Con la ripartenza prevista a inizio luglio, la Formula 1 si candida a essere primo evento sportivo internazionale a ripartire dall’Europa. E le misure di sicurezza che verranno adottate per garantire l’isolamento del Circus dal “mondo esterno” sono state delineate da Ross Brawn.

Un quadro più approfondito lo traccia il professore Gerard Saillant, presidente della commissione medica della FIA. Abbiamo raccomandazioni basate su quelle dell'OMS e del CIO, che è molto interessato al nostro progetto perché saremmo il primo evento sportivo internazionale a ricominciare.

Ecclestone candida Montezemolo per il dopo Todt in FIA  

Queste basi devono essere adattate in base al paese. Ciò che accadrà in Austria potrebbe essere diverso da ciò che accadrà in Germania o in Ungheria”, spiega in un’intervista a L’Equipe.

Un tampone negativo per 2 giorni in Austria

"Arrivati nel paddock, ci sono modi per effettuare controlli più o meno regolarmente, tramite test PCR (sul tampone oro-faringeo; ndr) o in base alla temperatura. Tutte queste precauzioni consentirebbero di avere tra le 1.000 e le 2.000 persone all'interno del circuito, per le quali sono state prese le misure massime. E se lasciano il circuito, secondo regole molto rigide (stesso autobus, stesso posto, stesso hotel), ripeteremo i test ad un ritmo che resta da definire con le autorità locali e l'OMS.

Se domani si dovesse andare in Austria, si dovrebbe presentare un test PCR non più vecchio di quattro giorni, col quale si ha il diritto di restare due giorni nel paese. Sul posto, ci sarà un nuovo controllo. E possiamo immaginare che ve ne sarà un secondo dopo tre giorni”.

No al nesso tra positività e stop del GP

Svolgimento dei controlli che richiederà uno sforzo anche di tipo finanziario e di personale, impensabile gravare sui servizi sanitari nazionali. Saillant ha spiegato come la FIA abbia rafforzato la collaborazione con la Croce Rossa Internazionale per avere personale dedicato ai controlli sul coronavirus.

L'editoriale del direttore: Montezemolo, un nome, un'emozione

Controlli che, in Australia, rilevarono un primo caso di contagio nel paddock in McLaren, da lì l’evolversi frenetico verso la cancellazione del Gran Premio. Tornando a Melbourne e pensando a uno scenario che potrebbe teoricamente ripetersi, Saillant analizza: La situazione si è evoluta dall'Australia. Abbiamo fornito un dispositivo di risposta rapida per confermare la diagnosi, isolare e testare le persone che sono state in contatto con un caso positivo. Per me, il Gran Premio non avrebbe dovuto essere cancellato. È come se mi stessi dicendo che la metropolitana è chiusa perché un viaggiatore positivo è stato diagnosticato lì”.

Austria e dintorni

Interessante, infine, un ritorno sul possibile raggio operativo di una Formula 1 che dopo l’Austria viene data con due gare a Silverstone per due gare consecutive - Regno Unito che vive ancora una fase critica per contagi e decessi, con in vista l’estensione delle misure di contenimento da parte del governo, attese sul finire di questa settimana -.

Nei giorni scorsi si è appreso del GP d’Ungheria a porte chiuse e di un interesse di Hockenheim a ospitare un gran premio. Germania che torna nelle parole di Saillant, per dire della possibilità di movimento in Europa di una F1 con protocolli e controlli validati per l’Austria: “Inizialmente, sarebbe necessario rimanere in uno spazio geografico locale. La Germania o l'Ungheria, ad esempio, hanno confini con l'Austria e hanno condizioni simili (relativamente al coronavirus; ndr)”.