Aston Martin: addio ad Otmar Szafnauer, l'uomo della provvidenza

Aston Martin: addio ad Otmar Szafnauer, l'uomo della provvidenza© Getty Images

La scuderia di Lawrence Stroll ha salutato Otmar Szafnauer, e questa è l'occasione per ricordare il gran lavoro fatto dal vecchio team principal, fondamentale per garantire la sopravvivenza alla squadra nel passaggio da Mallya al padre di Lance

Matteo Novembrini

5 gennaio

C'è da scommettere che a Silverstone lasci un pezzo di cuore. La notizia di Otmar Szafnauer che saluta Aston Martin è un fulmine a ciel sereno in una giornata di gennaio, in un periodo dell'anno in cui di solito ci si nasconde dietro il silenzio all'interno delle mura delle factory. Una notizia che scuote l'ambiente, che dà qualcosa di cui parlare ma, soprattutto, l'occasione di ricordare.

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Szafnauer, l'uomo della provvidenza

Ricordare che Otmar Szafnauer è stato l'uomo forse decisivo per la sopravvivenza del team quando ancora si chiamava Force India, due denominazioni fa. Doveva essere il braccio destro di Vijay Mallya, ma col tempo è diventato molto di più: prima per i guai giudiziari del suo capo e, successivamente, nella trattativa che ha permesso a Lawrence Stroll di rilevare la struttura dandole un futuro, quando lo spettro della bancarotta faceva capolino nelle menti dei lavoratori di Silverstone. Il tutto mentre in pista, con poche risorse in confronto alla concorrenza, Szafnauer faceva raccogliere alla squadra risultati di tutto rispetto in rapporto alle risorse a disposizione. Annate che hanno permesso ad Otmar di crearsi una reputazione di tutto rispetto ed una riconoscenza perenne da parte del personale che oggi veste il verde Aston Martin con la prospettiva, o meglio la speranza, di un futuro vincente.

Tra Mallya e Stroll senior

Ricordare quegli anni è un atto doveroso verso un uomo che ha avuto la scaltrezza di muoversi sempre bene, con una carriera che parla al posto suo. Lui, nato in Romania ma americano di adozione (infatti il padre era americano e la mamma rumena), ingegnere elettrico prima di prendere un master in Economia e Finanza, affianca il piglio scientifico al fiuto imprenditoriale, una dote che gli ha permesso di fare scelte oculate quasi sempre giuste. Non era facile essere Otmar Szafnauer negli anni in cui Vijay Mallya, rincorso dalle banche e ricercato dalla polizia indiana, poteva andare solo al GP di Gran Bretagna a causa di un passaporto ritirato. Toccava a lui, Otmar, gestire qualunque questione in pista e sui tavoli della politica, con un capo che poteva dare il suo apporto solo da remoto. Nel frattempo, la squadra cresceva: dopo l'esperienza con la BAR, il mancato approdo alla Jaguar ed il passaggio alla Honda, Otmar stava raccogliendo i frutti di un lavoro ben impostato sin dall'ottobre 2009, quando aveva raggiunto una Force India ancora molto indietro come sviluppo e prestazioni. La crescita con l'impronta di Szafnauer è certificata dai risultati nel Costruttori: 9° posto nel 2009, 7° nel 2010, 6° nel 2011, 7° nel 2012, 6° nel 2013 e nel 2014, 5° nel 2015 ed addirittura 4° posto nei due anni successivi, e questo nelle stagioni in cui Mallya è costretto a defilarsi sempre più.
Poi il 2018, il rischio bancarotta da far scontrare con l'esigenza di garantire una vita in pista al team: quindi il passaggio tra Mallya e Stroll perfettamente gestito, e molto ben preparato, da Szafnauer, con la squadra che cambia nome e perde i punti della prima metà del campionato 2018, anno in cui comunque arriva dignitosamente 7°. Dal 2019 ecco il nome Racing Point, con la denominazione "Force India" che scompare completamente. Un nome buono solo per la transizione in Aston Martin, che si completa nel 2021, l'anno dopo il primo, storico successo della squadra di Silverstone. Ed Otmar Szafnauer, furbissimo a garantirsi per il 2020 una Mercedes dipinta di rosa, è a Sakhir che gongola.
Adesso tutto questo appartiene al passato. Dove andrà Otmar Szafnauer? Domanda aperta, risposta imprevedibile. Di sicuro, sarebbe strano se non andasse a finire in qualche altro muretto, in qualche altro box. Intanto il suo lavoro a Silverstone è finito, il futuro è solo una pagina bianca.

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