Un tavolinetto con alcuni degli scatti più importanti della sua carriera ferrarista, sullo sfondo l'infrastruttura Ferrari decorata con le immagini più belle di questi 1000 Gp. Una storia di cui Sebastian Vettel ha fatto parte, regalando al Cavallino 14 successi ma purtroppo non il titolo mondiale.

Si comincia... dal futuro

Un'ambientazione suggestiva per raccontare a cuore aperto i suoi sei anni in Ferrari, tra ricordi dolci ed amari, nell'intervista speciale concessa a Sky Sport. Un racconto che inizia... dal futuro, con lo sguardo a quello che accadrà nella nuova avventura con la Aston Martin: "E' sicuramente più semplice quando conosci l'avvenire e puoi parlare di ciò che accadrà. Gli ultimi mesi e le ultime settimane sono state intense per me, con tante parole e tanti pensieri da parte mia, non sapevo ancora che strada avrei percorso, sapere dove andrò è una bella sensazione. Ma questo è il futuro, nell'immediato l'obbiettivo è questo week-end e tutte le gare a seguire". 

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Da una famiglia all'altra

Dopo la famiglia Red Bull e quella Ferrari, arriverà quella dell'Aston Martin. Su come è andata con quella rossa, Seb dice: "Ci sono state tante emozioni, abbiamo vissuto grandi momenti, ce ne sono stati anche di molto difficili, ma abbiamo vissuto tutto ciò uniti, come un vero team, come una vera famiglia. Le cose giungono alla fine, bisogna prenderne atto e poi voltare pagina. Ho avuto tanti responsi positivi dalle persone con cui ho lavorato una volta appurato che avrei lasciato la squadra, saranno loro a mancarmi di più, quindi sotto questo aspetto sarà difficile lasciarsi tutto alle spalle, ma voglio guardare avanti e pensare al futuro, al quale guardo con entusiasmo".

Il ritiro come una possibilità

Sebastian ammette di aver pensato al ritiro dopo l'addio alla Ferrari: "Sì, ho pensato al ritiro, ed anche piuttosto spesso. Ora però ho trovato qualcosa di entusiasmante, credo lo sia. Non volevo rimanere in F1 a tutti i costi, giusto per farlo. Penso di essere un privilegiato, ho una famiglia che mi ama ed io adoro prendermi cura di loro, e quello è stato un pensiero che ho avuto, il fermarmi qui e fare qualcos'altro. Ma sono curioso di vedere cosa posso ancora dare in un nuovo progetto, ho voglia di scoprirlo".

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La carrellata delle gioie con il Cavallino

A domanda su quale sia la gioia più grande provata a Maranello, Vettel va un po' in difficoltà, anche guardando le foto al suo fianco: "C'è il mio primo test in Ferrari, alla fine del 2014, la vittoria a Montecarlo (2017, ndr), la mia prima vittoria in Malesia (2015, ndr), la prima volta con una bandiera Ferrari in mano... E' difficile scegliere, ho tanti bei ricordi, forse direi il primo successo, che è arrivato subito dopo il primo podio, molto presto, mi ricordo molto bene quella giornata, ma anche la notte con i festeggiamenti, possiamo dire che quella notte sia stata emozionante quanto quella gara. Tanti di quei ragazzi sono ancora qui, condividiamo tanti di questi ricordi. Adesso è tempo di guardare avanti, nella vita succede di dover voltare pagina, ma ci sono poi i ricordi che ti piace rivivere, questo non vale solo per me ma penso anche per i ragazzi al box".

Un sogno non esaudito

Ritornare ai giorni di cinque anni e mezzo fa è dolceamaro, ricordando le speranze che c'erano allora, soprattutto a quel giorno del primo test: "Sì, c'era una grande speranza, tanta convinzione, nel corso degli anni abbiamo vissuto delle stagioni positive, ci siamo andati vicini ma mai davvero vicini. Tutto ciò che succede, succede per un motivo e devi essere onesto con te stesso, non devi essere troppo romantico, ma certamente è un peccato non esserci riusciti. Non volevamo vincere per caso, volevamo vincere in modo dominante, non siamo stati in grado di farlo e per certi versi adesso invidiamo la Mercedes che è in una posizione del genere. Ci sono dei motivi per cui le cose accadono e per cui non siamo al loro livello. Io le ho provate tutte, non sempre è stato semplice, sia in macchina che fuori, ho provato a fare il possibile, ci siamo andati vicini e comunque alla fine ci sono tanti bei ricordi, anche se non ci siamo riusciti abbiamo dato il massimo".

Schumi, l'idolo dell'infanzia

E poi Schumacher, il suo mito. Avrebbe voluto emularlo Seb, che oggi ripensa a Michael e gli dispiace sapere che i suoi record verranno battuti: "C'è malinconia, al 100%. E' un peccato che Lewis stia battendo i record di Michael, perché da un lato sta avendo anche vita semplice, ma ha lavorato molto e merita i successi che sta ottenendo, lo rispetto tantissimo, ma il mio eroe resterà Michael, e mi piacerebbe che i suoi record restassero imbattuti per sempre. Se sarà Lewis a batterli, ed a questo punto credo proprio che lo farà, vuol dire che lo merita, non vinci così tanto per caso. Sono triste per Michael, ma al tempo stesso anche felice per Lewis".

