Campioni sì, ma senza il rosso addosso. Il rapporto tra la Ferrari e Sebastian Vettel si conclude qui, dopo cinque stagioni archiviate ed una sesta ancora tutta da disputare, se e quando si partirà. L'ultima, ultimissima possibilità di Vettel di artigliare un titolo mondiale che non vede di certo la Rossa ed il tedesco favoriti. 

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I precedenti

Senza colpi di scena inattesi in questo 2020, il tedesco andrà ad infoltire quella schiera di campioni che non sono riusciti a fare centro guidando per il Cavallino. Vettel è in buona compagnia: ci sono passati anche Alain Prost e Fernando Alonso. E ci sono stati altri campioni del mondo che non sono riusciti a chiudere la loro carriera a Maranello, per i motivi più vari, e sono John Surtees e Niki Lauda. Neanche Nigel Mansell è riuscito a ghermire l'iride con la Ferrari, anche se il Leone c'è poi riuscito successivamente, trionfando con l'imprendibile Williams del 1992. Mansell aveva lasciato perché sentiva ormai un separato in casa, con Prost che era riuscito a mettersi completamente al centro del team: una piccola analogia con l'attuale situazione, con Leclerc al centro del villaggio. Surtees invece era stato cacciato da Enzo Ferrari, sospettoso che il suo pilota, l'unico ad aver vinto dei mondiali sia sulle due che sulle quattro ruote, passasse i segreti alla Lola o se li tenesse per sé per dar vita ad un suo team, come poi avvenne. Lauda fu lui ad andarsene sbattendo la porta, ma i caso più vicini a Vettel sono quelli di Prost ed Alonso: come loro, Seb era venuto a Maranello con l'intento, non riuscito, di riportare a Maranello il titolo mondiale.

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Prost, licenziamento in tronco

Alain Prost, esasperato dal confronto interno alla McLaren con Senna, era approdato a Maranello nel 1990. Una stagione che vide il francese giocarsela punto a punto con l'ex compagno di squadra, in una stagione intrisa, oltre che dalle battaglie in pista, anche dai risvolti politici. Perché il capo del team, Cesare Fiorio, in quell'anno provò a portare Senna a Maranello, scatenando l'ira di Prost che andò a parlare direttamente con i vertici Fiat. La situazione precipitò e la squadra si sfaldò, mentre in pista Senna preparava la sua vendetta: al via in Giappone speronò Prost, restituendogli il colpo basso dell'anno prima, facendo suo il titolo. Nella stagione successiva la Ferrari mise in pista una monoposto poco competitiva che impedì a Prost di battagliare per il titolo, ed il francese, esasperato, descriverà come un "camion" la monoposto: licenziamento in tronco ed addio sogni di gloria.

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Alonso, due titoli sfiorati

Ad inizio 2010 venne la volta di Alonso, con lo spagnolo già bicampione del mondo con la Renault nel biennio 2005-06. Cinque anni di lotta feroce proprio contro la Red Bull di Vettel, con due titoli mondiali sfiorati: nel 2010 la scellerata strategia del muretto consegnerà di fatto il titolo a Seb, mentre nel 2012 in Brasile non basterà il 2° posto in gara per ribaltare la classifica, complice anche un'eccezionale rimonta del tedesco nonostante l'auto danneggiata. Il 2014, anno della rivoluzione ibrida, la stagione della verità: la Rossa non va ed Alonso non se la sentirà più di continuare, con la Ferrari che si fa trovare impreparata offrendo un sedile a Vettel.

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Vincere con la Ferrari

Vincere un titolo è un qualcosa di eccezionale, ma vincerlo con la Rossa è un qualcosa di sublime. Il fascino del Cavallino Rampante è unico, così come uniche sono le pressioni che un pilota deve sopportare nei suoi trascorsi a Maranello. Esperienze ansiogene che come abbiamo visto poche volte sono riuscite a dare i loro frutti. Fangio e Schumacher restano così gli unici piloti ad essere approdati alla Ferrari già da campioni ed essere riusciti a far proprio almeno un titolo con il Cavallino, che aspetta ancora il cavaliere giusto in grado di riportarlo al titolo mondiale.

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