In comune, Stefano Domenicali e Mattia Binotto, si ritrovano l’aver occupato lo stesso ruolo a capo della Gestione Sportiva Ferrari, una storia a Maranello lunga più di due decenni e, purtroppo, ad accomunarli ci sono stagioni in Formula 1 identificate come le peggiori del recente passato per risultati e prestazioni: il 2014 e questo 2020.

Diverse sono le condizioni e le premesse di una competitività inaccettabile: quel 2014 primo anno di un’era ibrida iniziata come peggio non si sarebbe potuto fare; il 2020 condizionato dalla stretta proprio su una power unit considerata il perno del progetto SF1000, sperando di mascherare altre lacune.

Un progetto e il tempo per attuarlo

Amministratore delegato Lamborghini, Domenicali guarda al momento critico della Rossa con gli strumenti di chi, team principal, lo è stato tra il 2008 e il 2014. “Ci conosciamo molto bene, come potete immaginare, perché Mattia ha lavorato con me. Come segno di rispetto, non interferisco nelle loro decisioni, non commenterò perché credo non sia la cosa giusta da fare.

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Dobbiamo dargli il tempo e lo spazio per sviluppare i suoi piani. Essendo stato nei suoi panni, non voglio intervenire in alcun modo, perché solo le persone che lavorano all’interno della squadra, quotidianamente, sanno esattamente cosa sta accadendo”, spiega intervistato dal magazine olandese Formule1.

La pressione tutta Ferrari

Sviluppare il piano di ritorno alla competitività piena nel 2022, farlo con innesti di qualità in una struttura della GeS che deve inseguire la stabilità, fattore spesso individuato come fondamentale per la creazione di cicli vincenti. Inevitabilmente, la figura del team principal finisce con l’essere volto e bersaglio della critica nei momenti di difficoltà, pressione tutta italica moltiplicata dal fattore-Mito Ferrari: “Posso assicurarvi che il capo di un team come la Ferrari ha tanta pressione addosso, è molto intenso. Vincere è normale, finire secondo è un disastro. E tra l’uno e l’altro passa pochissimo, però fa parte del gioco e ne sei consapevole”, prosegue Domenicali.

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Sacrificare un’altra stagione, che sarà di stabilità regolamentare, tale da rendere difficile un recupero completo – permetterà però di riguadagnare una competitività (leggi nuova power unit) che sia perlomeno dignitosa e non un navigare a ridosso della top ten -, in un’ottica di medio periodo può essere un “investimento” ragionato (dove non una necessità), visto il cambiamento regolamentare in arrivo nel 2022.

Isolarsi dalle critiche

Diventa una delle condizioni per avviare un ciclo, al quale presentarsi finalmente con le carte giuste, non come accadde nel 2014 dell’era turbo ibrida al debutto. Cicli vincenti da programmare, affrontare attrezzati di uomini, strutture e strumenti. “E’ come il ciclo della vita. McLaren, Williams e Mercedes, tutti hanno un ciclo. La cosa più importante è continuare a essere concentrati, concentrarsi e non prestare attenzione a ciò che viene scritto e detto.

La Ferrari deve recuperare in fretta, al campionato serve una Ferrari in lotta, la F1 ne beneficia di una Ferrari in corsa per il mondiale. Con più avversari intravedo un futuro luminoso per la Formula 1”, ha concluso Domenicali.

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