Sebastian Vettel non misura le parole per giudicare il nuovo format di qualifiche e dice esplicitamente: “Sono una merda”. Più diplomatico ma ugualmente critico Christian Horner, boss della Red Bull: “La F1 dovrebbe chiedere scusa ai suoi appassionati per questa roba”. La formula dello “shoot out”, cioé l’eliminazione diretta, con il pilota più lento estromesso ogni 90 secondi, non è piaciuta a nessuno. Non ha raggiunto l’obiettivo di creare più spettacolo, ma soltanto più confusione. E poi ha cancellato la suspence della sfida finale testa a testa perché tutti si sono arresi prima del tempo. In particolare il nuovo format ha creato due situazioni diverse: a inizio prove, in Q1 il nuovo sistema di qualifica ha spinto tutti i piloti a uscire in fila uno dietro l’altro dai box per cercare di accaparrarsi subito un giro veloce ed evitare l’eliminazione. E si è vista la stessa confusione che accadeva in passato quando stava per piovere e tutti si affannavano in pista per fare subito un tempo. Ma poi, mano a mano che passavano i minuti, si è capito che dopo 1 solo giro con le gomme supersoft nessuno riusciva più a migliorarsi. E quindi la speranza del meccanismo shoot out, con i piloti che avrebbero dovuto girare disperatamente col coltello fra i denti per migliorarsi, è fallita miseramente. Nessuno voleva sprecare più le gomme e quindi si assisteva alla ridicola situazione per cui i piloti venivano man mano esclusi mentre ormai inattivi ai box invece di lottare disperatamente in pista. Il nuovo sistema ha poi rovinato irrimediabilmente la fase finale, la Q3, quella più “calda”, in cui i piloti dovrebbero giocarsi la pole position fino all’ultimo secondo. La Q3 di fatto si è conclusa ben quattro minuti prima dello scadere del tempo perché tutti i piloti si sono arresi e sono scesi dalle auto invece di provare a migliorarsi. Vettel e Raikkonen in realtà avevano il tempo per fare un ulteriore giro e tentare l’assalto alla pole ma hanno preferito scendere dalle auto per conservare un treno di gomme supersoft per la gara (anche perché ne avevano usato uno in più in Q2). E il tempo-monstre di Lewis Hamilton 1’23”837 si è dimostrato inavvicinabile per tutti, anche per Nico Rosberg che ha ammesso: “Non avevo più gomme per provarci”. Col ridicolo risultato che quando è scattata la bandiera a scacchi e Rosberg è sceso dalla sua auto, Vettel si era già tolto la tuta: era già in borghese, jeans e giubbotto. Tanto che Rosberg incrociandolo nel paddock lo ha apostrofato a gesti indicando l’orologio come a dirgli: “Che fai già cambiato? Io ho ancora il casco in testa e tu sei già in jeans?...”. Pensate che i primi tre non sono nemmeno riusciti a fare la foto di rito di fine qualifica perché ognuno di loro si era fermato prima e se ne era tornato al proprio garage in momenti diversi. E quindi non si sono mai incrociati. Insomma, il meccanismo della qualifica a eliminazione che doveva rivoluzionare lo spettacolo in pista e creare suspence, ha fallito miseramente. E c’è già chi invoca il ritorno alla vecchia formula. A parte le parole forti di Vettel (“una merda”), tutti si sono espressi criticamente. Anche chi ha cercato di non bocciarla decisamente, ha espresso critiche chiare. “Qualcosa bisognava fare - ha detto Rosberg - ma questa è la strada sbagliata”. Idem Hamilton: “Mi ricordo che da bambino vedevo Senna fare giri veloci uno dietro l’altro, fino a 12 giri in una sessione. Quello mi piaceva”. Unica voce fuori dal coro è Max Verstappen, ma solo perché si è qualificato quinto e ammette candidamente: “Quando fai un buon risultato, ti piace tutto...”. Cosa si potrà fare per cambiare le cose? Purtroppo poco o niente se non abolire la regole. Il problema è che questo format dovrebbe spingere i piloti a girare continuamente per cercare di migliorarsi ed evitare l'eliminazione sequenziale ogni 90 secondi. Ma siccome le gomme supersoft fanno un solo giro e poi degradano; e visti i 90 secondi di tempo, non c'è il tempo per tornare ai box, cambiare gomme e lanciarsi di nuovo per un ulteriore giro: tutti dopo il primo tentativo si arrendono e non ci provano nemmeno a cambiare le cose. Per cui i casi sono due: o si abolisce questo meccanismo perverso dello shoot out, o si obbligano i piloti a qualificarsi usando le gomme di mescola media (che durano più giri e migliorano col tempo). Analisi qualifiche: distacchi irreali Interessante la posizione di Kimi Raikkonen: “Magari sono più emozionanti le Q1 con tutte le auto subito in pista, ma non la Q3 con tutti fermi ai box”. Poi aggiunge: “Ma tanto fa differenza quel che penso io? Non dipende da noi piloti fare le regole”. Eh no, caro Raikkonen. Dipende anche da te. Che sei un pilota e hai il carisma per farti ascoltare. Non si può sempre nascondere la testa sotto la sabbia e dire: io sono pagato per guidare, non per decidere le regole. Sei un campione del mondo, avresti il carisma per influenzarle le decisioni. Prendi esempio da Vettel quando dice: “Questo format è l’approccio sbagliato. Non siamo all’asilo dove si gioca con i bambini. È la direzione sbagliata”. Forse il suo parere oltre alle critiche di milioni di telespettatori, avrà il potere di obbligare Ecclestone e lo Strategy Group a rivedere il sistema nei prossimi giorni. Ma se non si prende mai posizione, le cose non cambieranno mai. Alberto Sabbatini