Quale sarà il futuro di Daniel Ricciardo si capirà nei prossimi mesi, in funzione di quel che decideranno la Ferrari e Vettel. L’australiano è alla soglia dei 10 anni di carriera in Formula 1, da quel 2011 d’esordio con HRT. Talento vero, spettacolare come pochi nei sorpassi – e sempre estremamente pulito e corretto – deve riguadagnare una monoposto vincente e porsi nella condizione di poter lottare per il titolo.

Agag: budget cap in F1? 75 milioni e cambiare tutto

Dalla “quarantena da F1” in cui si trova, Daniel lancia pensieri e giudizi sotto forma di diario. Prima puntata: gli avversari più sottovalutati che ha incrociato nel corso della sua carriera in Formula 1. Piloti dal potenziale enormemente superiore a quanto espresso.

Una visione da insider

“Di recente mi è stato detto d’aver corso contro 62 piloti differenti in Formula 1 dal 2011. Se ricordo gli unici tre con i quali ho condiviso la griglia di partenza in tutti i miei 171 gran premi? Lewis e Seb mi vengono in mente facilmente, mi è servito un po’ di più per ricordare l’altro, Sergio Perez”, scrive Ricciardo, che rimette alle statistiche la classifica degli avversari migliori, concentrandosi su altri: “Non li posiziono in un ordine particolare, sono 5 ragazzi contro i quali ho corso in F1 sui quali sento fossero migliori da quanto ho visto io dall’interno rispetto a ciò che è stato loro riconosciuto dal mondo all’esterno”.

Jules Bianchi

Così, in ordine alfabetico, ecco Bianchi, Button, Ericsson, Liuzzi, Merhi. Fa strano trovare Jules Bianchi, sul quale Daniel spiega: “Non è che fosse sottovalutato, però non abbiamo mai potuto vederlo su una macchina al vertice, perciò le persone non hanno apprezzato quanto sarebbe stato bravo. Pensi ai punti con la Marussia a Monaco nel 2014, Monaco è come Macao, un risultato lì non arriva per caso, fu assolutamente per merito. 

Sterzi a parte: Ferrari&Federazione: che fine ha fatto la certezza del diritto?

Ci siamo incontrati in un campo di preparazione a Viareggio con Formula Medicine e tutti, pur all’età di 17 anni, tutti lo trattavano come se fosse già un pilota di F1. L’ho conosciuto e siamo diventati amici, rapidamente ho scoperto chi era e cosa avesse fatto prima che io arrivassi in Europa. Rende tutto più triste sapere che sarebbe stato in un top team e certamente un vincente adesso. Sento che Charles sta facendo adesso quel che avrebbe fatto Jules, è come se Charles fosse la ‘versione’ in ritardo con il successo che sta avando di ciò che Jules avrebbe fatto”.

Jenson Button

Di Jenson Button, Ricciardo sottolinea l’annata in McLaren accanto a Hamilton, nel 2011. “Come può considerarsi sottovalutato un campione del mondo? Sentite me… Jenson ha vissuto anni importanti in F1 ma il 2011 da compagno di squadra di Lewis in McLaren, a batterlo in modo onesto e leale, lo fa entrare nella mia lista. Riuscì a batterlo su piste vere come Suzuka e il suo passo gara quell’anno… espresse il suo meglio in quel 2011. Resta il miglior pilota che abbia visto nelle condizioni non proprio bagnato, non proprio asciutto”.

Marcus Ericsson

Un elenco che continua con Marcus Ericsson, col quale ha condiviso l’esperienza in Formula 3 nel 2009, serie cadetta nella quale lo svedese godeva di altra considerazione rispetto all’esordio in F1: “Con la stagione corsa nel 2018 in Alfa Romeo si è riusciti a vedere la velocità che aveva nel confronto con Charles a inizio anno. Con l’andare avanti della stagione Charles migliorò e da allora ha dimostrato d’essere un pilota di prim’ordine. Però la velocità di Marcus sento sia stata un po’ sottovalutata”.

Tonio Liuzzi

Esordio di Ricciardo in HRT, nel 2011, accanto a un Tonio Liuzzi del quale Daniel ha un’altissima considerazione. Del tutto meritata. “Era, da quel che hanno sempre detto le persone, uno dei migliori kartisti mai apparsi sulla terra. Anche per me, mentre crescevo sui kart in Australia, sui giornali australiani Liuzzi era il tipo delle pubblicità, al tempo era lo Schumacher del karting.

Quando arrivai, debuttante, in HRT, aprii gli occhi. Lui era sul finire della carriera in F1 e oggi posso dire di averlo forse sottovalutato un po’ e fui preso alla sprovvista dalla sua velocità pura. Forse sul passo gara non era altrettanto forte ma la capacità di portare la macchina al limite su un giro prese la mia attenzione”.

Roberto Merhi

Infine, spazio per Roberto Merhi, ancora Marussia, col quale Ricciardo corse nella Formula Renault italiana nel 2007. Era un po’ come Max nel mettere una pezza alla macchina, aveva un controllo della monoposto fantastico, aveva la velocità e l’assenza di paura, sentivo che sarebbe stato qualcuno con il quale avrei scalato le classifiche se entrambi ce l’avessimo fatta. Per lui penso che le cose siano uscite di rotta quando la gestione delle gomme è diventato un fattore più importante: il suo stile era adatto alla Formula Renault perché era quello che faceva andare più veloci, stabilmente in sovrasterzo. L’ha affinato, fu impressionante, ma non si tradusse in F1”.

Abiteboul: "C'è la possibilità di un addio della Renault"