Tornare a parlare di Ayrton Senna, come se fosse qui. Come se non se ne fosse mai andato, rapito dalla sorte. Eppure il vero destino di Beco è quello di restare sospeso in un eterno limbo emozionale, oscillante tra immagini che vanno dalla giovinezza agonistica alla maturità, senza mai passare oltre.

Quasi a incarnare un pilota che poteva sembrare vulnerabile e allo stesso tempo la leggenda di un campione col passare degli anni sempre più immortale. Perché l’Ayrton Senna di adesso non è più quello del 1991, fresco del terzo mondiale vinto, o quello struggente che si calava nell’abitacolo della sua Williams, nel primo pomeriggio del giorno 1 maggio 1994.

Ayrton Senna, il profeta

L’Ayrton di oggi è un modello, un formidabile traino motivazionale, un simbolo forte di classe, resilienza, riscatto, determinazione e poesia.

Meno pilota, forse, e molto più uomo, personaggio e inno. Inno a solidarietà, dedizione, empatia, determinazione e capacità di comunicazione. Anche in questo sta la sua modernità, la sua veicolabilità, il suo mantenersi perfettamente spendibile in un mondo che nel frattempo è molto cambiato dal giorno delle sue ultime vittorie in pista.

Ma poco importa, perché Beco resta non solo un campione, ma profeta dello Sport. Uno che fa e dice cose che restano.

Un Uomo che affronta tutto e tutti senza essere mai banale o insincero, dicendo sempre ciò che pensa e pensando puntualmente e attentamente prima di dire o manifestare il suo pensiero.

Forma di rispetto

Per questo per noi tornare a parlare di lui non è un omaggio alla storia della F.1, ma semplicemente il giusto rispetto dovuto a un presente indeclinabile in modo diverso, proprio perché Ayrton Senna sa restare a dispetto dei decenni sempre attuale e in grado di fornire spaccati inediti e inconsueti della sua storia stratificata, complessa e ricca di anse e momenti ancora in ombra.

Per questo, riandare a lui e con lui, qui ed ora, è anche l’occasione per tornare ad approfondire momenti fin qui svelati ma non abbastanza assaporati, riguardanti soprattutto l’alba della sua vicenda di campione del Motorsport. Pensiamo agli inizi a livello internazionale in kart, in Italia, certo, ma anche al momento del salto di qualità in Formula 3, in quella intensissima stagione 1983 in Gran Bretagna, nella quale il brasiliano duella piuttosto selvaggiamente con Martin Brundle, prima di imporre la sua legge, oltre a scrivere il suo nome anche sull’albo d’oro di una gara classica come il Gp di Macao.

Sempre in quell’anno, talmente magico e fervido da raccogliere le esperienze di un’esistenza intera, Ayrton entra nel radar addirittura di quattro team di Formula Uno, che complessivamente gli fanno svolgere addirittura quattro provini consecutivi.

Un campione infinito

Un viatico assolutamente inconsueto, unico e improbabilissimo per un giovane pilota privo d’esperienza iridata, eppure realissimo solo per un campione mai visto e diverso dagli altri quale il 23enne Ayrton Senna Da Silva è e, in fondo, resterà per sempre.

Nonfinisce qui, perché l’anno dopo succede un’altra di quelle cose a oggi tenuta quasi in ombra, in secondo piano e piuttosto lontano da un racconto vero,vivo e degno della massima attenzione.

Nella primavera del 1984, infatti, prima ancora che l’astro di Senna brilli per la prima volta in F.1 in occasione del Gp di Monaco, il brasiliano prende parte a una gara celebrativa monomarca che riunisce tutti i più grandi piloti del Circus iridato passato e presente, a bordo di vetture Mercede 190E, quale inaugurazione ufficiale del nuovo e modernissimo (e pure sciapo) circuito del Nurburgring, sorto accanto alla terribile Nordschleife.

Ebbene, in una corsa che assomma col senno e col Senna di poi, ben undici campioni del mondo di F.1, Ayrton dà un’immensa lezione a tutti, dominando la gara su asfalto umido, ovvero nella sua condizione atmosferica ideale, come da lì a pochi giorni rivelerà nel bagnato Gp di Monaco, dove sarà secondo al volante della pur non irresistibile Toleman.

Sempre con noi

Ecco, tutto ciò, unito a un bel pezzo che vede protagonista papà Milton, viene unito e amalgamato a un corpo- so fotocolor riguardante tutte e 41 le sue vittorie iridate nel mondiale di F.1, da Portogallo 1985 sino ad Australia 1993.

Tutto all’insegna dell’Alfa e dell’omega, dall’inizio alla fine. Cercando di rivivere, approfondire e centellinare aspetti fin qui ancora non dovutamente analizzati nel dettaglio all’interno della vita e della carriera di un campione la cui ricchezza di esperienze umane e sportive restano a tutt’oggi un giacimento immenso e tutto da valorizzare, con curiosità e vorace interesse.

Per questo, un campionissimo come Ayrton è una presenza sempre più gradita, struggente e importante.

Capace di ricordare in lui uno dei simboli della nostra giovi nezza grazie alla sua, che perpetuandosi nel ricordo ci offre ricordi, ma anche ideali dei quali ci inorgogliamod’essere partecipi sempre e per sempre.