Due gettoni per provare a correggere quel che non va dei progetti 2020, intervenire su componenti omologati e congelati in chiave 2021. Oggi le squadre devono informare la FIA su come intendono operare. In Ferrari, i campi  che avrebbero bisogno di un intervento sono molteplici, i margini di manovra pochi. Lo scorso week end, Mattia Binotto, nel commentare il passo indietro della power unit 2020 ha ammesso come le direttive tecniche diffuse lo scorso anno dalla FIA abbiano inciso sulla potenza del V6 turbo ibrido della Rossa.

Sterzi a parte: Ferrari, perché non parli?

Oggi, si scopre qualcosa in più circa i fatti che portarono a un’indagine della FIA, conclusa con l’accordo confidenziale tra Federazione e Ferrari, annunciato a fine febbraio. Da un lato, il sospetto della FIA che la power unit potesse non operare sempre entro i limiti del regolamento, dall’altro, l’impossibilità di dimostrarlo in senso compiuto.

FIA attivata da una fuga di informazioni

Un passo indietro sulla vicenda, per capirne l'origine, arriva dal giornalista Giorgio Terruzzi sul Corriere della Sera, a rivelare un retroscena chiave. E' stata una fuga di informazioni ad attivare l’investigazione FIA, entrate in possesso di un team rivale che avrebbe ottenuto indicazioni chiare sulla power unit della Rossa.

Un illecito di un team avversario - favorito da qualcuno informato sui fatti tecnici della power unit? - ha portato all’intervento della Federazione e, di conseguenza, la necessità di presentarsi in pista nel 2020con un motore diverso, senza più il vantaggio di potenza sui rivali. L’impatto va oltre la power unit in sé, perché l’intero pacchetto della SF1000 era stato immaginato su valori di potenza di gran lunga superiori (si dice manchino 50 cavalli al motore Ferrari), che avrebbero bilanciato il maggior carico aerodinamico, di conseguenza drag, tra i cardini del progetto 2020.

Sterzi a parte: Parlo di Ferrari ma non di Binotto

Lo scenario tracciato da Giorgio Terruzzi nasce dall’ammissione di un tecnico FIA, ovviamente rimasto anonimo.

Il cambio di rendimento da Austin 2019 

Le differenze di prestazione velocistica della Ferrari SF90 sui circuiti più veloci si sono azzerate dal week end di Austin, allora relegate a una diversa scelta aerodinamica, di più carico e drag. Nei fatti, dagli USA è svanito il potenziale di motore di quella monoposto. Austin corsa a inizio novembre, allora con le polemiche scomposte di Max Verstappen, ad accusare la Ferrari di barare; poi si arrivò a Interlagos, GP del Brasile, successivamente al quale i commissari tecnici della Federazione prelevarono per confronti la power unit Ferrari ufficiale, quella Honda di Red Bull e una specifica clienti del V6 turbo ibrido della Rossa. Di direttiva tecnica in direttiva tecnica si giunse a imporre un secondo flussometro dalla stagione 2020.

Al di là del profilo tecnico, conta chiedersi come sia stata possibile un’intrusione di un team rivale, un vero e proprio spionaggio che meriterebbe altri approfondimenti.