GP Arabia Saudita, l'anteprima: benvenuti sul cittadino più veloce di sempre

GP Arabia Saudita, l'anteprima: benvenuti sul cittadino più veloce di sempre

La Formula 1 sbarca a Jeddah, sul nuovissimo circuito cittadino che offrirà medie orarie superiori ai 250 km/h secondo le simulazioni. Sulla carta una pista che sorride alla Mercedes, ma tanti possono essere gli imprevisti

Matteo Novembrini

1 dicembre

In questo mondiale è successo e può succedere di tutto, anche le cose più impensabili. Come ad esempio vedere Mercedes e Red Bull andare d'accordo su qualcosa. Tipo? Tipo le aspettative attorno al tracciato di Jeddah, sede del primo GP dell'Arabia Saudita, visto da entrambe le compagini come favorevole alle Frecce Nere. Sarà il 34° Paese della storia ad ospitare una gara, quello su cui si gioca un'altra, golosissima fetta di questo mondiale. Con un Max Verstappen che, nonostante il primo possibile match point a favore, pensa soprattutto a preoccuparsi della rimonta in classifica di Lewis Hamilton e della Mercedes.

GP Arabia Saudita: gli orari

Tutti concordi: Mercedes favorita

Ci voleva l'Arabia Saudita per far convergere due tesi dei rivali al titolo. Horner lo aveva già detto in Qatar, Shovlin lo ha ripetuto in settimana e Toto Wolff, senza dirlo direttamente, ha però voluto precisare che in questo momento la Mercedes W12 è "al miglior livello di competitività di tutta la stagione". Significa, insomma, che a Jeddah tutti si aspettano una Mercedes all'attacco, Mercedes compresa, ed una Red Bull in difesa, Red Bull compresa. Il che trasformerebbe in una finalissima l'ultima di Abu Dhabi, dove si può arrivare con ben due titoli in ballo all'ultimo GP: sarebbe un qualcosa che manca dal 2008. Il perché di queste aspettative della vigilia è da ritrovare nelle caratteristiche del circuito di Jeddah, non solo il cittadino più veloce in calendario, ma pure la pista con il numero di curve più elevato (ben 27), la seconda più lunga del mondiale dopo Spa-Francorchamps con i suoi 6174 metri e quella che, se verranno confermate le impressioni delle simulazioni, dovrebbe avere medie orario di poco superiori ai 250 km/h, che porrebbe il tracciato saudita secondo solo a quello di Monza.

