Silverstone e l'Hungaroring, due appuntamenti in sequenza che hanno fatto storia nelle loro edizioni più recenti. Storia regolamentare. Anno 2016, in entrambi i casi "protagonista" Nico Rosberg, che dopo l'assistenza via radio ricevuta nel GP di Gran Bretagna si presenta a Budapest con una qualifica in pole position. Sessione tormentata dalla pioggia, poi la Q3 asciutta. In palio c'è la miglior prestazione, ultimo run, nel settore centrale Alonso si gira e spuntano le doppie bandiere gialle: pericolo, piloti che devono essere pronti a fermare la monoposto se necessario. Così dice il regolamento. Rosberg chiude il giro e stacca la pole e con essa le pole(miche). 

Verrà scagionato Nico, riuscirà a dimostrare, dati telemetrici alla mano, come nel micro-settore che compone il singolo intermedio avesse "rallentato". Episodio che porterà a una modifica del regolamento, con una direttiva di Charlie Whiting nell'ottobre successivo, a statuire come in caso di doppia bandiera gialla in qualifica i piloti dovranno abortire il giro.  

 

Prima storia da Budapest, in una carriera ultra-trentennale dell'Hungaroring. Re assoluto è Lewis Hamilton, 5 vittorie all'attivo, davanti a Michael Schumacher a quota 4. Devono migliorare il proprio curriculum Valtteri Bottas e Max Verstappen, che possono vantare quale miglior risultato rispettivamente un ottavo e un quarto posto. 

Il numero da giocare al sabato sarà il 68, tante quante le pole position ottenute da Michael Schumacher in carriera, una in più di Hamilton che può eguagliare il record. Oggi il Gran Premio d'Ungheria è tappa di metà campionato, c'era un tempo in cui, invece, si poteva festeggiare la conquista del titolo. Riuscirono nell'impresa Mansell nel 1992, grazie al secondo posto dietro Senna, con 5 gran premi ancora da correre quell'anno, e Schumacher nel 2001, con quattro appuntamenti residui.

Per ambire alla vittoria si è sempre scritto (e vale ancora) come la posizione di partenza sia fondamentale sul tortuoso tracciato magiaro. Eccezioni alla regola furono Mansell e Button. Il Leone d'Inghilterra nel 1989 partì dodicesimo con la Ferrari e produsse un recupero in gara che culminò nel sorpasso su Senna in uscita di curva 3, approfittando del doppiaggio di Johansson. Fece ancora meglio Jenson Button nel 2006, centrando la prima vittoria in carriera, sulla BAR-Honda, scattando in quattordicesima posizione. Gara pazza, movimentata dalla pioggia. 

Segnò anche il debutto in Formula 1, su BMW-Sauber, di un certo Robert Kubica al posto di Jacques Villeneuve. Corsi e ricorsi storici per preparare il secondo esordio della nuova vita post-incidente del 2011. Per inciso, Robert si tenne dietro Heidfeld in qualifica. In gara salì sul podio il tedesco, mentre Robert venne squalificato dall'ottava posizione maturata perché la monoposto venne trovata sottopeso di 2 kg. 

Un'altra prima volta, in Ungheria. Quella di Fernando Alonso. Correva il 2003 e Nando si prese pole position e vittoria. Il più giovane pilota, allora, a centrare pole e successo in Formula 1: 22 anni e 26 giorni, cancellando il primato di Bruce McLaren che resisteva dal 1959.

Da sette anni Fernando va a punti all'Hungaroring e nel 2016 non mollò la settima posizione per un istante: nei turni di libere, in qualifica e in gara, abbonato al piazzamento. Replicare quest'anno sarebbe un buon colpo. 

Un'altra immagine che resterà negli annali, oltre al funambolico sorpasso di Nelson Piquet su Ayrton Senna nell'edizione del 1986 - debutto dell'Hungaroring in Formula 1 e prima volta del mondiale oltre la Cortina di Ferro - è l'attesa ai box di Fernando Alonso nel 2007, per riprendersi il maltolto di un Hamilton a superarlo nel primo giro veloce in Q3 e contravvenire all'ordine d'uscita. Restò fermo al successivo cambio gomme, che valeva l'ultimo colpo in canna per agguantare la pole. Il team gli darà il via a 1'47" dalla bandiera a scacchi, Hamilton resterà in attesa dietro Nando altri 10" oltre il tempo del cambio gomme, sufficienti per mancare l'ultimo giro. Memorabile la sfuriata di Ron Dennis al muretto con Fabrizio Borra, fisioterapista di Fernando. Prese la pole ma i commissari lo penalizzarono di 5 posizioni per aver ostacolato Hamilton, che andrà in pole e vincerà la gara.

Ultime due istantanee impossibili da cancellare, il ritiro di Felipe Massa nel 2008, a tre giri dal termine, mentre era in testa alla gara, appiedato dalla rottura del motore. Vincerà Kovalainen, Felipe perderà punti cruciali per il titolo. L'anno dopo in Ungheria il brasialiano avrebbe rischiato la vita, colpito alla testa da una molla dopo aver impattato contro le barriere in Q2. 

Nel 2010, invece, "regolamento di conti" passati tra Michael Schumacher e Rubens Barrichello. Rubinho attacca il Kaiser sul dritto, Michael lo accompagna "dolcemente" verso il muretto e miracolosamente la Williams di Barrichello passa indenne, non senza lanciarsi subito in accuse per la manovra folle del tedesco e invocando la bandiera nera.