Certe volte bisogna essere pronti a gioire e a commuoversi anche per il12esimo posto più bello e importante nella storia della F.1. Perché a ottenerlo è il quasi 41enne Kimi Raikkonen, su Alfa Romeo, davanti alle Ferrari di Vettel e Leclerc, rispettivamente in tredicesima e quattordicesima posizione. Certo, per Kimi gli anni d’oro sono ormai alle spalle. I trionfi in Belgio nel 2004 e nel 2005 su McLaren e nel 2007, l’anno del titolo mondiale vinto su Ferrari, più quello del 2009, con una F60 tutt’altro che irrisestibile rispetto alle regine d’allora Red Bull e BrawnGp, sembrano ricordi indelebili ma un po’ seppiati. Tosti ma lontani. Ormai lui è una specie di ultimo d’un’epoca che non c’è più, accanto al rientrante Alonso e, in parte, al non vecchissimo ma smagato Lewis Hamilton.

E vedere che over 40 Iceman sa ancora una volta tirar fuori artigli e classe tra le conifere di Spa-Francorchamps, dà una sensazione bellissima di fermo immagine verso il tempo che passa, di resilienza generazionale e anche di senso nobile della professione di pilota. Quasi a voler ribadire, ancora una volta, che mister Kimi Raikkonen non è mica lì solo per fare numero e passare all’incasso con gli spot sulla Stelvio. In fondo, aver lasciato la Ferrari gli è spiaciuto non poco quanto lo fa felice ritrovarsi con entrambe le Rosse dietro, a Spa 2020: vederle dipinte negli specchietti retrovisori deve avergli dato un sapore speciale assai, al finale di gara, anche se lui è tipo sportivo e non ha cattiveria.

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Però esser giunto davanti a Vettel e Leclerc non è mica una cosuccia che passati i quaranta capiti di frequente, neh. Eppoi, dopo una gara così, inutile negarlo, fa piacere anche pensare chelo stesso Kimi abbia inviato il segnale chiaro che lui c’è ancora, eccome. Su un circuito speciale, probante e che non perdona la minima disattenzione. La stessa malaugurata uscita di strada di Antonio Giovinazzi è lì atestimoniarlo chiaramente. A Spa non si scherza e una piccola imperfezione può portare grandi e ansiogene conseguenze, meno male che in questo casotutt’altro che gravi.

Ma, ecco, Kimi è lì, a sfiorare la zona punti e al volante di una monoposto che non è certo tra le migliori, rispetto a tutte quelle che haguidato in un quasi ventennio di lotte sul tracciato ritenuto, a ragione, il più entusiasmante e impegnativo del mondiale. E che bello al 15esimo passaggio vederlo infilare Vettel per issarsi inquella dodicesima posizione che proprio non gli ha regalato nessuno. Anzi, diciamo pure che, maledizione, magari fossero partite un paio dipower unit in più, là davanti, per concedergli anche quel punto che sarebbe stato strameritato. Ma pazienza, dai, va bene anche così.

A dirla tutta, in questa fase della faccenda sarebbe bellissimo veder diventare un poco più concrete quelle vocine che vogliono il finlandese non ancora del tutto propenso a mollarla lì e magari quasi felice difirmare per un altro anno di permanenza in F.1. A dare seguito a una presenza importante, che, proprio come quella di Hamilton, ma in chiave del tutto diversa, si appresta a scrivere una pagina molto particolare, nel libro di storia della F.1.

Certo, mentre Lewis insegue i numeri di Michael, tra vittorie assolute etitoli mondiali, Kimi sta seguendo tutta un’altra pista. Perché con la presenza a Spa, ormai siamo a 320 strisciate di cartellino filate nelmondiale di F.1, quindi solo a tre gettoni dal record di tutti i tempi di fedeltà ai Gran Premi che appartiene dal 2011 a Rubens Barrichello. Ebbene, starsene a -3 vuol dire che, presumibilmente, in occasione del Gp di Russia il buon brasiliano dovrebbe essere affiancato, col sorpasso definitivo in programma subito dopo, nel Gp in terra tedesca all’Eifel, ovvero al Nurburgring, che consegnerebbe alla storia Kimi con 324 partenze nel sacco. E a dire il vero questi son discorsi del tutto teorici perché non c’è nulla di più caduco e modificabile del calendario 2020 della F.1 iridata, quindi qualsiasi cosa detta e scritta va sempre condizionata alla clausola doppia rebus sic stantibus e Covid-19 permettendo.

Ma, a parte ciò, il resto sta in piedi eccome, in chiave Kimi. Ecco quindi che tutto questo discorrere, contare e argomentare non arriva invano, perché a prepararsi sempre più, in questa annata così strana, difettiva e anomala, è una verità del tutto inattesa e spiazzante: proprio colui che dopo il 2009 seppe rinunciare alla F.1 per scoprire il mondiale rally e gli orizzonti Nascar, truck compresi, quindi il pilota che dimostra d’essere negli anni più curioso e interdisciplinare oltre che meno opportunisticamente attaccato al laticlavio di senatore a vita dellaF.1, in realtà alla fine è in grado di prendersi la palma di fedelissimo assoluto.

Perché nelle corse, come in amore, se vuoi durare davvero, certe volte è bene tu faccia un passo indietro. E se vuoi davvero dimostrarti importante devi anche far vedere di saper rinunciare e fare a meno all’oggetto e al soggetto del tuo sentimento più bello e puro. E il Raikkonen quasi 41enne risulta stupendo e tutto da abbracciare anche per questo, all’interno di una carriera infinita nelle quale sa sempre alternare colpi di coda alla sprezzatura saggia di chi parlando e non parlando, tra un bwoah e l’altro, sa spiegare al mondo d’essere uno che ama profondamente la F.1 ma non abbastanza da bruciarsi il cervello per essa.

Al contrario, se c’è qualcosa di dolce, carino e romantico in questa F.1 2020 così scontata, noiosamente classificatoria e avara di reali colpi discena, ebbene, la poesia va ricercata proprio e anche nel vedere ancora una volta Kimi Raikkonen rituffarsi a Eau Rouge o a sfidare Pouhon come non ci fosse un domani, all’interno di una saga ormai antica e senza tempo, preziosa tessera di un mosaico che presto lo vedrà realizzare l’affresco più quantitativamente monumentale, grandioso e complesso nell’intera storia della F.1. Quello della striscia di partecipazioni più lunga, certo, ma non solo, perché lo spessore delle vittorie, lo stile con cui ha saputo esseref errarista e anche il disincanto giocoso e silente con cui da sempre interpreta il ruolo di antieroe, lo rendono protagonista di una delle carriere più calde e apprezzate.

Prova vivente che, alla fine della fiera, se proprio non te ne frega niente d’essere amato e ci tieni solo ad essere vero, puro e nient’altro rispetto a ciò che sei, allora sì che t’amano e t’ameranno a lungo, più di chiunque altro. Per tutto questo, grazie di esserci e, auspicabilmente, di restare finché vorrai, Kimi Raikkonen. Anche se, al 320esimo tentativo, arrivi meraviglioso dodicesimo.