Abbiamo già disquisito approfonditamente in altri articoli della crisi Ferrari e sullo sviluppo gamberesco della SF16-H, oltre che della penalità per la vicenda fra Nico Rosberg e Max Verstappen. Dato che sulla gara intonsa di Lewis Hamilton c'è ben poco da raccontare, a parte i giusti complimenti che vanno al vincitore, resta allora da dire qualcosa sulla coppia della Red Bull che ha permesso alla squadra di superare la Ferrari nella classifica Costruttori. E non c'è poco, peraltro. All'ottimo scatto al via di Daniel Ricciardo che è quasi arrivato a fare il solletico al capofila Hamilton, si è infatti aggiunto l'ottimo approccio alla prima curva di Max Verstappen, una manovra che sarebbe ingeneroso liquidare con un "è passato secondo". 

In questo caso si è vista ancora una volta l'ottima capacità dell'olandese di "leggere la situazione" in modo immediato: scattato bene ma non meglio di Daniel, Max non ha insistito all'interno e si è portato completamente all'esterno in staccata. Quando l'australiano a metà pista ha dovuto frenare un po' di più, lui è entrato in velocità e affiancandosi da metà curva gli ha impedito di accelerare liberamente, potendolo quindi sfilare in uscita. Qualche dubbio c'è stato per il fatto che Verstappen ha sfruttato completamente il cordolo esterno, con le ruote oltre la riga bianca. Ma dobbiamo ricordare che la direzione gara aveva già fatto sapere che, finché non si oltrepassava l'esterno del cordolo con tutte le ruote, non sarebbe stato considerato fuoripista e comunque sarebbe passato alla valutazione dei marshal. Nessuna irregolarità quindi.

Nel prosieguo della gara si sono visti bei duelli da parte di entrambi, ma mai al di là del lecito. Importante, diremmo, anche l'episodio del recupero di Ricciardo che in quel momento terzo stava risalendo con gomme più morbide, supersoft contro le soft di Verstappen. Ebbene, l'olandese non ha ostacolato il sorpasso dell'australiano, capendo che era su una strategia differente (anche se poi è stato il momento decisivo nel dare a Daniel il 2° posto tenuto fino al traguardo): un segno indubbio di maturità. Non fosse altro nel capire che, se deve esagerare, meglio non sia col compagno di squadra…

In una gara che ha offerto episodi interessanti e spunti di discussione, è stato normale ci fossero prestazioni "incolori" e no. Perché se la gara anonima delle Ferrari non è piaciuta, al contrario quella altrettanto "nascosta" di Nico Hulkenberg ha portato a casa altri punti per la Force India, che grazie anche al 10° posto di Sergio Perez si fa sempre più vicina alla Williams nella lotta per il 4° posto fra i costruttori. In un GP con i tedeschi fuori dal podio, Hulkenberg fa un lavoro apprezzabile con il 7° posto finale dopo aver passato Valtteri Bottas in crisi di gomme: alla Williams non è riuscita la strategia su due soste, dopo che si è ritrovata con Felipe Massa fuorigioco per essere stato scambiato per un punching-ball al primo giro.

Della crisi gomme di Bottas se ne è avvantaggiato sul finale anche Jenson Button, ottavo. Fino a poco prima la McLaren aveva entrambe le macchine nella top ten, ma anche Fernando Alonso si è ritrovato con le gomme finite, dovendo cedere anche a Esteban Gutierrez l'11esima posizione finale. Il curioso è che i piloti della Haas (anche Romain Grosjean 13°) hanno finalizzato al meglio possibile una tattica su 2 sole soste: avrebbero quindi dovuto avere loro una maggior probabilità di problemi con i pneumatici, invece la macchina americana ha indubbie qualità in questo senso.

Le brutte posizioni di partenza (anche per penalità) non hanno certo aiutato la gara delle Toro Rosso, comunque inferiore agli standard, mentre la Renault cerca ancora di trovare la "quadratura" che azzecca solo saltuariamente e la Sauber punta sul "dopoestate" per risollevarsi: così Pascal Wehrlein riesce a conquistare un buon 17° posto, dato che la Manor non permette molto di più.

GP di Germania, l'ordine di arrivo