Quindici domande e risposte per svelare Monza, il suo futuro, le emozioni, le speranze. Fernando Alonso si racconta in profondità in questa intervista alla viglia del Gp d’Italia. Per Alonso è stata una settimana tutta italiana. È atterrato lunedi 1 settembre a Bologna per impegni di sponsor (addirittura ha twittato i complimenti che gli hanno fatto una coppia di passeggeri anziani seduti vicino a lui in aereo); poi martedi 2 è stato a Maranello tutto il giorno per parlare con la squadra: dal presidente Luca di Montezemolo, a Marco Mattiacci, per fare poi il punto della situazione dell’imminente Gp d’Italia con gli ingegneri. In queste ore di mercoledi 3 Alonso si sta spostando verso il circuito di Monza, ma prima di partire per la storica pista il pilota della Scuderia Ferrari ha però accettato di rispondere ad alcune domande in una conferenza stampa. E ne è nata un’ampia digressione sulla sua stagione, sui suoi suoi stati d’animo, sulle attese e sugli obiettivi. In cui Alonso ha affrontato ancora una volta il tema del rinnovo del contratto ribadendo fiducia alla Ferrari per il futuro. Ecco, dunque, un estratto dell’Alonso pensiero. - Quale messaggio di speranza pensi di poter dare ai tifosi che accorreranno come sempre a Monza per te e per la Ferrari? “Dire è più facile che fare. Sicuramente dobbiamo disputare la miglior gara dell’anno davanti al nostro pubblico. Sappiamo quanto è grande l’esperienza di salire sul podio a Monza e vedere tutta la gente sul rettilineo. Ho avuto la fortuna in questi ultimi quattro anni con la Ferrari di salire quattro volte sul podio (1° nel 2010, 3° nel 2011 e 2012 e 2° nel 2013, ndr) e sarebbe fantastico poter fare una cinquina. So che è un obiettivo molto ottimistico perché purtroppo quest’anno non siamo stati frequentemente sul podio. Dobbiamo essere realisti e sapere che sarà una gara ancora in difesa e in salita, ma tutto può succedere”. - Non credi che sia un po’ frustrante arrivare a Monza a questo punto della stagione essendo così indietro, dovendo puntare si e no al podio? A Monza negli ultimi anni lottavi per il titolo oppure per vincere davanti al tuo pubblico. “Si, certo. Sicuramente questo è l’anno più difficile per me nei cinque da ferrarista, quello in cui arriviamo a Monza con più difficoltà e con un’idea di gara che non è perfettamente chiara nella nostra testa. Negli altri anni lottavi per il titolo o per un podio chiaramente alla portata o magari per una vittoria. Quest’anno invece è tutto molto più in aria, non c’è alcuna certezza sulle possibilità che avremo. Questa situazione può essere definita frustrante, può essere definita triste o semplicemente realtà. È da undici gare che lottiamo per risolvere la situazione e per renderci più competitivi e penso che lo abbiamo fatto. Direi che i progressi sono anche visibili perché nelle ultime tre o quattro gare siamo diventati più competitivi: in Ungheria abbiamo centrato il podio, a Spa-Francorchamps lo abbiamo sfiorato, e anche ad Hockenheim e a Silverstone non siamo andati male. Quindi nelle ultime gare siamo in recupero e abbiamo delle sensazioni migliori. Questo, certo, non basta, perché tutti migliorano e soprattutto le Mercedes, che sono le dominatrici della stagione, visto che se a inizio anno eravamo a due secondi da loro ora comunque siamo ancora ad 1”6 o 1”4 e quindi i miglioramenti fatti sicuramente non sono ancora sufficienti”. - I miglioramenti che tu stai vedendo nel corso di quest’anno bastano per farti avvertire un po’ di ottimismo in funzione del prossimo anno o sono ancora troppo poco? “Tutto aiuta, non solo noi piloti ma anche tutta la gente in fabbrica che lavora giorno e notte. Se si vedono dei miglioramenti, anche queste persone vengono in ufficio ogni mattina alle 8 del mattino con sensazioni diverse, per questo credo che tutti questi miglioramenti stiano aiutando. È positivo vedere che, a differenza degli altri anni, almeno c’è la correlazione aerodinamica