Il vero vincitore del Gran Premio di Turchia è Max Verstappen. Per carità, Valtteri Bottas ha tutti i meriti di questa terra, è un primo ben legittimo, ma ancora una volta è l’Olandese Volante ad aver dato segnali di crescita e di adamantina consistenza in questa estanuante e bellissima lotta iridata contro la Mercedes di Lewis Hamilton.

Mercedes più forte

Il discorso è piuttosto semplice: in Turchia la Mercedes ne aveva di più, rispetto alla Red Bull. Lo testimonia il fatto non smentibile che sia in qualifica che in gara le Frecce nere son restate sempre al top, a parte la sfuriata di corsa ad opera della Ferrari di Charles Leclerc, dovuta solo al pit-stop ritardato. In realtà contro la Mercedes W12 a Instanbul c’era poco da fare. E uscire dalla trasferta giungendo davanti ad Hamilton, recuperando la leadership del mondiale e infliggendogli anche sei punti secchi di distacco in classifica generale, significa avere tutti i motivi di fare una grande festa, di ritorno dalla Turchia, per il team di Marko e Horner, nonché per tutto l’entourage di Max, il quale a fine corsa sfoggiava un sorriso strabordante, piuttosto raro per uno come lui.

Perché, vedete, a questo punto l’analisi oltre che tecnica deve farsi anche psicologica e caratteriale e in tali versanti sembra tanto di vedere un Hamilton logorroico nei team radio, tanto ciarliero e quasi trafelato, mentre, di converso, Max parla meno e sembra gestire di più, dando l’idea di essere ora caratterizzato da una temperatura emotiva inferiore a quella del rivale. Non solo. In questa ultima parte del mondiale, con eccezione di Monza che è stata un episodio difettivo e valevole quale resa dei conti di Silverstone, Verstappen medesimo sembra muoversi animato da una consapevolezza e da una postura del tutto diverse da quelle che generalmente caratterizzavano il suo aplomb, il suo comportamento, il suo porsi verso ciascun weekend di corsa. In generale, il Max Verstappen che si incammina a questo infuocato, incandescente finale di mondiale sembra dare a ogni gara tangibile testimonianza di una consistenza psicologica favolosa e di una raggiunta condizione mentale in grado di mandarlo nel modo migliore a contrapporsi a Lewis Hamilton e alla Mercedes nello showdown finale.

Hamilton soffre la pressione?

Mai si era visto mister Trentatré così contento d’essere arrivato secondo come a Istanbul, mai si era mostrato tanto felice di ragionare, mai era apparso sul suo volto la ruga in più che fa capolino ogni volta che butta là una frase riflessiva, un pensiero attendista, una sorta di carezza tattica a una situazione che, giorno dopo giorno, sembra poter stancare più la Mercedes e Hamilton che non lui stesso.

Max Verstappen quest’anno non ha sbagliato praticamente niente. Silverstone e Monza a parte, dove però le rogne se le sono cercate, trovandole in quantità industriale, entrambi gli sfidanti. Ma quelli non son mica errori marchiani, no, sembrano tanto ammaccature delle armature date dal clamore e dal clangore della pugna.

Per il resto la verità è che sotto pressione Hamilton sta patendo di più, sbuffa, fiotta, si lamenta e ogni tanto sbaglia, vedi a Imola alla Tosa col dritto, col drittaccio di Baku all’ultimo restart, o a Monza partendo male nel Granpremietto, o a Sochi urtando il muretto in qualifica, tanto per dirne solo quattro. Poi, per carità, mica significa che tutto è scritto, no, macché, è tutto “too close too call”, troppo tirato per azzardare una proiezione.

E alla fine vince chi vince e poche storie. Però sono indizi, striature rugose di una fatica esistenziale che qualcosa significa eccome e che in questo momento sul piano dei segnali dell’ansia da prestazione e della fatica emotiva mettono Max lievemente favorito su Lewis, poiché, senz’altro e se non altro, più fresco, ciclopicamente determinato e meno amaramente sbalordito...

Verstappen in versione ragioniere

Perché il Max che sta emergendo nel momento più delicato e importante di questo mondiale è un campione inatteso e glaciale, divenuto improvvisamente calcolatore e ragioniere, un ex pistolero capace di convertirsi felicemente dalle pallottole al pallottoliere, conscio che per operare l’ultimo step evolutivo della sua carriera, iniziata da baby, anzi, da quando era ancora in fasce, adesso è giunto il momento di apprezzare la gestione razionale delle cose e non più il solo impetuoso assalto all’arma bianca.

Benché in Turchia la sua Red Bull bianca lo era davvero, per compiacer la Honda. C’è un momento in cui un grande pilota diventa un campione o in ogni caso si dimostra pronto alla trasformazione: quando riesce a dare il meglio di sé non più pensando alla vittoria del giorno ma concentrandosi unicamente sulla gestione della corsa in chiave iridata, anteponendo un target nobile, un obbiettivo preordinato superiore. Ecco il Max Evo 2 che non si era mai visto e che finalmente fa capolino, tra le nebbie e le pozzanghere di questo pazzo mondiale. L’olandese della Red Bull sapeva benissimo che doveva iniziare il campionato e girare la boa cercando di vincere il più possibile per lavorare ai fianchi Hamilton e la Mercedes. Adesso sta realizzando chiaramente che le fughe per la vittoria restano importanti ma non sono tutto.

Trasformazione da Mondiale

Fiaccare ulteriormente Lewis ormai equivale a lasciar perdere la lotta per vincere a tutti i costi giorno per giorno, per concentrarsi in un comportamento tattico sfiancante, teso a marcarlo come meglio non si potrebbe, a sottrargli ogni volta chance e punti, a logorarlo con jab e ganci alla figura anziché tentare sguaiati e sperticati - oltre che rischiosissimi - colpacci da kappaò immediato.

Occhio, attenzione, fermi tutti, quindi: il Max Verstappen gestore del mondiale visto a Sochi e rivisto in ancora miglior veste a Instanbul fa perfino molta più paura di quello trionfatore a Zandvoort o demolitore di Monza. Il candidato all’iride all’opera in Turchia e Russia ha tutte le qualità per risultare il vincitore finale del mondiale 2021, perché interiormente, sottocutaneamente e psicologicamente è in grado d’ostentare una sicurezza, una saggezza e una lungimiranza che prima non ha mai avuto. Come se improvvisamente, per trionfare nell’iride e per realizzare l’impresa quasi impossibile di battere Hamilton, Max stia cedendo e lasciando la scena alla sua versione evoluta più saggia ed efficace. Il solito Verstappen sembra essersi tramutato nel solido Verstappen e, se continua così, per Lewis Hamilton saranno dolori.