Aspettando il 2022 e quanto i nuovi regolamenti riusciranno a modificare gli equilibri in Formula 1, l’era turbo ibrida che volge al termine con due stagioni davanti a equilibri stabili, ha detto in modo inequivocabile come una lotta per il titolo mondiale sia stata possibile solo al volante di una Mercedes.

Sprazzi di altissima competitività sono giunti nel 2018 dalla Ferrari, talvolta Red Bull in specifiche gare. È il quadro nel quale si trova a dover scegliere Sebastian Vettel e, per considerazioni che possono ritenersi simili, Fernando Alonso.

Due grandissimi della Formula 1 a secco di successi. Per le figure in questione, si discute di titoli mondiali, vincere gare con regolarità. Il resto, una presenza per onore di firma, serve a poco. Davanti a Seb  si prospettano due scenari più di altri verosimili: discutere con Renault per un sedile nel 2021 o scrivere la parola fine su una carriera da enfant prodige. Restare un anno “ai box”? Avrebbe senso solo per oggi imprevedibili scenari legati a un box d’argento.

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A Vettel serve un team di vertice

Chi è assolutamente certo del valore di Vettel è Franz Tost. Ha lavorato da vicino con Seb e si dice convinto come tutto ruoti intorno al fattore tecnico perché Seb possa ancora dire la propria: “La fine di qualcosa vuol sempre dire l’inizio di qualcos’altro. Dipende davvero da quale sedile otterrà. Sebastian Vettel è un pilota di un calibro tale che può lottare per un campionato. Ha bisogno di avere un sedile tra i primi tre team, allora avrà una concreta possibilità di vincere gare e un altro campionato.

Conosco Sebastian piuttosto bene e di certo è questo il suo principale obiettivo. Non è un pilota che vuole semplicemente essere in griglia, se adesso corressimo una gara vorrebbe vincerla. Dipenderà da come metterà insieme gli ingredienti per raggiungere l’obiettivo”, spiega il team principal AlphaTauri. 

Motivazioni, non soldi la leva per continuare

Una valutazione strettamente sportiva che riporta alla scelta alla quale è stato costretto Fernando Alonso: porte chiuse là dov'era l’unica chance di vittoria e arrivederci Formula 1. Certo è che pensare un Seb fuori dalla Formula 1 ad appena 32 anni fa effetto.

Vettel e Mercedes, i pro ed i contro

Dal punto di vista economico non credo abbia bisogno di continuare a correre, piloti che hanno vinto titoli non pensano troppo al denaro. La loro motivazione è nel vincere le gare, avere successo. Sono queste le motivazioni, non i soldi.

Ha solo 32 anni, è un pilota di grandissime doti e se ha il giusto pacchetto, se sta su una Ferrari, Red Bull o Mercedes, è ancora in grado di vincere delle gare e sono anche piuttosto sicuro che possa vincere un altro campionato, dipenderà dalla squadra per la quale guiderà”, conclude Tost.