Red Bull, con Helmut Marko, ha recriminato sulle scelte fatte in Bahrain, scelte strategiche in gara diverse da Mercedes, che con l'undercut provato al primo pit-stop e la decisione di sfruttare la gomma dura sui due stint successivi, ha costruito la vittoria di Hamilton.

È James Allison, nel consueto debrief post-Gran Premio, che spiega i vantaggi avuti dalla gomma dura rispetto alla gomma media e il perché in Mercedes hanno optato per la tattica poi vincente. 

Durata batte tempo sul giro

"La gomma media, a parità di condizioni, è leggermente più veloce su un certo numero di giri, però muore presto. Andrà a degradare e produrrà un crollo più in fretta della gomma dura, che è un filo più lenta ma può dirsi a prova di bomba per un gran numero di giri.

Sono due caratteristiche che offrono diverse opzioni, abbiamo valutato e dobbiamo ricordare che abbiamo corso appena pochi mesi fa, nel 2020, su questa pista; la differenza di ritmo tra gomma dura e media sapevamo essere sufficientemente ridotta da farci valutare la durata superiore rispetto alla sfumatura di ritmo aggiore che dava la gomma media.

Volevamo usare quella vita extra della gomma per metterci in una posizione dalla quale avremmo potuto azzardare fino a quando abbiamo fatto i nostri pit-stop. Sappiamo che il Bahrain è tra le piste con l'undercut più forte, devi stare appena entro di 2" dalla macchina davanti e se ti fermi un giro prima allora riesci a passare davanti", spiega il direttore tecnico.

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Red Bull, le gomme medie e l'undercut

La possibilità di trasformare la strategia in una su tre pit-stop non è mai stata in gioco, perché molto più lenta rispetto ai due pit-stop. Piuttosto, tutto è ruotato sullo stint lungo conclusivo, su gomma dura.

"Se sei con gomma media, con qualcuno alle tue spalle e temi che andrà a fare l'undercut, ma sai solo che hai gomme medie a disposizione, allora sei nervoso all'idea di rientrare troppo presto al box per il pit, perché sai che le tue gomme faranno fatica se dovranno fare uno stint troppo lungo", dice Allison riferendosi alla condizione in cui si è trovata Red Bull.

Bottas, errore umano al pit

Scelta vincente di Mercedes, che ha ribaltato l'esito della corsa. In uno scenario ideale, anche Valtteri Bottas avrebbe potuto costruire una minaccia su Verstappen, con il pit-stop poi andato male per un errore dell'uomo della pistola. Avrebbe esposto Max all'ulteriore dilemma di un rientro per coprire l'undercut anche su Valtteri o restare a rischio sorpasso - come indicavano le simulazioni Mercedes - in una fase successiva.

L'editoriale del direttore: E alla fine vince Hamilton

A Bottas è risultato "fatale" l'errore nella fase di estrazione del dado, con un movimento di estrazione della pistola da parte del meccanico anticipato, che ha spanato parte della testa del dado. Nel provare a ripetere l'operazione, il tempo perso è stato dovuto all'automatismo che avvita il dado al secondo innesto anziché svitare. Pit-stop lento e addio alle ambizioni di mettere pressione ulteriore su Verstappen.

Previsioni sull'esito finale inutili

Pressione che si è ritrovato addosso Hamilton nel finale, sulla quale Allison aggiunge: "È stata una delle esperienze più avvincenti che abbia mai vissuto in pista.

Abbiamo ogni tipo di strumento per fare delle previsioni, ci dicono come si stanno consumando le gomme, qual è la probabilità di conservare la posizione, di perderla, abbiamo il monitor del tempi, la tv. Tutti questi strumenti non sono stati d'aiuto, davano previsioni che cambiavano ogni 2-3 secondi, davano Lewis vincente, poi cambiavano, ma onestamente non serviva il software per sapere quanto sarebbe stata serrata e tutti abbiamo trattenuto il respiro e incrociate le dita, sperando che Lewis ce l'avrebbe fatta".