Il campionato in corso è quel che è, il 2021 probabilmente avrà ancora difficoltà importanti, tali da rendere improbabile l'idea di una Ferrari nuovamente in corsa per il titolo. Sarà diversa, migliorerà le aree critiche della SF1000, sulle quali far peggio è difficile.

Mattia Binotto alla vigilia del GP d’Italia a Monza torna sull’origine della poca competitività di un progetto SF1000 sbagliato, e come si stia lavorando a Maranello per recuperare dal prossimo anno.

Soprattutto, nella lunga intervista pubblicata sul Corriere della Sera, assicura: “Il Cavallino ci sarà sempre per competere ai massimi livelli. Siamo la scuderia che sta investendo di più per tornare al vertice.

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È la premessa di qualsiasi valutazione in chiave 2022, stagione da non mancare per avviare un ciclo vincente. Alla Ferrari serve tempo, è servito per scrivere i cicli vincenti in passato ed è un credito di fiducia che l’attuale gruppo chiede ai tifosi.

Un vantaggio sfumato, poi il blocco

La SF1000 nasce male perché pensata su presupposti venuti meno tra fine 2019 e inizio 2020, le direttive tecniche della FIA e le limitazioni imposte a un certo utilizzo della power unit che lo scorso anno mascherò problemi endemici di prestazione in curva della SF90. Poi il Covid, il blocco dell’attività quando si era già al lavoro per sanare quel che non andava sulla power unit, fino al congelamento dello sviluppo e di molte componenti in chiave 2021.

“Abbiamo lavorato per migliorare il telaio, ma pensando ancora a quel vantaggio di potenza, che poi è sparito. E quando lo abbiamo capito ormai era troppo tardi”, analizza Binotto.

Ferrari 2021 evoluzione diversa

La riorganizzazione della GeS, il superamento della struttura “orizzontale”, è un primo passo verso il cambiamento, che il team principal riconosce si sarebbe potuto attuare prima. Ai tecnici il compito di progettare una Ferrari 2021 che sia il classico “intravedere la luce in fondo al tunnel”.

“La prossima monoposto sarà per forza un’evoluzione di questa, per il blocco delle regole. Ma ci sono delle opportunità: il motore sarà tutto nuovo, sta girando al banco da mesi, ci contiamo. In questi giorni poi è al voto del Consiglio mondiale un cambiamento aerodinamico importante, con modifiche soprattutto al posteriore. È una possibilità da sfruttare”, con riferimento all’obiettivo di contenimento del carico aerodinamico perseguito dai regolamenti, in una fase tecnica che vedrà le gomme Pirelli invariate per 3 stagioni, a fronte di un costante sviluppo delle monoposto e incremento delle prestazioni.

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Leclerc, a Monza, ha professato piena fiducia nel gruppo attuale di tecnici, una difesa a spada tratta delle donne e uomini Ferrari ribadita da Binotto: “Perché sono quelli che negli ultimi 5 anni si sono avvicinati di più alla Mercedes, arrivando a lottare per il mondiale.

(…) C’è sempre voglia di inserire nuovi elementi”.

La dirigenza c'è, cambiano i modi

Nel dopo-Marchionne, a cambiare è stato anche il modo della dirigenza di palesarsi pubblicamente. Voci che non sono mancate dopo l’incidente tra le due Rosse a Interlagos lo scorso anno, fino parole del presidente arrivate nelle scorse settimane, a indicare i tempi (lunghi) del recupero. Binotto assicura sul continuo contatto con Camilleri ed Elkann, non c’è alcuna distanza dice ed è diverso lo stile della leadership.

Il momento sportivo vissuto dalla Ferrari inevitabilmente ha portato il nome del team principal al centro della critica, un Binotto che si è sentito a rischio? “Onestamente mai, perché so di avere il supporto dei miei responsabili. Però mi sono messo in discussione da solo, ho riflettuto se posso essere adatto al ruolo di team principal.

Avrei potuto far meglio in alcune aree, per esempio la riorganizzazione tecnica si poteva fare prima. Ma credo che i miei 25 anni in F1 e la conoscenza di quest’azienda siano elementi chiave per far bene in questo mestiere”.

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