrezione forte dell’arrivo di Charles Leclerc al posto di Kimi Raikkonen a minare gli equilibri e complicare le cose. Così alla domenica successe il patatrac con Sebastian Vettel che diventò una spada nella Roggia, spezzando tutti i sogni di gloria. Seguiva un autunno infernale preludio alla rivoluzione che da lì a pochi mesi avrebbe portato alla sostituzione di Maurizio Arrivabene con Mattia Binotto. Sono passati quasi due anni da quei giorni e anche Camilleri esce di scena senza ridare il sorriso ai tifosi della Rossa, mentre a Maranello si vivono giorni cruciali, con la Ferrari chiamata a dirimere un dubbio concettuale, ovvero se affidare il fondamentale ruolo di Ceo ad un uomo di estrazione più sportiva o più industriale, mentre al Reparto Corse gli sforzi si moltiplicano perché un Mondiale resti solo un brutto incubo dentro giornate terribili.

Autosprint Gold

E, a proposito di Ferrari, esce in edicola un nuovo numero di Autosprint Gold Collection ed è una bellissima dedica alla straordinaria carriera di Mauro Forghieri. Una storia meravigliosa all’interno di una vita da corsa unica e impareggiabile, premiata da 4 titoli mondiali Piloti, 7 titoli Costruttori, 9 campionati del mondo per vetture Sport e GT e oltre 70 prototipi e monoposto che portano la sua inequivocabile firma. Sotto la sua guida la Ferrari ha vinto in F.1 54 Gran Premi. Raccontava Franco Gozzi, per oltre 40 anni uomo di fiducia del Drake: "Ferrari poteva discutere in modo molto, ma molto animato, con tutti i suoi collaboratori, ingegneri o tecnici che fossero. Mai con Mauro, del quale accettava la superiorità. Solo se si spingeva troppo in alto lo bloccava; era già accaduto anche con l’ingegner Chiti: “Piano col definirla la sua macchina, è una Ferrari e porta il mio nome”.