Quanto deve contare il parere dei team nella definizione dei regolamenti? C’è un dato di fatto ineludibile e riguarda da un lato la rapidità delle decisioni, dall’altro la definizione di un indirizzo chiaro per la Formula 1, che non sia un compromesso tra molteplici visioni, quelle delle scuderie, ma anche della FOM e della FIA. Secondo Gerhard Berger, i team dovrebbero preoccuparsi esclusivamente di correre, non già di contribuire a definire le regole. «Per quanto rispetto abbia per le scuderie e i soldi che spendono, credo che le regole dovrebbero farsi senza il loro contributo. Non spetta ai team decidere quel che serve allo sport o quale dev’essere lo spettacolo: i team devono soddisfare i requisiti», dice in un’intervista a Motorsport. Essenzialmente protagonisti sul fronte sportivo, lasciando alle “istituzioni” dello sport il compito di tracciare i contorni della categoria. In qualche modo è il pensiero che va nella stessa direzione dei critici sull’eccessiva democrazia presente in Formula 1, con le voci più chiare in tal senso che sono quelle di Ecclestone e della Force India. Serve maggior decisionismo, «com’era in passato e come dovrebbe tornare a essere». Se il principio alla base del pensiero di Berger ha indubbiamente un fondo di verità, probabilmente servirebbero anche figure nuove e in grado di traghettare la Formula 1 verso il futuro. «Molte persone pensano che le cose debbano cambiare e hanno opinioni diverse tra loro, con parecchi conflitti d’interesse. Il problema principale oggi è la difficoltà di concretizzare le idee: a volte sono buone, altre no, metterle in pratica però è difficile poiché tutti sono coinvolti nel processo decisionale. C’è la FOM, la FIA e i team, tutti con interessi diversi e a fine giornata si prendono molte poche decisioni». Fabiano Polimeni