In ricordo di Lella Lombardi, l'unica donna ad aver preso punti in F1

In ricordo di Lella Lombardi, l'unica donna ad aver preso punti in F1

Maria Grazia Lombardi, per tutti Lella, è l'unica donna ad aver preso punti in F1: a 30 anni dalla sua scomparsa ricordiamo una figura che ha sfidato tanti stereotipi inseguendo un sogno che l'ha portata a vivere un'avventura unica nel motorsport

"Preferisco avere un incidente piuttosto che innamorarmi". Non andò esattamente così, perché anche lei alla fine riuscì a scoprire l'amore. Eppure, quella frase fa capire con quale spirito Maria Grazia Lombardi, per tutti Lella, intraprese la sua avventura nel mondo delle corse. Un'avventura che la porterà ad essere un simbolo, anche se lei non pretese mai di esserlo: ma non può essere altrimenti quando sei l'unica donna della storia ad aver preso punti in Formula 1.

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Frugarolo, anni '40

Lella Lombardi fa parte di quella schiera di persone che hanno un'altra idea della vita e la coltivano fino in fondo, andando avanti a testa alta, schiena dritta e con bene in mente la prossima mossa. Non è un elenco di frasi fatte, solo il riconoscimento di un sogno che Lella ebbe il coraggio prima di difendere e poi di costruire per renderlo realtà: perché pensare di diventare una donna pilota, nella Frugarolo degli anni '40, significava avere coraggio ed anche una cospicua fetta di autostima. Soprattutto per cominciare di nascosto dai genitori, che vennero a sapere solo dai giornali che la loro quarta figlia aveva scelto di correre. Era il 1965, Lella aveva 24 anni: aveva imparato a guidare quando ne aveva 13 e dai 18 in su guidava i camion della ditta di famiglia per il trasporto della carne. Suo padre, burbero macellaio dell'alessandrino, non la appoggiò mai apertamente, ma nemmeno le impedì di inseguire il suo sogno: e solo agli amici, nel dire quelle cose che a volte si ha più difficoltà ad ammettere in famiglia piuttosto che alla compagnia del bar, rivelò quanto fosse orgoglioso di quella sua figliola che aveva scelto di correre in macchina.

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Spagna 1975, la storia in mezzo al dramma

La Formula 1 come sogno, ma anche come traguardo raggiunto con tenacia e meritato con i risultati. Per riuscirci aveva dovuto lasciare Frugarolo, spostandosi a correre per l'Italia e poi per l'Europa, con addirittura qualche puntata in America; Formula Monza, Formula 3, Formula 850, Formula Ford, Formula 5000: tutte esperienze formative, tutte utili per fare un passo dopo l'altro fino alla grande occasione. Il debutto ufficiale è a Brands Hatch 1974, Gran Bretagna, a bordo di una Brabham BT42 privata: Lella non si qualifica, ma è già qualcosa. E' entrata nel giro e l'anno dopo ci riprova; qualificata e poi ritirata nel debutto in gara in Sudafrica, quindi la corsa che cambia la vita: GP Spagna 1975, circuito del Montjuic. La narrazione di quel fine settimana è cronaca nera intrisa di sangue, perché c'è poco da festeggiare: già alla vigilia i piloti protestano per le condizioni di sicurezza del tracciato, ritenute ben sotto gli standard. Prove libere disertate, qualifiche a mezzo servizio fino all'ultimo turno, con il gran gesto che lo fa nientemeno che Emerson Fittipaldi: tre giri ad andatura lenta e poi più niente. Alla fine si corre uguale, ma sarebbe stato meglio non farlo: al 25° giro Rolf Stommelen perde l'alettone, sbatte e la vettura finisce tra gli spettatori, causando ben quattro morti. Si corre per qualche altro giro, poi bandiera rossa: per il circuito del Montjuic non ci sarà futuro. Ma quella gara è destinata a fare storia anche per gli aspetti sportivi, oltre che per quelli drammatici: vince Jochen Mass il GP più breve della storia (42 minuti, 53 secondi e 7 decimi, primato che verrà battuto dal GP Australia 1991), quello in cui per la prima volta si assegnano punteggi dimezzati; a consegnare la corsa alla leggenda c'è però Lella Lombardi, 6° dopo una prima parte di gara ricca di incidenti. Lella ottiene 0,5 punti, ma si tratta del mezzo punto più pesante nella storia delle corse, anche più del mezzo punto che nel 1984 consentirà a Niki Lauda di vincere il titolo ai danni di Alain Prost.

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Addio troppo presto

Montjuic come spartiacque di una carriera da allora destinata ad essere ricordata, raccontata, tramandata per rammentare che dietro la visiera non ci sono uomini o donne, ma solo persone che trovano come ragione di vita quella di provare a staccare un metro più tardi per il gusto di arrivare davanti. "Sotto il casco siamo tutti uguali", amava ricordare Lella, che in F1 arriverà a prendere il via in 12 GP (record per una donna) prima di dare seguito ad una parte finale di carriera ricca di soddisfazioni tra sportprototipi e turismo, togliendosi pure la soddisfazione di creare una propria scuderia, la Lombardi Autosport. Tra un volante e l'altro, Lella riuscì pure a scoprire quell'amore che aveva sempre rinnegato di fronte alla possibilità di un incidente: della sua vita privata poco o nulla si sa, eppure c'è un nome che ricorre, quello di una certa Fiorenza, sua compagna di vita: si dice fossero una coppia bellissima e riservata, lontana dalle luci della ribalta. Neanche l'omosessualità fu un problema per Lella, forte abbastanza per sopportare lo scherno di "quattro bigotti", le uniche eccezioni di Frugarolo, paese da duemila anime che di Lella ha sempre parlato con orgoglio. Poi il 3 marzo 1992, 30 anni fa: il tumore vinse una corsa cominciata qualche anno prima, pochi giorni prima che Lella spegnesse 51 candeline. Troppo poche per chi aveva una storia unica da raccontare.

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