Ha un contratto in tasca e l’annuncio sul futuro potrebbe arrivare già a Singapore. È finito anche il nome di Sergio Perez nella rosa di piloti potenziali candidati a un sedile in McLaren per il 2019, ma l’appeal della scuderia inglese, oggi, è di gran lunga inferiore a una pur piccola realtà come Force India, dove continuerà a correre, accanto a Lance Stroll. Il miglior sedile sul quale trovarsi, disse Checo nei mesi scorsi, commentando la mancanza di alternative in un top team.

Superate le difficoltà economiche grazie all’investimento del consorzio guidato da Lawrence Stroll e al netto della crescita che riuscirà a produrre Renault, il teorema di Checo sembra essere ancora valido. Una chance di tornare inMcLaren, ambiente vissuto già nel 2013, c’è stata e Perez puntualizza: «Non è che non mi abbiano scelto, da parte loro c’era interesse ma non altrettanto da parte mia. Ho chiaro quel che voglio nel mio futuro e da settimane dico di avere un contratto firmato, non cambio nulla di quel che chiedo al mio futuro».

Ha trovato la propria dimensione in Force India, ha retto a ottimi compagni di squadra e, in questo 2018, tiene testa a un talento del calibro di Ocon: 46 a 45 il parziale nel mondiale Piloti, vantaggio Perez.

Ventotto anni, speranze di guidare per una squadra di vertice sempre meno: per carta d’identità e per realismo. «Mi riempie d’orgoglio quanto ho ottenuto in Formula 1, sono stati 8 anni passati in fretta se guardo indietro ma vedo anche tutto il lavoro e l’impegno riposto da parte mia, non solo da quando sono in Formula 1 da quando sono andato via a 14 anni.

È stato un lungo viaggio, del quale sono orgoglioso. Senza dubbio non ha rispecchiato il mio talento e il mio potenziale, perché la Formula 1 è altamente ingiusta. Oggi se non cresci accanto a un Costruttore è molto difficile avere un’opportunità in Mercedes o in Ferrari, però, con una carriera così lunga come la mia mi ritengo molto fortunato», ha raccontato nel corso di un evento in Messico a Espn.