Nella scala delle priorità, provare a stilare un calendario per la stagione 2020 ha la precedenza assoluta per la Formula 1. Finiscono in "pausa", con la pandemia di coronavirus in atto, le discussioni legate all’espansione verso nuovi eventi – vedi Miami – e rinnovi di contratto con promoters in scadenza a fine stagione.

Come il Gran Premio del Brasile, un’edizione ancora da correre a Interlagos prima di capire se il futuro, dal 2021, vedrà la Formula 1 restare a San Paolo o trasferirsi a Rio de Janeiro, in un impianto ancora da realizzare, lontano comunque dalla Rio nell’immaginario collettivo.

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Il fronte carioca è contrapposto a quello paulista, entrambi convinti delle proprie chance di poter ospitare la Formula 1. In altri tempi, del virus Sars-Cov-2 perfetto sconosciuto, Chase Carey indicava in agosto il periodo in cui sarebbe giunta una decisione sul Gran Premio del Brasile, dal 1990 a Interlagos.

Questione di dettagli. Per entrambi

Il promoter della gara, Tamas Rohonyi, ha spiegato al giornale Estado: Mancano solo i dettagli per chiudere l’accordo, tuttavia nella situazione attuale d’emergenza la FOM è concentrata nel trovare soluzioni immediate e riposizionare i Gran Premi rinviati a causa del Covid-19. Per il momento, sono stati sospesi gli incontri ancora necessari”.

Cosa fatta, quindi? A sentire l’altra “campana”, Rio de Janeiro e la società incaricata di realizzare l’impianto, la Rio Motorsports di JR Pereira, la partita non è chiusa: “Posso dire che il coronavirus non ha ostacolato le trattative per ospitare la Formula 1. Zero. Abbiamo lavorato su vari settori: sostenibilità, negoziazioni, aspetti finanziari, sponsorizzazioni. Siamo nel momento conclusivo della definizione dei dettagli. Non ho notato nessuna difficoltà causata dal coronavirus”.

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