Vettel è troppo forte? La sua Red Bull troppo superiore? A Suzuka l'argomento è tornato d'attualità nella tradizionale conferenza stampa del giovedi perché il tedesco, presente alla conferenza, è stato bersagliato da tutti i giornalisti con domande che alludevano alle critiche fatte via twitter da Lewis Hamilton dopo il Gp Corea, in cui accusava Lewis di far addormentare il pubblico perché ormai le sue vittorie sono scontate. Vettel si è difeso e come sentirete ha anche equivocato l'allusione di Hamilton... - Sebastian, Hai letto o sentito i commenti di Hamilton dopo la gara in Corea? «Sì, mi è stato detto che ha fatto grandi apprezzamenti su di me. Ovviamente è molto carino sentire qualcosa del genere. Posso soltanto ricambiare, credo che ci sia rispetto tra i piloti e credo che questo sentimento sia la cosa più importante. Lewis è uno dei migliori piloti della F1, io vado piuttosto d’accordo con lui e quindi posso solo dire grazie: ricambio». - Veramente ci riferivamo anche al commento post gara... Quando Lewis ha detto che le tue vittorie ormai sono scontate e ricordano l'era di Schumacher: uno vede il via, poi si addormenta e quando si risveglia può già immaginare chi ha vinto la gara... «Innanzitutto mi sembra comunque un complimento. Però credo che le cose stiano molto diversamente: penso che la Corea sia stata una gara combattutissima come tante altre, solo Singapore ha rappresentato un'eccezione: a Singapore sì che siamo riusciti a scavare un gap ogni giro. In Corea invece, che è circuito più simile a Spa, il gap era sempre compreso fra tre a sei secondi per tutta la gara. Se ripensiamo a una decina di anni fa i distacchi erano di trenta o sessanta secondi a corsa, che è piuttosto diverso. Non mi fraintendete, ovviamente tre secondi sono un margine sufficiente a vincere, ma tre secondi non sono nulla, basta un piccolo errore per annullarlo. In Corea sarebbe bastato un bloccaggio di ruote in frenata per perdere quel margine e riaprire il discorso per la vittoria. In Coresa la gomma anteriore destra era sempre al limite. Perciò non è mai facile. Abbiamo dovuto spingere molto in gara. Eravamo forte pressione da dietro dalle due Lotus. Ovviamente siamo stati abbastanza forti da mantenere sempre un lieve margine, ma in corsa non c'è mai stato un momento in cui ci siamo potuti permettere di rilassarci, se non forse negli ultimi due giri». - Prima di arrivare a Suzuka hai detto che questa è la più bella pista del mondo. Puoi spiegare perché? «In genere corriamo su bellissimi circuiti ma penso davvero che Suzuka sia uno dei migliori, se non il migliore, dal mio punto di vista. Come pilota, guidare nel primo settore è fantastico, con tutte quelle curve e controcurve ad alta velocità. È una pista dove davvero arriviamo a sfidare noi stessi, spingiamo le auto ai loro limiti e, ovviamente, è molto più intenso il brivido nel guidare una F1 al limite in una curva ad alta velocità, piuttosto che in curve di media o bassa velocità. E qui ce ne sono molte sul tracciato. Una delle curve più belle penso, sia la Spoon (un lungo curvone a sinistra che immette nel rettifilo più lungo del circuito prima della chicane finale. Si chiama ”spoon”, cucchiaio, perché la forma della curva ricorda proprio il profilo di un cucchiaio, ndr). La Spoon è una curva in lieve contropendenza sulla via d'uscita e quindi è molto difficile tenere la macchina sulla linea di destra, in traiettoria. Per questo Suzuka è un posto dove a noi piloti piace correre. Oltre a questo c'è un'atmosfera fantastica, sono pazzi i tifosi giapponesi! Sono molto appassionati, rispettano noi piloti e ci danno un sacco di sostegno». - Hai avuto una macchina veloce sin dall’inizio della stagione, ma da nelle ultime 4 gare il gap è aumentato ancora di più rispetto ai tuoi avversari. Come te lo spieghi personalmente? «Sì, credo che sia giusto dire che avevamo una macchina molto forte sin dal principio della stagione, abbastanza forte per chiudere sempre in una posizione abbastanza buona. Ultimamente credo che siamo stati molto forti anche nelle qualifiche, mentre all’inizio dell’anno la Mercedes sembrava avere assolutamente qualcosa in più. Credo che non ci sia una vera spiegazione da parte nostra, non c’è una parte che abbiamo messo sulla macchina e all’improvviso l'ha fatta diventare molto più veloce. Siamo riusciti a migliorarla e quindi quando siamo arrivati a Spa, la macchina era più veloce rispetto all’Ungheria. Ma a Spa per esempio non ero in pole! Da lì in avanti abbiamo cercato sempre di fare passi avanti, ci sono sempre nuovi particolari che arrivano ogni weekend, anche se a volte si tratta un pacchetto molto piccolo. Ma stiamo continuando a spingere sempre molto duramente e sono certo che gli altri facciano la stessa cosa. A quanto pare, però, abbiamo fatto parecchi aggiornamenti buoni che hanno reso la macchina più veloce. Conta anche il fatto che siamo riusciti a scoprire meglio la RB9 rispetto all’inizio della stagione. Siamo in grado di reagire più rapidamente o trovare il giusto assetto. Chiaramente non c’è tanto tempo, perché se giri il venerdì poi c’è solo una notte per migliorare e apportare dei cambiamenti, però siamo riusciti a lavorare molto bene come team e ad arrivare vicini al 100% del potenziale dell'auto già al sabato mattina.E questo è un vantaggio notevole». - È vero che nel 2008, la prima volta che venisti in Giappone sei andato a scalare il monte Fuji? «Scalare forse non è la parola giusta perché non ho avuto bisogno della corda per arrivare. Quell'anno si correva sul cricuito del Fuji. Sì, ho salito la montagna insieme ad Alexander Wurz, abbiamo iniziato molto presto nella notte, è stato un viaggio molto divertente, abbiamo raggiunto la vetta all’alba. Un’esperienza unica, a quattromila metri d'altezza. Tanti ce lo sconsigliarono dicendo: è freddo in quella stagione. Invece l'ho fatto ed è stata una cosa speciale».