Rinnovo triennale firmato appena un anno prima, eppure non è bastato a mettere al sicuro la sua posizione.

Le cose in F1 cambiano in fretta e Perez ha provato sulla propria pelle come sette anni di militanza in una scuderia, validati da un bottino di punti che hanno permesso al team di Silverstone di essere il riferimento delle squadre di seconda fascia nella classifica Costruttori, possono essere spazzati via in un attimo.

E’ stato lo stesso messicano, infatti, a ufficializzare il suo addio alla squadra. Fino a un mese fa si sentiva ancora sicuro del posto - nonostante le prime voci dell’ombra di Vettel sul suo posto - poi tutto è precipitato proprio nella giornata di ieri, dopo una telefonata con Lawrence Stroll che l’ha messo di fronte al fatto che la scuderia sarebbe andata in un’altra direzione.

"Nessuno mi ha mai detto nulla, ma sapevo come sarebbe andata a finire da un paio di cose che avevo già capito e la conferma finale è arrivata ieri”, ha detto Perez durante la conferenza stampa pre GP.

“Ma alla fine, va bene così. Sono stato qui sette anni, so che tutto ha un inizio e anche una fine. Abbiamo ancora nove gare per renderci orgogliosi di quanto fatto”.

Poca trasparenza

La gestione della vicenda non deve essere stata molto limpida da parte della Racing Point perché, sebbene Perez non abbia voluto rivelare troppi dettagli di quanto successo nelle ultime ore, fino a poco tempo fa si sentiva a pieno titolo ancora un pilota del team. E non solo per il contratto, anche per le discussioni fatte quando i rumors su Vettel diventavano sempre più insistenti.

"La squadra voleva tenermi, questo era il feedback che stavo ricevendo. Poi ci sono state alcune discussioni sui contratti, che non sono disposto a rivelare perché penso che queste cose debbano rimanere tra me e la squadra, e su un paio di punti sui quali abbiamo discusso. Alla fine, ieri mi hanno detto ufficialmente che non avrei più continuato con loro. Non me l’aspettavo, ma è così”.

Sentirsi sicuro del proprio posto e non ricevere segnali di un cambio di direzione a tempo debito, hanno messo Perez in una scomoda posizione: quella di rischiare di rimanere a piedi almeno per tutto il 2021.

Incognita sul futuro

Haas e Alfa Romeo sono opzioni forti, ma il tempo a disposizione è poco. Ed è proprio il tempo il problema: ad averne avuto un po’ di più a disposizione, se Stroll e Szafnauer fossero stati più onesti dall’inizio, Perez avrebbe potuto preparare un piano B con più calma.

"Probabilmente un po 'più di chiarezza avrebbe aiutato a definire meglio il mio futuro - Ha detto il messicano - Allora avrei cercato un piano B, che probabilmente non avrebbe cambiato nulla".

"Penso che tutto sia possibile in questo momento. Il mio obiettivo principale è rimanere in F1. Sento di essere ancora molto giovane e affamato, e voglio andare avanti, ma deve essere il pacchetto giusto. Un pacchetto che mi dia la massima motivazione per dare il 100% in ogni singolo giro”.

"Deve anche essere un progetto a lungo termine, mirato al 2022, perché lì mi aspetto che il cambiamento delle regole abbia un effetto importante. Questa è la ragione principale per cui voglio continuare per il '22, perché sento che ci sono molte opportunità”.

"Non mi aspetto di prendere una decisione a breve. Mi prenderò il tempo che mi serve. Se non trovo niente di attraente in F1, penserei ad altre serie, vedremo".