Il Mugello e Portimao, Imola e perché no Istanbul. Piste in grado di raccontare una storia, che sia di tradizione o di caratteristiche tecniche, dove non entrambe. Appuntamenti che meriterebbero una conferma di diritto in calendario, eppure difficilmente sarà così, per molte di esse.

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Un giro a Imola vale ben più del numero di sorpassi che riesci a contare, figurarsi tutto un GP. A sentire i giudizi di Ross Brawn viene da chiedersi perché, piuttosto che lanciarsi in progettazioni ex novo in angoli del globo dal dubbio interesse aggiunto alla causa dello sport – chiarissimo nell’apporto alle finanze -, pure ispirate dalle piste storiche, non si confermino gli esempi originali.

I grandi classici

“Il GP dell’Emilia Romagna è stata una gara fantastica su un impianto dalla grande storia, che mi ha riportato in mente tanti ricordi personali. Complimenti ai promoter per aver messo in piedi un tale evento, così ben organizzato in un brevissimo lasso di tempo.

Siamo stati su alcune piste classiche ma inedite per il 2020 quest’anno e tutte hanno dimostrato come la tracciatura della pista può ispirare grandi corse. Per questo vogliamo essere coinvolti nella progettazione e pianificazione di qualsiasi nuova pista che è in arrivo, utilizzando le lezioni apprese perché crediamo che qualsiasi nuova pista dovrebbe essere un’opportunità per creare qualcosa di speciale. Con l’organizzazione che FIA e Formula 1 hanno strutturato, credo potremo riuscirci”, commenta Brawn.

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Si vocifera del prossimo ingresso dell’Arabia Saudita in calendario. Ecco, per ripetere il fascino di Imola o del Mugello, i saliscendi di Portimao, la costruzione potrebbe partire dal creare un su-e-giù continuo. Poi guardi a Miami e le discussioni sempre sullo sfondo – destinate a restarci? - e la tracciatura finisci per farla in un parcheggio o poco più, fuori da uno stadio.

Due giorni promossi (anche no)

L’esame del week end alle spalle guarda anche al format, due giorni che all’appassionato puro risultano un po’ poco nella fame di azione in pista e nella tradizione, che ha perso negli anni i test, il warm-up, tutto sull’altare di costi che, alla fine, restano sempre enormi.

“Il format su due giorni del week end ha funzionato anche bene e prenderemo interessanti lezioni in vista del futuro”, dice Brawn. Due giorni per necessità, di spostamento via terra da Portimao a Imola, vanno bene. Tre sono anche meglio.

Racing Point, ahi, ahi, ahi

E al tre, posizione, era candidato Sergio Perez con la Safety Car entrata in pista per il ritiro di Max Verstappen. Schiodarlo sarebbe stato difficilissimo, perché il sorpasso non è semplice a Imola – meriti enormi a Daniil Kvyat, alla ripartenza ha sfruttato come nessun altro le gomme morbide – e perché la gestione della gomma non sarebbe stata un gran problema per Checo.

In Racing Point, Aston Martin in fieri, Sebastian Vettel servirà anche per una visione strategica differente. La decisione di fare il pit-stop cancella le speranze di podio con Perez, dopo aver cancellato a Silverstone il bel piazzamento di Hulkenberg. La decisione Racing Point di fare il pit con Sergio Perez sotto Safety Car, quando era terzo, probabilmente è costata il podio.

Checo è un pilota che riesce a gestire le gomme straordinariamente bene, perciò se c’era uno che poteva portare le gomme alla fine e difendere la posizione, era lui. Ricordando anche come Imola sia una pista molto difficile sulla quale superare.

Sono certo che il team guarderà molto a fondo a quella decisione e le ragioni alla base, inevitabilmente impareranno. Le chiamate che fai in corsa non sono sempre giuste. Avrebbero potuto essere degli eroi, era una richiesta difficile aspettarsi che Checo recuperasse quattro posizioni. Le gomme sono state molto più stabili di quanto previsto ed era evidente a metà strada in gara”, le parole di Brawn che sanno di bocciatura.

L'ordine d'arrivo del GP