A tutto motore su una pista ancora da scoprire

Attenzione però a correre troppo. Le incognite, in Arabia Saudita, saranno tante e non è solo un modo di dire. Ci sono, ad esempio, quelle tipicamente legate ad un nuovo tipo di pista, sulla quale si va alla cieca: pure la Pirelli, che di solito in un cittadino porta le mescole più morbide, stavolta ci è andata più cauta, optando per le mescole C2, C3 e C4. Diversamente da quanto ci si attende da un cittadino, la gomme più stressate non dovrebbero essere le posteriori, dal momento che le curve lente sono pochissime (le più lente sono le prime due, che compongono una chicane, e l'ultima) mentre sono numerose quelle ad alta percorrenza, quindi con sforzi maggiori per le anteriori. Sulla carta, questo è un altro piccolo vantaggio della Mercedes, che con Hamilton potrà permettersi il lusso di montare l'unità motrice del Brasile: Lewis andrà a tutta potenza, ed ogni kilowatt e cavallo in più potranno fare la differenza su un tracciato in cui si tiene abbondantemente il pedale del gas tutto schiacciato. Il numero delle curve infatti non deve trarre in inganno: sebbene sia ufficialmente molto numerose, si contano solamente sette punti di frenata; ovvero, è come dire che tre curve su quattro si fanno in pieno o al massimo parzializzando il gas. In più, la Red Bull non ha ancora del tutto risolto le incognite sul motore di Verstappen, che non è escluso possa giocarsi la carta della nuova Pu, ipotesi che vorrebbe dire quasi rassegnarsi a doversi giocare tutto ad Abu Dhabi.
Sempre per quanto riguarda le gomme, servirà farle funzionare molto bene: tema mai scontato, soprattutto in virtù del basso carico aerodinamico che vedremo sulle monoposto; da un lato questo significa minor forza e quindi più difficoltà a mandarle in temperatura, ma al tempo stesso chiedere di più alle coperture per recuperare quell'aderenza supplementare che manca quando si ha poco carico verticale. In questo senso sarà fondamentale il lavoro della parte meccanica delle vetture, con il gruppo sospensivo chiamato a lavorare al meglio. Tutto ciò senza dimenticare l'aspetto degli orari e delle temperature esterne e dell'asfalto: come in Qatar, FP1 ed FP3 verranno disputate ad orari diversi rispetto a FP2, qualifiche e gara, con le squadre che dovranno essere brave a convertire ed interpretare i dati delle prime sessioni del venerdì e del sabato, mettendo in conto gli inevitabili cambiamenti ambientali. FP1 che saranno importanti anche per valutare subito l'operato in fabbrica, con il lavoro al simulatore che costituirà una base importantissima per iniziare il lavoro di messa a punto a Jeddah. Un altro aspetto per la prestazione è quello legato al livello di aderenza della pista, che ci si aspetta andrà incontro ad una mutazione costante: si partirà su una pista molto "verde", nuovissima (attenzione ed eventuali rilasci d'olio) e con poco grip; da questo punto di vista il ritorno in attività della Formula 2 costituirà un alleato importante per gommare sessione dopo sessione la pista.

Incidenti, strategia e safety car: è qui l'occasione?

Dal punto di vista tecnico, dunque, sono numerosi gli interrogativi e quindi tutte le considerazioni sui favoriti devono mettere in conto un margine di dubbio. Anche perché se poi passiamo al lato sportivo, pure in questo caso c'è da mettere in conto una serie di possibili imprevisti tutt'altro che banali. La prima è che si corre su un cittadino quasi completamente circondato da muretti, elemento che fa impennare la percentuale di rischi in caso di errore, su un tracciato che a qualcuno fa già storcere il naso: le vie di fuga sono pochissime ed in caso di "rimbalzo" in pista dopo un botto nel muro c'è il timore di ritrovarsi delle macchine davanti senza la possibilità, per il pilota che arriva, di reagire, soprattutto considerando alcune curve cieche. Facile dunque che salterà fuori il tema della sicurezza nella tre giorni di Jeddah, e ancora più facile è immaginare una o più safety car chiamate in causa: questo sarà l'ennesimo elemento da tenere in considerazione che potrebbe sparigliare le carta in tavola, ribaltando strategie e quindi anche i risultati finali. La variabile tattica infatti è pronta per essere decisiva: nonostante si tratti di un circuito veloce, la traiettoria ideale non sembra offrire troppi spunti per il sorpasso a causa delle numerose curve in successione; di sicuro si dovrà sfruttare il Drs (il cui impatto però, date le ali a basso carico, sarà minore), presente in ben tre zone differenti: nel rettilineo di partenza, dopo la 19 e tra le curve 24 e 27, un tratto che seppur ufficialmente sia contraddistinto da quattro curve diverse rappresenta una singola e lunga piega verso sinistra da fare in pieno fino alla staccata dell'ultimo tornante che immette sul rettifilo principale.
In conclusione, c'è stato tantissimo da dire alla vigilia di questa tappa che, come si è visto, pare offrire molte più incognite che certezze. E se venisse fuori una gara pazza, ipotesi assolutamente da non scartare per i motivi elencati in precedenza, la tappa sul Mar Rosso rappresenterebbe un'occasione d'oro un po' per tutti quanti: chissà che in coda ad una stagione esaltante il mondiale non sappia regalarci qualche altro fuoco d'artificio per illuminare la notte di Jeddah.

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