Disputare un campionato 2020 su 18 gran premi, migliore tra le ipotesi emerse nei giorni scorsi, non vuol dire solo perdere 4 appuntamenti nel loro valore sportivo. Vuol dire subire un drastico ammanco di denaro, dai diritti pagati a F1 Group da parte dei promoters per l'organizzazione di un GP, fino ai contratti con le pay-tv, le attività di sponsorizzazione in circuito, per dire di alcune voci in bilancio.

Limitando alla sola quota di diritti corrisposti per l’organizzazione di un Gran Premio di Formula 1, rinunciare al GP d’Australia ha inciso per qualcosa come oltre 40 milioni di euro. In Cina il valore del contratto naviga prossimo ai 50 milioni di euro, in Europa i valori si attestano su cifre inferiori, poco più di 20 milioni di euro per le gare che sono riuscite a staccare il miglior accordo con Liberty Media.

Va da sé come, nella migliore delle ipotesi - immaginiamo il mancato recupero di Vietnam, Spagna e Monaco, dovessero essere cancellate, oltre alla già assodata Australia - la spartizione dei proventi destinati alle squadre è destinata a essere più leggera di almeno 120 milioni di euro

Regolamenti 2021 rinviati

Oltre alle difficoltà di programmare una stagione sconvolta dal virus Sars-CoV-2, con l’assoluta incertezza su quando si potrà davvero tornare in pista – se davvero a Baku o successivamente –, il Circus discute del possibile rinvio dell’entrata in vigore delle norme tecniche 2021, secondo quanto riporta Auto motor und sport.

Un incontro in videoconferenza tra rappresentanti delle squadre e Chase Carey avrebbe prodotto un’intesa di massima sul rinvio dei nuovi regolamenti al 2022, per gareggiare nel 2021 con il telaio, trasmissione e sospensioni delle macchine 2020. Resterebbe la possibilità di sviluppo aerodinamico. Un eventuale provvedimento in tal senso verrebbe assunto, ovviamente, dalla FIA che detiene il potere normativo.

Spese pazze e introiti ai minimi

Per mesi si è detto come il 2020 sarebbe stato un anno con “due campionati in uno”, visto lo sviluppo in parallelo da portare avanti sulle monoposto della prossima stagione, con un impegno di risorse più alto che mai. Risorse che subiranno una sostanziale riduzione per la quota di mancati introiti generati dalla F1.

C’è, poi, la situazione attuale di un blocco dell’attività in fabbrica che pone la Ferrari, ad esempio, in una posizione di svantaggio rispetto a quanti operano nel Regno Unito. Fermi sullo sviluppo e sulla programmazione futura, stop destinato a protrarsi fino ad aprile con le tre settimane di interruzione estiva anticipata.

In sintesi, si inizierebbe a correre a giugno - scenario più roseo - con monoposto 2020 ferme o quasi nello sviluppo a fronte di investimenti ingenti da concentrare sulle monoposto 2021 senza una fetta di premi, fondamentali per molte squadre di seconda fascia.

Budget cap confermato

Da qui l’intenzione di rinviare i progetto 2021 di un anno, tema sul quale si torneranno a confrontare le squadre nella giornata di giovedì. Non verrebbe modificata l’entrata in vigore del budget cap da 175 milioni di dollari, in teoria con un’interessante ricaduta sul 2022, poiché lo sviluppo delle monoposto avverrebbe già in regime di contenimento dei costi, diversamente da uno sviluppo sul 2021 e massima possibilità di investimenti e spesa nell'ultimo anno "libero" sui budget.

Una ricaduta indiretta del tutto teorica, poiché c'è da scommettere come, quale che sia lo scenario nel medio termine, l'impegno finanziario dei top team proverà a essere massimo, per proseguire la ricerca e sviluppo quest’anno sulla nuova generazione di macchine.

L'editoriale del Direttore: Una F.1 che fatica a capire il Mondo