Non c'è mai un solo motivo

Tornando a parlare del perché lui e la Ferrari non siano riusciti a riportare a Maranello il titolo, Vettel dice: "Non abbiamo abbastanza tempo per spiegare cosa non ha funzionato... Ci sono tante persone che si sono impegnate a fondo, posso dire che tante cose le abbiamo fatte bene, altre invece nel modo sbagliato, anche io ho fatto parte del team ed anche io ho commesso degli errori. Nel complesso per vari motivi potevamo fare meglio, ma abbiamo dato tutto. La delusione più grande? E' una domanda difficile, non c'è mai una cosa sola, si tratta sempre di una combinazione di fattori, per una questione di rispetto non voglio addentrarmi nei dettagli, perché una cosa che non è mai mancata è stata la passione, da parte di tutte le persone che hanno lavorato qui, in pista ed in fabbrica. Meccanici, ingegneri, fanno degli orari incredibili, dovreste vedere a che ore arrivano al mattino ed a che ore vanno via la sera, sette giorni su sette. E' davvero una grande azienda, un grande progetto, una grande passione per il Cavallino Rampante, e questo lo rispetto molto. Cosa ho lasciato? Non lo so, penso che bisognerebbe chiederlo ai ragazzi della squadra, non sono così vanitoso! A me è piaciuto passare questo tempo con la squadra, ho incontrato nuove persone, fatto nuove amicizie che mi porterò dietro. Questo è l'aspetto più importante".

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Passione, nel bene o nel male

Sin da piccolo Seb ha ammirato la Ferrari, ed ha sempre sperato, un giorno, di viverla in prima persona E cosa ha voluto dire per lui "Essere Ferrari?": "Mi sono sempre visto come parte del team, ho sempre voluto essere qui, io guido la macchina, magari altri ruoli mi sarebbero piaciuti meno, ma alla fine sono un pezzo di un grande gruppo, e per me la Ferrari è sempre stato questo, credere in un marchio ed avere una passione per questo marchio, cosa che non mi è mai mancata dal primo giorno e che probabilmente avrò ancora. Come ho detto ad un certo punto ogni cose deve finire e bisogna andare avanti, io sono il tipo di persona che cerca sempre di guardare avanti. Essere Ferrari vuol dire che in qualche modo questo brand ti tocca e condividi una passione con altre persone che hanno i tuoi stessi obbiettivi. La passione a volte è negativa? Non penso, per me passione sta per entusiasmo ma anche per sofferenza, perché la passione a volte ti porta a vivere anche momenti difficili. Non si può avere una passione senza emozioni, e le emozioni vanno per entrambi i versi, positivi e negativi, alti e bassi, altrimenti sarebbe tutto piatto ed avere tutto piatto è sempre meno eccitante in generale. In Italia le persone sono più passionali che in Germania, e questo è bello perché ci sono dei punti molto alti ed a volte molto bassi. Nei momenti bassi magari preferiresti che tutto fosse piatto, poi però vivi i punti alti e ti piace che siano così alti".

Leclerc e gli altri

Inevitabile una domanda sui compagni di squadra e su chi sia stato il più scomodo: "E' complicato stabilire chi sia stato il più difficile, dipende anche da come si misurano le difficoltà. I momenti più difficili forse li ho vissuti Mark (Webber). Io ero giovane, lui era più maturo, abbiamo avuto momenti duri soprattutto fuori dalla pista, oggi però tra di noi c'è tanto rispetto ed andiamo molto d'accordo, forse è quello che ha segnato di più la mia carriera, anche per quanto riguarda le cose successe in futuro. Con Daniel (Ricciardo) è stata una stagione difficile ma breve, mi è piaciuta, un ottimo avversario in un'annata complicata per me per vari motivi. Kimi invece è stato probabilmente il più semplice perché con lui non ci sono complicazioni, è diretto ed un avversario difficile in pista. A livello di guida, è lui quello dal quale probabilmente ho imparato di più. Anche con Charles è stato un periodo breve, solo due anni in fasi diverse delle nostre carriere, è interessante vederlo emergere, crescere, è una cosa che ti dà anche l'opportunità di riflettere perché io mi sono trovato nella situazione in cui lui è ora, ed adesso invece mi trovo in una posizione diversa. E' un bravo ragazzo, farà tanta strada in F1, sarà uno dei piloti che nel prossimo decennio saranno al vertice".

F2004, la regina

Scegliere una di queste 1000 gare della Ferrari, per Seb è impossibile: "Tra queste 1000 quelle che ricordo con più piacere sono quelle con Michael, le mie preferite, ma ne ha vinte talmente tante che è difficile sceglierne una, ho tanti ricordi legati a lui. Tra le vetture invece dico la F2004, la mia preferita. Mick la guiderà, lo invidio! Potrei chiedergli di fare cambio ma non credo sarà troppo d'accordo..."

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A fine anno l'addio

L'ultimo anno con la Ferrari non è, e sicuramente non sarà, come sperato: "Al momento per noi è molto dura, spero di avere dei miglioramenti nelle prossime gare per ritrovarci in una posizione migliore. Siamo in punto molto basso, farò il possibile per aiutare il team a fare punti e finire bene, si spera sempre possa esserci di meglio. Per me è stato un grande onore, peccato quest'anno non possa esserci il pubblico, non avere sostegno ci fa male, ancora di più nell'attuale situazione. Un giorno da vecchio, perché ora non mi ci sento, questa sarà una delle più grandi emozioni provate, magari tornerò a Milano in centro con così tanti tifosi. E' stato un vero onore ed un privilegio vivere queste emozioni, guardandosi indietro speri sempre che possano durare di più, ma da un certo punto di vista è bene sia così perché c'è il momento in cui devi godertele e poi voltare pagina, perché la vita è questa".