È abbastanza scontato che, nella conferenza stampa di Montreal con i piloti F1, a Fernando Alonso siano state fatte numerose domande sulla sua "avventura" a Indianapolis. Paradossalmente, tuttavia, proprio questo atteggiamento è stata una delle cose che lo spagnolo ha criticato quando gli è stato chiesto un parallelo tra i due mondi, evidenziando le differenze tra i due ambienti. «L'atmosfera è diversa, là sono tutti molto più rilassati e più allegri - è stato uno dei primi commenti di Alonso sulla differenza tra i due ecosistemi F1 e Indycar - e in particolare a Indy sono tutti fieri di essere lì. Mi chiedete perché là giravo in skateboard e qui no, ma credo che in questo paddock non lo si possa nemmeno portare. Tutti ti danno una bella accoglienza e si aspettano di divertirsi»

«Non voglio dire che qui per forza sia diverso - prosegue Fernando - ma con tutto il business che nel corso degli anni si è costruito attorno alla Formula 1, tutti cercano di creare una guerra o di fabbricare polemiche che poi vengono pubblicate sui giornali il giorno dopo. Là ci sono sempre 33 piloti che fanno la loro gara e si godono la competizione. Mentre la F1 è più grande ma per questo ci sono tante altre cose. Succede la stessa cosa un po' in tutti gli sport: nel tennis o nel calcio, rispetto a quando sei a inizio carriera e ti godi le cose, quando arrivi a certi livelli ci sono modi diversi di trattare i giocatori e anche la più piccola dichiarazione può creare grosse polemiche. Insomma, non è una questione di pressione, ma proprio che tutto l'ambiente è diverso: tu sei più rilassato quando anche chi ti circonda lo è»

Quindi il problema della F1 può essere quello di un'atmosfera convulsa ma anche asettica, c'è bisogno di maggior relax nel rapporto con i giornalisti e con i fans? «Ci sono tante cose che sono difficili da cambiare - risponde Alonso - ed è difficile considerare cosa possa essere buono e cosa no. La Formula 1 è la categoria del motorsport più importante al mondo, e c'è un motivo. Qualunque sia, probabilmente comporta anche che l'ambiente sia così. Ad esempio in questa conferenza stampa non è stata fatta nessuna domanda su questo weekend di gara, né a me, né a Lewis e neanche a Jolyon (Hamilton e Palmer erano gli altri piloti in questa prima fase della conferenza, ndr). Si parla sempre del futuro, se gli aggiornamenti andranno bene; si guarda sempre troppo avanti, all'anno prossimo, a settembre e via dicendo. Non ci si concentra abbastanza sui weekend di gara»

Alonso precisa ancor meglio queste ultime affermazioni: «Sappiamo già più o meno quali sono le posizioni, e al 90 per cento le prime 15 dopo le qualifiche rimarranno le stesse in gara. Quindi questa mancanza di incertezza genera troppi pensieri "in avanti" e dubbi sul futuro. In parte il nostro sport ne trae beneficio perché questo genera tante chiacchiere, ma si perde un po' il gusto di quello che accade nel corso del weekend di gara. Quindi non è soltanto una questione di essere più o meno rilassati: prima parli con gli ingegneri della messa a punto, della strategie, delle gomme e via dicendo, poi vieni alla conferenza stampa e si parla soltanto dell'anno scorso, di cosa ha detto Toto o Zak, e quindi il tuo entusiasmo un po' si spegne». 

Per quanto riguarda dunque il futuro del pilota Fernando Alonso, specie ora che è stato accolto ottimamente al di là dell'Atlantico? «La Formula 1 e vincere il campionato del mondo restano le mie priorità più importanti. Credo di aver affinato le mie capacità di guidare soprattutto una F1 negli ultimi 16 anni e che sia quindi la cosa che so fare meglio. Però è stata un'esperienza diversa, con macchine e regole differenti, e sono riuscito ad essere competitivo: questo mi toglie timore per il futuro, perché se non riuscissi ad avere successo qua in F1 il mio amore per il motorsport mi potrà portare a correre anche in altre categorie, dove potrei essere competitivo e potrei vincere»

La questione di vincere potrebbe essere, anzi sarà fondamentale nel futuro con la McLaren: «Non puoi mai sapere con certezza a giugno cosa farai l'anno prossimo. Io sono fedele alla mia posizione: voglio vincere ancora e diventare campione. Perché succeda, le cose devono cambiare, ma ho sentito Zak ieri (Brown, ndr) e resto molto aperto: prenderò una decisione solo dopo l'estate».

Infine, è vero che se aggiungeranno 5 gare al campionato F1, tu ti ritireresti? «Sì, è vero. Le gare continuano ad aumentare di numero, ma credo che il calendario attuale sia già abbastanza impegnativo e sufficiente. Credo che la qualità sia più importante della quantità: forse da un lato sarebbe positivo, ma la mia vita diventerebbe troppo impegnativa. Cosa farei se smettessi per questo motivo? Non lo so, dovrei pensarci».