Non si è ancora giunti al punto definitivo sulla soglia del budget cap da introdurre nel 2021. L’incontro in teleconferenza tra FIA, F1 e le dieci squadre – anticipato dal presidente Jean Todt nei giorni scorsi – ha visto optare per un “aggiornamento dei lavori” alla prossima settimana.

Dal primo incontro di questa settimana erano emerse, ufficiali, le posizioni contrapposte. Tra chi, come i grandi costruttori, giustifica la difficoltà di procedere a ulteriori tagli rispetto alla soglia di 150 milioni di dollari concordata – già 25 milioni meno del limite inizialmente definito in vista del 2021 – e un partito della “seconda fascia” capeggiato da McLaren, a spingere perché si arrivi a 125 milioni di dollari a stagione.

Modelli differenti a confronto

Somme, in ogni caso, non comprensive degli ingaggi dei piloti e delle figure apicali del management, oltre ovviamente a restare escluso lo sviluppo della power unit. Il punto sollevato da Mattia Binotto non può essere aggirato: chi realizza componenti poi ceduti ai team clienti, supporta costi di sviluppo e produzione che vanno a incidere sul budget del team, con un beneficio indiretto per il cliente.

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Per limitarci alle forniture delle power unit, l’obiettivo perseguito dalla FIA negli anni scorsi era di arrivare a forniture da circa 12 milioni di euro. Vi sono poi, modelli di business, ancora diversi, come Haas, oppure Racing Point. Non di minor rilievo è l'obbligo per i motoristi di fornire la medesima specifica di power unit, dell'anno in corso, a squadra "ufficiale" e cliente.

Insomma, la materia è complessa, ricca di dettagli, non ultimo il tema dei posti di lavoro da tutelare nelle strutture più grandi dei big.

Todt e i dubbi sulla permanenza dei big

Il presidente della FIA ha manifestato chiaramente la propria posizione, favorevole a un taglio significativo del budget cap, richiamando non solo il rischio che diverse squadre possano abbandonare la Formula 1 ma interrogandosi anche sull’impegno dei costruttori ufficiali.

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Le grandi case automobilistiche sono alle prese con perdite nell’ordine dei miliardi di dollari dallo stop alla produzione, le mancate vendite e un quadro critico del mercato auto innescato già prima della mannaia data dal coronavirus: la presenza nelle competizioni in questo scenario è tutt'altro che una priorità.