Si avvia verso la conclusione una storia che ha scritto pagine indelebili della Formula 1 negli ultimi 35 anni. Ron Dennis ha dovuto fare i conti la scorsa settimana con un voto del consiglio di amministrazione, che ha revocato le cariche di presidente e amministratore delegato di McLaren Technology Group, mettendolo in aspettativa al termine dell'attuale mandato, in scadenza il 31 dicembre. Una decisione contro la quale Dennis ha avanzato ricorso presso l'Alta Corte di Londra, senza ottenere gli esiti sperati.

L'ultimo atto è atteso per la giornata odierna, con la stampa inglese che anticipa un voto di sfiducia con effetti immediati del CdA convocato in seduta straordinaria, che sancirebbe la chiusura di un'epoca già prima dell'ultima gara stagionale. 

La compagine azionaria vede Ron Dennis possedere il 25% delle quote, posizione paritaria a quella di Mansour Ojjeh, con il restante 50% nelle mani del socio di maggioranza, il fondo sovrano del Bahrain Mumtalakat. 

«E' un peccato, perché Ron è parte della Formula 1 e odio vederlo andar via. Forse il consiglio di amministrazione cambierà idea e Ron resterà», le parole di Bernie Ecclestone sulla vicenda, nei giorni scorsi. Scenari importanti si aprono sul nuovo assetto societario del gruppo McLaren, a partire dall'eventuale spartizione della quota in capo a Ron Dennis, dovesse arrivare il voto del CdA contrario alla prosecuzione del rapporto con effetti immediati. 

McLaren Technology Group non è solo Formula 1, cioè McLaren Racing, ma anche McLaren Automotive e McLaren Applied Technologies. Sul fronte delle competizioni Dennis ha raccolto tantissimo nei 35 anni nei quali è stato dominus della scuderia, basti pensare che 158 delle 172 vittorie ottenute da McLaren in Formula 1 sono arrivate sotto la sua gestione, iniziata nel 1981. Diciassette titoli iridati su un palmares totale di 20, tra mondiali Costruttori e Piloti. L'ultimo risale al 2008, con Lewis Hamilton, dal 2013 si è registrato un tracollo di competitività che si trascina fino a oggi. Mancanza di risultati, una partnership con Honda per ora fallimentare, senza dimenticare un importante aspetto della gestione finanziaria recente: dal 2013, dall'uscita dello sponsor principale, una compagnia telefonica mobile, la scuderia di Woking non ha più avuto un title sponsor che supportasse finanziariamente il team. 

Autosprint, cambio della guardia per un futuro sempre più Sprint

L'aspetto finanziario è cruciale, come anticipato sul numero 43 di Autosprint, perché dall'attività Formula 1 non arrivano più gli introiti garantiti in passato, quando la scuderia era competitiva e i premi per il posizionamento nel mondiale importanti, in aggiunta servono investimenti per sostenere l'ambizioso piano industriale della divisione automotive che punta a una crescita continua da raggiungere nel 2020 con nuovi modelli che innalzino il volume di vendite annuo.

Radiosprint a Interlagos