Anche quest’anno l’appuntamento italiano con la Formula 1 si disputa su quello che ormai tutti definiscono “il tempio della velocità”: è l’Autodromo Nazionale di Monza, il tracciato secolare che raccorda i suoi lunghi rettifili tramite curve lente e chicane, ma anche curvoni. Una situazione che porta le monoposto a velocità massime elevate (ma non eccezionali rispetto ad altre piste come Baku o Mexico City) e soprattutto a medie che non si riscontrano altrove

Dal punto di vista della messa a punto specifica delle macchine vi sono dunque problematiche assolutamente diverse da altre piste, come per esempio quella dello scorso GP: a Spa, che pure è una pista scorrevole, occorre sempre poter affrontare al meglio le curve veloci e i pneumatici vengono sforzati molto in senso laterale. A Monza invece le gomme vengono sollecitate molto in senso longitudinale, questo per le necessità di trazione in uscita dalle chicane e ancor più per le forti e lunghe staccate. Che sono rese più difficili dalla configurazione aerodinamica molto scarica, necessaria a mantenere buone prestazioni velocistiche. 

Infatti uno dei rischi maggiori in gara è quello di spiattellare le gomme in frenata, fatto che può compromettere l’intero GP se costringe a un cambio fuori programma. Ricordiamo che in questa occasione la Pirelli ha portato le mescole medium, soft e supersoft: dal punto di vista del degrado è una scelta molto prudenziale, ma fatta proprio per garantire una certa resistenza alle alte velocità.  

Infine, rispetto allo scorso anno le uniche modifiche riguardano i “salsicciotti” aggiunti ai cordoli delle curve di Lesmo 1 e 2, oltre che all’uscita della variante Ascari: quest’ultima veniva spesso allargata quasi del tutto, e probabilmente ciò non sarà più possibile. Restano due le zone DRS: il rettilineo del via e quello che porta da Lesmo 2 alla variante Ascari, quindi tra curva 7 e curva 8.