Speravamo con tutto il cuore che la polemica per la sanzione di Sebastian Vettel arrivasse a spegnersi nel Gran Premio di domenica scorsa, invece non solo non è accaduto, ma anzi la questione delle uscite di pista con rientro ha raggiunto dei livelli di vera e propria paranoia. Non solo per i commissari, fra l'altro, ma anche per i piloti.

Che dire infatti del primo episodio all'attenzione dei giudici, arrivato peraltro proprio per mano di Lewis Hamilton? È quando nelle libere 2, dopo un'uscita di pista – succede anche a lui – in curva 4, decide chissà perché di dover rientrare il prima possibile anziché proseguire tagliando curva 5, cosa fattibilissima dato l'enorme spazio asfaltato a disposizione. Invece così facendo va a tagliare la strada a Max Verstappen, in quel momento impegnato nel suo giro di simulazione di qualifica, facendolo finire fuori traiettoria e quindi largo.

Ora, l'azione è stata molto "morbida", Max aveva tutta la visibilità possibile e pure lo spazio per fare qualsiasi manovra evasiva, per cui un vero pericolo non c'è mai stato. In più lo stesso pilota olandese è stato accondiscendente con Hamilton una volta in direzione gara, per cui (diremmo giustamente) i commissari hanno deciso di non sanzionare nessuno. Però restano due dubbi: perché la squadra non ha avvertito subito Lewis che stava arrivando Max? Ma soprattutto, perché mai il pilota inglese ha deciso di compiere una manovra così inutile e priva di senso? Sembra insomma che ormai anche finire fuori pista in modo pure veniale e dove manco rischi di rovinare la macchina, sia considerato quasi un tabù

Questo lo si è visto anche domenica, a inizio gara con Sergio Perez e poi a fine gara con Daniel Ricciardo. Interessante l'episodio con protagonista il pilota messicano, quando per un errore in inserimento in curva 3 ha dovuto tirare dritto. Checo ha seguito da perfetto scolaretto tutte le istruzioni impartite dal direttore di gara (sempre Michael Masi) nell'andare a cercare la corsia indicata da appositi cartelli, prima di rientrare in pista senza ostacolare nessuno. Tutto ok? Macché! In tutto questo, infatti, Perez ha guadagnato un paio di posizioni, e così è stato penalizzato di 5 secondi. Una sanzione certamente in linea con il regolamento, ma viene anche da chiedersi come possa un pilota valutare tutte queste cose in una fase calda come il primo giro, e soprattutto come possa sapere se quando è rientrato (facendo tutt'altro percorso degli altri) era esattamente nella stessa posizione di prima oppure no. In questo c'è ovviamente una certa responsabilità del team, ma una mano meno pesante sarebbe auspicabile, per esempio avvertendo il pilota di cedere le posizioni indebite prima di sanzionarlo: è nelle facoltà del direttore di gara.

Arriviamo quindi all'ultimo giro del GP, quando Daniel Ricciardo attacca Lando Norris in difficoltà, alla staccata della chicane del Mistral, per contendergli la settima posizione. Un bell'attacco all'esterno, che però porta l'australiano leggermente lungo e oltre la linea di demarcazione pista. Peraltro un episodio simile e altrattato sospetto era già successo in precedenza superando Romain Grosjean. In questo caso – fuori per fuori… – Ricciardo avrebbe potuto benissimo tagliare la successiva curva 9 badando semplicemente a stare dietro a Norris, per provare a riattaccarlo successivamente. Invece cerca subito il rientro, togliendo la traiettoria all'inglese della McLaren, che così allarga fuoripista. In questo modo Daniel guadagnerà (a gara finita) una quasi inevitabile penalizzazione di 5 secondi. Che "ci sta", visto che Norris perde in questo modo un più che meritato 7° posto finale.

Ma, anche stavolta, non è tutto finito: l'azione prosegue, con Kimi Raikkonen che approfitta del bisticcio, pur con un sospetto taglio di curva 9 (probabilmente lo salvano pochi millimetri di battistrada sulla riga bianca), per scavalcare entrambi. Solo che Ricciardo ha un'ottima accelerazione in uscita dalla chicane, prende la scia dell'Alfa Romeo e la affianca superandola di slancio prima di Signes. Problema: lo fa sul lato sbagliato, quello destro, superando la riga di bordo pista e tenendo giù sulla parte asfaltata (e sporchissima) che affianca il rettilineo del Mistral. Manovra che anch'essa porta i commissari a una seconda sanzione di 5 secondi per Ricciardo. Il quale così anziché 7° come è arrivato al traguardo, si classifica 11° e fuori dalla zona punti.

Orbene, in questo caso concordiamo meno con i commissari: è vero che l'azione fuori pista di Daniel è stata continuata per diverse centinaia di metri, e infatti nessuno lo nega, ma proprio se prendiamo il regolamento alla lettera, Ricciardo doveva o almeno poteva essere assolto. Oltre al precedente taglio di Raikkonen che poteva aver già viziato l'azione, e quindi pareggiare le due manovre, va infatti considerato che il regolamento afferma che un pilota non può uscire e/o rientrare in pista in un modo pericoloso o che gli dia un vantaggio indebito. Tuttavia, fermo restando che non si è ravvisata alcuna pericolosità particolare, dovrebbe essere più che evidente che il sorpasso è stato determinato esclusivamente dalla differente velocità delle due monoposto già dalla curva precedente. In quell'uscita a traiettorie perfettamente parallele, Ricciardo non ha guadagnato nemmeno un centimetro su Raikkonen (anzi si è trovato su una zona d'asfalto più difficile) e quindi non ha ricevuto un vantaggio dalla manovra in sé. Insomma, il margine per decidere diversamente c'era. E tanto Kimi sarebbe arrivato lo stesso 7°, vista l'altra penalità a Daniel (che invece sarebbe sceso 10°).

Meno paranoici gli altri interventi della direzione di gara. Due multe venerdì per velocità eccessiva in pitlane – era stata ridotta a 60 km/h – per Nico Hulkenberg (900 euro) e per Daniel Ricciardo (400 euro) comminate al team Renault; l'annullamento di un crono a Verstappen per aver oltrepassato i limiti della pista in qualifica (ma non era nemmeno quello migliore); la penalizzazione in griglia per George Russell in seguito alla sostituzione di batterie e centralina prima delle qualifiche. Abbiamo inoltre un interessante episodio che ha visto protagonista Daniil Kvyat, o meglio la sua STR14 numero 26, a dimostrare come qualsiasi regolamento possa avere zone d'ombra che si possono sfruttare in modo pure molto intelligente.

Nulla di chissà che, inizialmente: si è costretti a sostituire il gruppo termico, l'Mgu-K, le batterie e la centralina, eccedendo i numeri massimi di componenti per power unit previsti per la stagione, oltre a turbo e Mgu-H che però restano nel limite (3 per stagione). Ricordiamo che, per ciascun elemento, il primo "sforamento" determina la perdita di 10 posizioni in griglia e quelli successivi solo 5 posti. Ovviamente a Kvyat è stato imposta di partire dal fondo dello schieramento. E che ti fanno in Toro Rosso? Tra venerdì e sabato violano i sigilli di turbocompressore e Mgu-H, così che pur senza sostituirli davvero si beccano 10+10 posti di arretramento, ovviamente solo teorici. In questo modo, quando saranno costretti a sostituirli in una prossima occasione, la penalità sarà di soli 5 posti per elemento. Senza violare il regolamento…