Serviva Daniel Ricciardo per far luce sui punti deboli di Renault. Una Renault che si proietta al 2021, stagione che dovrà essere necessariamente della finalizzazione, in un progetto di medio periodo che, finora, non ha riservato particolari acuti.

Il 2019 ha visto il team perdere il confronto con McLaren, nel 2020 le prospettive saranno ancora di una lotta a metà schieramento, con il quarto posto nel mondiale Costruttori da contendere. Ma è già al reset regolamentare in arrivo tra 12 mesi che si proietta Abiteboul.

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“Sarà una grande opportunità ma non voglio ripetere l’errore. Non c’è un team che stia guardando al 2021 nel modo in cui stiamo facendo noi, non credo ci sia nessuno in una fase tanto avanzata quanto lo siamo noi, semplicemente perché abbiamo deciso di destinarvi parecchie risorse.

Tuttavia, il 2021 non dev’essere una scusa per correre un 2020 deludente. Mi aspetto sia una stagione migliore, nella quale saremo in grado di ottenere i risultati sulla base dei cambiamenti e dei progressi compiuti quest’anno”, riporta Motorsport Magazine.

Dopo quasi 20 anni di collaborazione, a Enstone la direzione tecnica è passata di mano, l’addio di Nick Chester e l’arrivo di Pat Fry segna un cambiamento che produrrà effetti sul progetto 2021. Le lacune sofferte la scorsa stagione sono apparse difficili da correggere in corsa, tanto da prospettare un’evoluzione della RS20 sostanziale in alcuni concetti, alla ricerca di maggiore carico sull’anteriore, come segnalato più volte da Ricciardo.

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Il faro Ricciardo

E sul contributo del pilota australiano, Abiteboul ha chiarito: “Passare dalla nona posizione (2016; ndr) alla quarta (2018; ndr) ha rappresentato un risultato fantastico, però forse ci siamo appiattiti per certi versi.

Le buone prestazioni del 2018 hanno nascosto alcune debolezze intrinseche che abbiamo osservato solo quest’anno, con un grande pilota come Daniel e tutta la pressione che deriva dall’avere un tale pilota. Ed è qualcosa che abbiamo corretto solo sul finire della stagione.

Daniel è stato fantastico nell’illustrare i punti deboli che restavano e questo ci ha messi in una situazione nella quale non avevamo nulla da nascondere e costretti a dover fare i cambiamenti che servivano”.