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La prima del cavaliere

Lewis Hamilton di gare ne ha vinte tante, ha tante coppe che non sa quasi più che farsene. Ma questa è la prima da cavaliere nominato da Sua Maestà, la prima al Gp inaugurale dopo sei anni. Pare strano, ma l'inglese non vinceva la prima della stagione addirittura dal 2015, nells gara che vedeva al debutto proprio Max Verstappen. Con l'olandese è andato in scena più di un duello: c'era in ballo un confronto generazionale, una lotta tra due piloti fortissimi anche se con modi diversi, e la consapevolezza che cominciare bene una stagione sulla carta combattutissima poteva fare solo che bene. L'ha vinta Lewis, questa battaglia che dà inizio, ci auguriamo, ad una guerra sportiva che farà appassionare. Annullare quattro decimi di ritardo rimediati in qualifica non è mai facile, anche se il divario in gara, tra RB16B e W12, è ragionevolmente più contenuto. Hamilton ha fatto tutto quello che doveva fare: all'inizio non ha perso il treno, restando in scia e mettendo la squadra nelle condizioni per richiamarlo per l'undercut. La Red Bull non ha potuto reagire, scegliendo la via che tante altre volte aveva scelto la stessa Mercedes: se sei sicuro di finire dietro dopo la sosta, tanto vale restare un altro po' in pista per cercare di crearsi un'occasione più avanti nella gara con gomme più fresche. E l'occasione era venuta fuori, ma a quel punto era tutto in mano ai piloti, ed anche lì Hamilton non ha deluso il suo box: si è pure concesso un'escursione di pista in curva 10, ma non ha permesso a Verstappen di attaccarlo se non in un unico istante, quello andato a finire con il sorpasso dell'olandese poi cancellato dai commissari. I quali sono stati molto più celeri del solito nell'impartire un ordine ad un team, in questo caso Red Bull, che si è subito adoperata per far ripassare Lewis. Forse si aspettavano che Max sarebbe stato comunque in grado di riportarsi davanti? Domanda alla quale non deve rispondere Lewis, che dal canto suo ha detto ho fatto qualcosa di speciale, aggiungendo che si sia trattata di una delle sue gare più belle. Ormai lo dice quasi sempre, ma forse perché, a quota 96, è facile perdere il conto.

Verstappen: "Un peccato, ma dobbiamo guardare il lato positivo"

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