Esclusiva: mezzogiorno di fuoco con Vasseur

Esclusiva: mezzogiorno di fuoco con Vasseur© Getty Images

Il piacere di andare a pranzo al ristorante Montana di Maranello con un Vasseur in vena di rivelazioni. in un momento in cui la Ferrari dà chiari segni di ripresa

Alessandro Gargantini

8 agosto

È un mezzogiorno di fuoco a Maranello. L’appuntamento è al ristorante Montana. Per la prima volta il team principal della Ferrari Fred Vasseur concede un’intervista in esclusiva ad Autosprint. Davanti a un piatto di tagliatelle (ineguagliabili quelle della signora Rossella), il manager francese racconta i suoi primi mesi di vita in sella alla Scuderia. Vasseur parla senza mai perdere il suo approccio graffiante che non conosce giri di parole e va direttamente al punto, comodo o scomodo che sia. Fred è molto poco latino, esprime calma, zero emotività ed una sempre migliore compren- sione del nuovo mondo che lo circonda da quando ad inizio gennaio ha varcato i cancelli di Maranello ed ha preso posto nel suo nuovo ufficio. La prima parte della stagione della Rossa ha deluso le grandi attese. Per la ripresa delle ostilità la Ferrari ha varato un piano di sviluppo fino al GP degli Stati Uniti. Ma una serie di modifiche è prevista già a partire da Zandvoort a fine agosto. Un altro pacchetto importante debutterà poi a Monza, alla ricerca di maggiore efficenza. La Red Bull resta imprendibile ma il Cavallino vuole giocarsela fino in fondo per la seconda piazza.

Qual è il suo stato d’animo dopo il terzo posto nel Gran premio del Belgio?
«Bisogna stare calmi, senza esaltarci oggi o deprimerci quando le cose non vanno altrettanto bene. Serve essere equilibrati nel giudizio e nelle emozioni. Nel meeting del dopogara a Budapest, a molti sembrava che fosse la fine del mondo, che la McLaren volasse e che noi non sapevamo fare il nostro lavoro. Sette giorni dopo, è cambiato tutto. La McLaren ha faticato in gara e noi siamo davanti. Bisogna stare tranquilli e affrontare il nostro lavoro, gran premio dopo gran premio, con il giusto spirito, lavorando sui nostri limiti. La concorrenza è molto vicina, basta un nulla per perdere i due decimi che ti fanno scendere dalla seconda alla undicesima posizione. Non siamo alla fine della stagione, c’è ancora molto da fare, ma sono contento di affrontare la pausa estiva dopo la buona corsa di Francorchamps: nelle due settimane di pausa avremo un positivo stato mentale».

Qual è il motivo per il quale avete avuto poco degrado a Spa?
«Avevamo un buon ritmo gara, che è la chiave di tutto. In passato, ci sono stati alcuni gran premi nei quali non avevamo ritmo ed abbiamo dovuto spingere troppo (cit. overpushed), danneggiando le gomme. Molto spesso, anche la Red Bull gestisce il proprio ritmo per non penalizzare le coperture. Sulla pista delle Ar- denne abbiamo fatto gestione anche noi con Leclerc. Anche per quel che concerne le strategie, di cui si parla spesso, è tutto molto più semplice quando c’è un buon ritmo gara».

Nella buona prestazione di Spa, quanto è riconducibile al tipo di pista e quanto ai progressi della SF-23? «Bella domanda, entrambe le cose hanno la loro importanza. Sono contento perché abbiamo disputato un fine settimana competitivo (strong) con condizioni diverse, sul bagnato, sull’asciutto, nei long run, con i diversi tipi di gomme. Siamo stati sempre competitivi e questo mi fa piacere. Dobbiamo però comprendere perché su certe piste ci esprimiamo meglio, mentre su altre le cose non van- no altrettanto bene. Penso che anche le altre squadre siano nella stessa situazione, siamo tutti un po’ inconsistenti. Basta pochissimo, con tante macchine racchiuse in due decimi, per passare da seconda a quinta forza! E presto per tirare le somme, ma penso che sarà così fino alla fine della stagione. Noi dobbiamo capire perché in certe situazioni siamo più deboli e cercare di porre rimedio».

(…)

Quanto fa male alla Formula 1 avere oggi un pilota che corre una spanna sopra tutti?
«Non sono d’accordo con te. Penso che gli altri debbano collettivamente fare un lavoro migliore. Verstappen non sta danneggiando nulla, sta solo facendo un lavoro fantastico, migliore degli altri, con il suo team. Noi dobbiamo solo essere spronati a fare un lavoro migliore. Non possiamo lamentarci del predominio dell’olandese»

(…)

Spesso ci si riferisce all’era di Schumacher e Todt che vinceva tutto con il pugno di ferro. E questo l’approccio giusto?
«Il pugno di ferro non è il mio sistema, e i tempi sono cambiati. L’approccio psicologico della gente è diverso, ci vuole un approccio più inclusivo che faccia tutti partecipi di un progetto vincente. Questo vale in tutti i contesti, non solo in Formula 1. Dal 1993 al 2000 la Ferrari non ha vinto, non ci sono ricette vincenti per definizione. Bisogna semplicemente migliorare il sistema e Jean è stato fantastico a sopravvivere e svilupparlo nel modo giusto. Penso che per Jean sia stato più difficile sopravvivere per sette anni che vincere titoli a ripetizione!».

Il servizio completo è su Autosprint in edicola, oppure qui in edizione digitale.


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