Una Monza trasferita a 2.000 metri sul livello del mare. Città del Messico, con la sua tracciatura, può essere terra di conquista per la Ferrari, veloce in qualifica a Suzuka ma di fronte a una Mercedes con più ritmo in gara per sperare di poter contendere la vittoria dopo una duplice partenza da dimenticare.

Il Gran Premio del Messico dev’essere un week end da perfezione totale, sul giro secco e sul passo gara, per riallacciare il filo di un discorso interrotto dagli eventi a Sochi. Mattia Binotto parla apertamente di due obiettivi da inseguire: pole e vittoria.

E se Lewis Hamilton indica le SF90 come imprendibili sugli allunghi del tracciato intitolato alla memoria dei fratelli Rodriguez, l’equilibrio complessivo della prestazione potrebbe essere meno scontato del previsto, per le particolarissime condizioni nelle quali si gareggerà da venerdì.

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Alta quota, aria meno densa, una condizione che impatta sul carico aerodinamico delle monoposto e sulla resistenza all'avanzamento.

Risulterà comunque premiante il ridotto drag dell’aerodinamica Ferrari o il maggior carico sviluppato dalla W10 aiuterà a trovare prestazione in frenata e in curva, con minor deficit sui rettilinei? L’elemento cruciale sarà, comunque, la power unit e la capacità di esprimersi in condizioni difficili.

NON SOLO VELOCITÀ DI PUNTA

“Dopo due gare nelle quali avremmo potuto fare meglio, ci presentiamo in Messico con la voglia di portare a casa il massimo risultato. Cercheremo di conquistare la sesta pole position consecutiva per poi puntare alla vittoria.

Quella messicana è tuttavia una pista ricca di insidie, alcune delle quali sono legate al fatto che si gareggia a oltre duemila metri, il che rende la messa a punto dell’assetto e dei settaggi della power unit molto difficili, con regolazioni specifiche”, analizza Binotto.

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Non è solo l’impatto sull’efficienza aerodinamica in curva a essere condizionato dal correre oltre i 2.000 metri, ma anche la gestione della sovralimentazione e i valori limite di esercizio del turbo, nonché l’impatto sul raffreddamento – aspetto sul quale Mercedes verificherà in condizioni limite gli accorgimenti introdotti dopo l’Austria –.

CARICO IN CURVA, QUESTIONE DI EQUILIBRIO

Il Gran Premio del Messico vale primati di velocità che un tempo appartenevano a Monza, merito della minor densità dell’aria, a favore di un ridotto drag.

Così, si arriva al paradosso di velocità da oltre 360 km/h (365 km/h Ocon nel 2018) e un’incidenza alare quasi da GP di Monaco. A parità di configurazione, l’altitudine porta a perdere circa il 25% del carico deportante.

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“Il circuito propone curve di diverso genere ma anche lunghi rettilinei sui quali di anno in anno vengono battuti i record legati alle velocità di punta. Il compromesso tra top speed e velocità in curva detterà le scelte di carico aerodinamico con le quali scenderemo in pista”, conclude Binotto.