tra pista e galleria del vento. Tutto quello che viene montato sulla macchina dà i risultati che ci aspettiamo. C’è il punto interrogativo della power unit sulla quale, dal momento che è “congelata” per regolamento, non ci è consentito di toccare niente. Quindi l’inferiorità che ci caratterizza dalla prima gara è più o meno la stessa di oggi. Per l’anno prossimo tutti i cambiamenti che si possono fare al motore rimangono un punto interrogativo: li possiamo fare noi e li possono fare altri, cercheremo di essere un po’ più bravi degli altri”. - Secondo te nel 2015, quando sarà possibie modificare le power unit, che cosa ti puoi aspettare dalla Ferrari? Credi che ci sia la possibilità di lottare per il vertice o no? Ti accontenteresti di una macchina che sale sul podio e che lotta ad ogni gara? Quali sono le tue sensazioni? “Ad ora, settembre 2014, le aspettative sono di avere una vettura al vertice e che ci permetta di lottare per il campionato del mondo che è quello che l’ambiente si aspetta da noi e si aspetta dalla Ferrari. Certo è che il gap che dobbiamo ridurre questo inverno è molto di più che negli altri inverni perché è di circa un secondo e mezzo. Non so se questo è possibile farlo in sei mesi, è una bella sfida per tutta la squadra perché penso che abbiamo le capacità, abbiamo le strutture e abbiamo le strutture, quindi tocca solo a noi lavorare duramente”. - In base a quello che hai visto del nuovo progetto sei ottimista? Ci sono delle soluzioni o degli aspetti che ti fanno essere ottimista e che ti piacciono della nuova macchina? “In tutti i progetti ci sono cose interessanti. Giunti a questo punto dell’anno, abbiamo scoperto i punti deboli della vettura attuale, sappiamo quali sono le cose che non vanno bene e quali sono quelle che ci hanno messo in difficoltà per tutta la stagione. Molti problemi dunque saranno risolti per l’anno successivo. Con il cambiamento radicale di regole del 2014 si sono osservate varie filosofie costruttive e di sviluppo da parte dei tre motoristi, ma anche da parte dei vari costruttori sotto il profilo dell’aerodinamica. Forse chi sta vincendo adesso, con il senno di poi, ha fatto scelte diverse dalle nostre che si sono rivelate migliori. È ovvio che le aspettative per l’anno prossimo sono di migliorare tanto”. - Nonostante tu abbia un contratto per l’anno prossimo c’è stato un gran parlare del tuo futuro, ci sono anche squadre di nome che ti vorrebbero. Com’è la situazione? “Credo che dall’estate scorsa ci siano state notizie e rumors quasi continui e quindi è da un anno che si va avanti così. Non è una cosa bella, perché crea un po’ di stress e toglie serenità sia a me che ai tifosi che alla gente della squadra. Sono orgoglioso che ci sia qualche squadra che dice che vorrebbe avermi perché evidentemente apprezza il mio lavoro, però a proposito è da un anno che io dico di voler continuare a correre con la Ferrari e di voler prolungare il contratto. Quella era la mia volontà, io lo ripeto ogni quindici giorni, al termine di ogni gara eppure non viene mai detto, anzi si tende a dire il contrario. Discorsi relativi alle altre squadre non sono mai usciti dalla mia bocca, invece è accaduto sempre il contrario”. - Tu vuoi rinnovare, la Ferrari anche. Perché allora non l’avete ancora fatto? “Ci stiamo lavorando, infatti”. - Quindi state lavorando al prossimo contratto. E quindi fino alla scadenza di quello attuale, a fine 2016, tu sei ferrarista e resti alla Ferrari? “Io ho un contratto per altri due anni e come dico sempre a proposito delle voci che girano e per mantenere la serenità, la mia volontà è di continuare per gli anni che sono necessari. Vediamo se questo si può fare ma per i prossimi due anni almeno non c’è problema”. - Il tuo obiettivo è rimanere in Ferrari finché non si torna al vertice? “Ovviamente la cosa più importante è vincere perché è l’obiettivo di tutti gli sportivi. Però penso che ci siano anche delle altre cose che possono