Verso Sochi con il vantaggio dei numeri in entrambe le classifiche, il vantaggio psicologico di una leadership ampia quando mancano appena 6 gare al termine del mondiale e il vantaggio di aver agganciato e superato su circuiti lenti le prestazioni di quella che è considerata, nell’insieme, la miglior macchina del campionato. Il barometro Mercedes indica bello, le nuvole dei dubbi sulla competitività che avrebbe potuto sviluppare la W09 a Singapore sono state spazzate via in modo perentorio dalle prestazioni espresse da Lewis Hamilton.

Gestione della gomma, certo. Perfezionamento del progetto, soprattutto. A sentire il direttore tecnico James Allison, che la musica per Mercedes fosse cambiata sulle piste lente, che non fossero più uno spauracchio, si era intuito già a Budapest, Gran Premio d’Ungheria che con la sua qualifica bagnata al sabato ha probabilmente mascherato i reali progressi Mercedes sull’asciutto. Sufficienti, allora, per battere le Ferrari in qualifica? L’imprevedibile, sotto forma di pioggia, ha scritto un altro copione, nettamente favorevole a Mercedes, che ha saputo interpretarlo al meglio poi in gara.

Red Bull e Mercedes regine dei lenti 2018, Ferrari specializzata sui ritmi veloci, riassumendo. «Noterete come ci sia stato un lento miglioramento delle prestazioni. Forse uno dei primissimi indizi è arrivato nell’ultimo settore a Budapest, dove eravamo competitivi. Lo scorso anno fummo terribili in quel settore, negli ultimi 12 mesi ci abbiamo lavorato un po’ per volta ma con un impegno enorme, perché si tratta di grandi modifiche da fare per riuscire a migliorare. Ed è davvero fantastico arrivare qui e vincere», ha spiegato Allison.

E con il fantastico finalizzatore che è Lewis Hamilton, di certo il miglior Hamilton visto nell’era ibrida, si ha la misura di quanto sia insostenibile anche la più piccola delle sbavature, figurarsi la serie di eventi che hanno portato a disperdere quasi 50 punti nel giro di 3-4 gare. «Lewis ha fatto il suo ma noi gli abbiamo dato una macchina con la quale potesse riuscirci, è un’enorme fonte di orgoglio per tutti noi», conclude Allison.

Sterzi a parte: La Ferrari sui circuiti lenti non è più al top

Prossima tappa, il Gran Premio di Russia. Sochi è pista che a Hamilton da due stagioni non riserva grandi risultati, tra problemi tecnici e di interpretazione, un anno fa, in qualifica. Lo stato di forma attuale vale un’inversione di tendenza, che vorrebbe dire allungare ancora nel mondiale, in modo decisivo, più di quanto non lo siano già i 40 punti di margine. Un Hamilton proiettato in avanti, che vuole divorare novità, spinge per sviluppi che guardano già alla monoposto 2019. In altre stagioni, con il dominio totale Mercedes, le ultime gare erano appendice dei test invernali, arrivavi a Interlagos e sulla macchina salivano componenti e filosofie che avrebbero trovato posto l’anno seguente.

Spinge perché il team sviluppi nella direzione indicata, Lewis, e porti alcune novità 2019 già sulla monoposto 2018. «Siamo sempre più forti come squadra nella comprensione della macchina e in come utilizzare gli strumenti che abbiamo. Siamo molto più a nostro agio nel fare il nostro lavoro adesso, sei gare fa ci stavamo assolutamente interrogando ma adesso penso abbiamo capito la macchina, sappiamo dove siamo e cosa dobbiamo fare. Nelle riunioni con il team li spingo sulla macchina del prossimo anno, so cosa ho bisogno migliori».