E’ un paradosso come lo sport più veloce e tecnologico al mondo si muova con una disarmante lentezza nei processi di assunzione delle decisioni. L’annullamento del Gran Premio d’Australia si decide di fatto per una presa di posizione delle squadre, l’equilibrio nelle votazioni tra favorevoli e contrari a proseguire è spostato da Mercedes, ad allinearsi in una seconda fase sulla posizione di McLaren, Ferrari, Renault, Alfa Romeo, contrari a correre secondo quanto ricostruito dal giornalista Mark Hughes.

Ma non arriva alcuna comunicazione ufficiale fino a poche ore dal via delle libere 1, con il pubblico assiepato ai cancelli d’ingresso dell'Albert Park. Annuncio tardivo alimentato dal numero di parti in gioco, non solo le squadre – a smuovere uno scenario altrimenti ingessato, verso una condizione di assenza del numero minimo di monoposto per gareggiare – ma autorità mediche dello Stato di Victoria (Stato, soggetto investitore nell’organizzazione del Gran Premio, a parlare dell'opzione di svolgimento a porte chiuse), gli organizzatori, la Formula 1 e, in ultima istanza, la FIA.

Questione di interessi, F1 non è un regime

Composizione di soggetti che Ross Brawn spiega: “Sono stato sveglio tutta la notte, avevamo così tanti problemi da risolvere. Dovevamo riunire nuovamente i team e tenere una riunione, serve tempo. Non è come in un regime autocratico, non possiamo prendere una decisione.

Dobbiamo valutare talmente tanti fattori, penso abbiamo svolto un egregio lavoro nel giungere alla giusta conclusione con così tanti detentori di interessi coinvolti. Stavano parlando con la FIA, che si trova in Europa e con il loro fuso orario e e abbiamo dovuto parlare a Jean Todt”.

Bahrain e Vietnam verso il rinvio, occhi sull'Europa

Cosa sarà, adesso, del mondiale di Formula 1, dopo l’ostinata decisione di procedere alla volta di Melbourne, sfidando rischi e tempi di diffusione del virus? Da una nota di Red Bull si intravede indirettaente quello che sarà l’immediato: "il team farà rientrare a casa tutto lo staff". Tra una settimana si dovrebbe correre in Bahrain, di fatto è un’utopia.

Lo stesso può dirsi del Vietnam, in attesa di una decisione. Chase Carey è volato a Melbourne solo nella primissima mattinata di venerdì, da Hanoi, dopo giornate di discussione con gli organizzatori di Vincom. Il GP di Cina è già stato rinviato, subito dopo – e la prospettiva di sposta in maggio – è un procedere per ricostruzioni. Gran Premio d’Olanda a Zandvoort, in teoria. L’evoluzione della pandemia rende impossibile dire quando rientrerà totalmente nei limiti della sicurezza lo scenario in essere in Europa. Dopo l’Olanda ci sarebbe Barcellona e il GP di Spagna, Paese che registra un’escalation dei contagi e ha adottato misure di cancellazione degli eventi sportivi o svolgimento a porte chiuse.

Chase Carey, nella conferenza stampa congiunta, con gli organizzatori del GP d’Australia e alla presenza di Michael Masi, ha più volte utilizzato il termine “situazione fluida” per dire di uno scenario in evoluzione, senza pronunciarsi in modo definitivo su quel che avverrà in Bahrain e l’inizio del mondiale. Non è da escludere che possa essere l'Azerbaijan, Baku, a registrare la prima gara dell'anno, il prossimo giugno.

Flessibilità nel riorganizzare il calendario

Ross Brawn aggiunge: “Non credo che nessuno abbia mai vissuto nella propria vita una situazione come questa (del coronavirus; ndr). Ho attraversato crisi finanziarie, drammi e la portata di questo momento è enorme.

Stiamo valutando la situazione adesso e quel che abbiamo appreso da questo week end. Dobbiamo essere realisti su quando potremo iniziare nuovamente, è ciò a cui stiamo lavorando al momento. Abbiamo dei programmi per ricostruire la stagione e provare a organizzare il maggior numero possibile di gare perse.

Penso che le persone debbano dimostrare un po’ di tolleranza adesso in termini di come struttureremo la stagione per il prosieguo dell’anno. Credo che la squadra sia al posto giusto per capire che è necessario”.

Parole che guardano a una delle opzioni paventate nelle scorse ore, ovvero, recuperare se possibile le gare che verranno rinviate nella pausa estiva, una soluzione discussa nei mesi scorsi relativamente al recupero del GP di Cina e bocciata dai team.

Non è un’autocrazia la gestione della Formula 1. A Melbourne la spaccatura è risultata assoluta: 4-4 e due team astenuti nella prima votazione. Non resta che confidare in maggiore compattezza.