Guarda a uno scenario ancora lontanissimo, appena una possibile sfida tecnica da programmare oltre il 2025 - legata alla ulteriore riduzione delle emissioni inquinanti, oltre l’impiego di carburanti da fonti rinnovabili, verso l’obiettivo di una F1 “carbon neutral” nel 2030 - , Masashi Yamamoto, direttore generale Honda. Per dire come, di essere motorista in una Formula 1 stravolta dall’ipotetica introduzione di un motore due tempi - via tecnica tra quelle immaginate nei mesi scorsi da Pat Symonds -, a Sakura non abbiano alcun interesse.

Perché restare

L’accordo con Red Bull Racing, di fornitura della power unit a Red Bull e AlphaTauri, è limitato al 2021, poi si vedrà quale strada prendere. Certo è che la firma di Max Verstappen fino al termine del 2023 poggia su solide garanzie, più volte Marko e Horner hanno evidenziato come, nel presentare il progetto di lungo periodo, un ruolo chiave lo abbia avuto anche Honda.

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D’altra parte è innegabile come le case automobilistiche siano davanti a una sfida tecnologica e industriale, quindi soprattutto finanziaria, di enorme portata: l’elettrificazione della produzione di serie richiede investimenti onerosi e, un impegno nel motorsport, va pesato attentamente nelle richieste di budget che comporta.

I regolamenti tecnici prevedono una stabilità normativa tra 2021 e 2025, relativamente alla power unit. La direzione verso la quale vorrebbero si andasse i motoristi – posizione peraltro sottolineata anche da Louis Camilleri – è un contenimento dei costi legati alle power unit, con una sorta di budget cap esteso alle risorse destinabili al motore.

“Stiamo ovviamente trattando con Marko. Dipenderà dalle condizioni, se proseguiremo o meno. Dopotutto, la Formula 1 è il vertice del motorsport, che l’industria automobilistica può sfidare e rifinire la tecnologia”, ha spiegato Yamamoto, intervistato dai giapponesi di Auto Sport Web.

No a power unit 2-tempi

“Comunque, se dovessero esserci motivi poco chiari per realizzare un motore due tempi, Honda avrà dei dubbi nell’essere partner di tale Formula 1”.

L’appeal commerciale della massima categoria resta enorme, “un buon affare” per dirla in termini semplici tra investimenti e ritorno in visibilità se vincenti.

E’ importante anche come la F1 è vista dai tifosi che la seguono, se il grande pubblico non condivide l’idea che rappresenti il meglio presente nel panorama delle corse, avrà meno valore per noi partecipare come casa.

Lo scorso anno siamo stati già attivi e quest’anno abbiamo ricevuto richieste dalle sedi locali in tutto il mondo di utilizzare la Formula 1 come uno strumento di marketing, questo vuol dire che la F1 ha un valore molto alto sul piano commerciale”.