renderti comunque fiducioso e felice del tuo lavoro e penso che la Ferrari possa offrire molte più cose rispetto al “solo” vincere e perché esiste una passione per questa squadra che ti rende un pilota già fiero di quello che stai facendo, indipendentemente dal risultato. La cosa più importante è mettere a posto le cose che non vanno bene sulla macchina e nella squadra e fare tutto quello che è necessario. Anche con Mattiacci c’è la volontà di fare dei cambiamenti e di essere più aggressivi nell’approccio al lavoro che svolgiamo. Questa rinnovata voglia di vincere rende ancora più attrattivo continuare in Ferrari”. - Il circuito di Monza sembra facile. Ma lo è davvero? “No, non lo è affatto perché giri con una vettura aerodinamicamente molto leggera e quindi le sensazioni sono simili a quelle che si provano guidando sul bagnato in un altro circuito. Inoltre, quando si viaggia a velocità così alte, è più difficile riuscire ad essere precisi. Non è semplice iniziare la staccata nel punto giusto quando arrivi alla prima variante a 340 all’ora o alla seconda a 330 km orari”. - E le curve? Quali sono le più impegnative? “Descrivere le curve di Monza è un discorso speciale. per noi piloti a Monza ci soltanto cinque curve, non tutte quelle che vedete disegnate sulla pista. E sono la prima variante, la seconda, le due di Lesmo e la Parabolica. Perché il Curvone è una curva che si fa in pieno, la Ascari, a parte la prima piega a sinistra, si percorre anche lei tutta in pieno compresa l’uscita. Con sole cinque curve, anche se metti le gomme nuove, in qualifica, guadagni mezzo decimo in una curva, mezzo in un’altra ma alla fin fine le gomme nuove ti danno solo due o tre decimi di vantaggio. Oppure fai un giro perfetto e scopri che hai guadagnato un decimo rispetto a un giro nel quale non hai dato il massimo. Questa è la differenza principale con Spa: là quando fai un giro perfetto scopri di aver guadagnato un secondo su un tuo giro normale, e questo è qualcosa che ti dà una bella scarica di adrenalina perché percepisci quando sei al limite”. - A Monza alla prima Variante, a quanti metri dalla curva si frena? “Alla prima più o meno a 130 metri dalla curva in qualifica; in gara si stacca a 150 metri perché con il pieno di benzina si frena sempre un po’ prima”. - Alonso vince a Monza se… “Non lo so, non è facile. Deve succedere qualcosa di particolare, ci serve qualche aiuto anche da parte dei piloti delle scuderie al top mentre noi dobbiamo concentrarci sui “se” nostri e dare il massimo nel fine settimana, come non abbiamo fatto a Spa, e come non abbiamo fatto in Ungheria durante le qualifiche. A Monza non possiamo fare nessun errore”. - Ti sei dato un limite di tempo per la durata della tua carriera? “No, non c’è. Sono molto più giovane di quanto può sembrare da fuori, ho solo 33 anni e fino a cinque anni fa si arrivava in Formula 1 a 26 o 27 anni. Il fatto è che io ho cominciato a 19 e sembra che io abbia molti anni ma, vista la mia età anagrafica, mi rimangono ancora molte stagioni davanti. Ne potrei ancora avere dieci: Michael Schumacher ha smesso a 43 anni, Pedro de la Rosa è tutti i giorni al simulatore e ne ha 43, quindi non è una questione di età. È questione di divertirsi a fare quello che fai, di continuare ad aver voglia di alzarsi al mattino per allenarsi fisicamente, ad aver voglia di prendere gli aerei e volare in Australia e Malesia, di gareggiare con delle vetture di vertice e percepire ancora sensazioni buone. Fino a quando io avrò questa voglia e queste sensazioni non mi pongo limiti”. - Ma queste F1 nuova generazione ti diverte? Più volte hai detto che è un po’ come guidare una GP2. “Certo, quest’anno c’è un po’ meno divertimento perché le macchine sono un po’ meno veloci del passato. Noi piloti abbiamo bisogno di adrenalina, e speriamo che lo sport torni a prendere la direzione dell’estremizzazione delle prestazioni per tornare ad avere delle Formula 1 veramente al top”.