Pronto a partecipare, scoprire cos’è la vera Dakar, 12 tappe e 7.500 chilometri densi di insidie, rischi, sfide. Fernando Alonso e Marc Coma affronteranno sul Toyota Hilux numero 310 l’avventura in Arabia Saudita. L’obiettivo principale è quello di portare a termine il raid, consapevoli di non essere nelle condizioni di poter puntare alla vittoria.

Si parte domenica, con i primi chilometri su terra e sabbia, fondo roccioso e un breve assaggio di dune. Richiama le statistiche, Alonso, per ricordare la portata della sfida che lo attende: “Sappiamo che solo un equipaggio su quattro alla partenza arriverà al traguardo, è dura e so che sarà molto difficile.

Devo approcciare la corsa con una certa tranquillità, non voglio andare alla Dakar e ritirarmi il secondo o terzo giorno per uno stupido errore”, riporta Autosport.

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“Corro la Dakar per scoprire com’è, ancor di più per concluderla”. In 12 tappe può accadere di tutto, anche che Alonso-Coma mettano la firma su una prova speciale, secondo il direttore di gara, David Castera.

Se ha fallito Loeb...

Prima di volare alla volta dell’Arabia Saudita, sul finire del 2019, Alonso ha escluso progetti di vittoria assoluta, portando l’esempio di Sebastien Loeb, da rookie spesso protagonista mai al punto da imporsi in Sud America:Sarebbe molto audace pensare a una vittoria. Anche Sebastien Loeb, il miglior pilota di rally della storia, non è riuscito a vincere la Dakar, figurarsi io che arrivo dalla pista.

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Anche per Marc è una novità trovarsi sul sedile accanto, dovremo provare a supportarci l’un l’altro e avere meno problemi possibili: ci saranno e dovremo essere pronti. Affrontare il rally con un buono spirito, puntare almeno in alcune tappe a essere competitivi è il secondo obiettivo”.