Prima di pensare al “quando” di un recupero, a questo punto è lecito interrogarsi anche sul “se”. I punti di domanda lasciati dalla McLaren-Honda e legati al recupero del team dopo il gran premio d’Australia sono enormi. Era prevedibile attendersi una monoposto in grandissime difficoltà tecniche, ma forse non tali da rimediare la figuraccia con Magnussen che rompe nel giro d’uscita dai box, ancor prima dello schieramento in griglia. Cosa dire, poi, dei 2 giri di ritardo rimediati da Button? Almeno l’inglese è riuscito a concludere la gara e raccogliere dati, su una power unit fortemente rimaneggiata per le preoccupazioni sul surriscaldamento della MGU-K. Eric Boullier conferma che non è previsto un termine ultimo al quale poter dare appuntamento, dire: “ok, aspettateci a questo gran premio, quando avremo risolto i problemi”. «Non c’è un lasso di tempo. Partendo dal punto in cui ci troviamo, questa è la base: è un po’ come rincorrersi in cerchio, l’uovo e la gallina. Possiamo sviluppare la macchina, ma se non vai abbastanza forte non attivi le gomme e puoi perdere tanti parametri sulla prestazione della macchina», spiega. Non basta girare per 58 giri per avere dei riscontri indicativi, tanto più se veleggi a 3-4 secondi dal ritmo dei primi. «Più aumenteremo le prestazioni della macchina, più ne sbloccheremo il potenziale; dovremmo riuscire a esprimerlo all’inizio, ma quando otterremo dei risultati accettabili, non lo so ancora», ammette Boullier. Quel che è certo è la consapevolezza della Honda su quali aree intervenire e come spendere quei 9 gettoni riconosciuti dalla Fia per lo sviluppo 2015. «Sappiamo già cos’è successo, procederemo con attenzione, passo dopo passo, per avere una conferma. Successivamente, applicheremo la soluzione alla prossima gara e quella successiva, procedendo per gradi. Non dico qual è la data-obiettivo», le parole di Arai. E’ chiaro come il problema principale sia sul fronte della power unit, ma sul versante telaistico e aerodinamico, come sono messi in McLaren con la MP4-30? «Non credo che abbiamo una monoposto vincente e che il motore sia così cattivo. La macchina rappresenta un concetto nuovo e anche se la base è buona e risulta guidabile e prestazionale, dobbiamo ancora svilupparla». Un Boullier che, se volessimo fare un confronto tra due mondi con difficoltà solo marginalmente assimilabili, almeno guardando alla Red Bull-Renault 2014, sceglie di assumersi le proprie responsabilità, senza scaricare tutto il peso dell’insuccesso sul motorista. «Quel che sappiamo, dalle simulazioni, è di una macchina buona rispetto all’anno scorso, ma anche che lo sviluppo possibile su aerodinamica e dinamica della monoposto è ancora enorme». f.p.